La cometa che sterminò i dinosauri non ha cancellato le specie d’acqua dolce

L’impatto cosmico che ha concluso l’era dei dinosauri ha ucciso molte creature viventi sulla terra e nel mare, ma gli scienziati hanno scoperto, cosa sconcertante, che la vita nelle acque dolci è in gran parte sfuggita a questo destino.

Ora una nuova ricerca, dettagliato sulla rete l’11 luglio sul Journal of Geophysical Research-Biogeosciences, suggerisce che la vita nelle acque dolci è sopravvissuta all’estinzione perché queste creature erano più adatte a sopportare i rapidi cambiamenti nel loro ambiente, il che li ha aiutati a sopravvivere alla crisi seguita alla catastrofe.
L’estinzione di massa che gli scienziati hanno studiato (anche perchè è la più recente e la più familiare) è nota come l’evento KT o, più recentemente, l’evento K-Pg. Il disastro, che ha ucciso quasi il 75 per cento di tutte le specie sulla Terra, inclusi tutti i dinosauri, fatta eccezione per gli uccelli, è stata apparentemente innescata da un impatto cosmico che si è verificato in quello che oggi è il Golfo del Messico circa 65 milioni di anni fa.

Una precedente ricerca ha suggerito che, mentre la vita marina è stata devastata da questa estinzione di massa, gli organismi d’acqua dolce hanno subito tassi di estinzione relativamente bassi. Ora i ricercatori suggeriscono che il segreto della loro sopravvivenza potrebbe essere stata la variabilità delle forme di vita d’acqua dolce.

Dammi un rifugio.
L’acqua avrebbe fornito un rifugio per la vita in fiumi e laghi, così come fecero i mari e gli oceani, proteggendola dalla esplosione iniziale e del calore dell’impatto cosmico. Tuttavia, l’enorme potenza della  collisione  provocò estesi incendi sulla superficie della Terra, oscurando il cielo con polvere e cenere che raffreddarono il pianeta. Il risultante “inverno da impatto e la mancanza di luce solare avrebbero paralizzato le catene alimentari sia nell’acqua dolce che in quella marina uccidendo i microscopici organismi fotosintetici conosciuti come fitoplancton, che sono alla base delle catene alimentari marina e di acqua dolce.

Curiosamente, le comunità marine sono state devastate da un’estinzione di massa, perdendo il 50 per cento delle specie, mentre il geofisico Douglas Robertson, dell’Università del Colorado a Boulder, e i suoi colleghi, esaminando un database di fossili del Nord America occidentale, hanno  scoperto che le comunità d’acqua dolce sono sopravvissute relativamente indenni, perdendo solo circa il 10 percento delle loro specie.

I ricercatori hanno notato che gli organismi d’acqua dolce, a differenza di quelli marini, sono abituati ai periodi di gelo annuali. In questi periodi il ghiaccio superficiale sulle acque interne, limita drasticamente la fornitura di ossigeno. Per questo motivo, le comunità di acqua dolce avrebbero sopportato meglio i bassi livelli di ossigeno in seguito alla morte della vita fotosintetica a seguito di uninverno da impatto”. (Il fitoplancton genera praticamente tutto l’ossigeno dell’atmosfera, e ha bisogno di luce per vivere, e l’inverno da impatto avrebbe ridotto notevolmente la quantità di luce solare che raggiungeva la Terra.)
Inverno da impatto.
Le acque interne potrebbero anche aver beneficiato di afflussi ingenti di sostanze nutritive da infiltrazioni d’acqua provenienti dal terreno per via della cariche di materia organica in decomposizione. Inoltre, le acque sotterranee calde potrebbero aver fornito una certa quantità di prezioso calore all’acqua dolce, raffreddata dall’inverno artificiale. Al contrario, le coste marine potrebbero anche aver avuto qualche beneficio dalle acque sotterranee calde, ma la stragrande maggioranza del mare no.

Inoltre, molti organismi di acqua dolce possono andare in ibernazione, comprese le uova e gli adulti sepolti nel fango. Questo avrebbe consentito loro di attendere il ritorno di condizioni più favorevoli.

Tutti questi adattamenti possono aver contribuito a favorire la vita d’acqua dolce per il periodo che va da sei mesi a due anni che sarebbe trascorso fino a quando il cielo si schiarì e finì l‘inverno da impatto. Anche se l’evento ha probabilmente ucciso molti organismi di acqua dolce, per sopravvivere una specie necessita solo di un piccolo numero di individui che sopravvivono, un minimo assoluto di due individui al limite estremo, ha detto Robertson a LiveScience. Guardate quello che un paio di conigli sono stati in grado di fare in Australia in pochi decenni. I conigli, portati in Australia come alimento nel 18° secolo, sciamarono in maniera incontrollata in tutto il continente, diventando miliardi.


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