Indizi derivati dalle deiezioni del plancton potrebbero aiutare nelle previsioni climatiche

Gli scienziati del UK’s National Oceanography Center (NOC) stanno cercando di smascherare la  ‘zona d’ombra’ dell’oceano – l’area compresa tra 100 e 1.000 metri di profondità, dove una piccola quantità di luce del sole può ancora penetrare.
Questa zona si è rivelata particolarmente difficile da studiare per i ricercatori, perchè gli strumenti scientifici sono generalmente progettati per o depositarsi sul fondo dell’oceano o galleggiare sulla superficie. Ma questa regione sfuggente brulica di vita oceanica che gioca un ruolo chiave nel mantenere i livelli di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera del 30 per cento inferiore a quello che altrimenti sarebbe secondo gli scienziati dal NOC.
Proprio come le piante nel vostro giardino, il fitoplancton – le piante e alghe marine – assorbono l’anidride carbonica dall’atmosfera. La differenza è che quando questi vegetali muoiono possono andare giù nel profondo oceano. Inoltre l’oceano profondo, naturalmente, non viene in contatto con l’aria e quindi questa CO2 viene catturata e conservata per lunghi periodi di tempo“, ha detto il biochimico oceanico Dr. Stephanie Henson alla Reuters, aggiungendo che la comprensione di quali processi sono coinvolti nel trasporto del carbonio in mare potrebbe portare a migliori previsioni per quanto riguarda il cambiamento ambientale globale.
Il professor Richard Sanders sta conducendo un progetto per sviluppare uno strumento scientifico in grado di raccogliere campioni di questi organismi. Presso la sede NOC a Southampton, Sanders e il suo team stanno testando un dispositivo che hanno chiamato PELAGRA, o ‘pelagic lagrangian sediment trap’ (trappola per sedimenti pelagici lagrangiani).
Questo dispositivo è specificamente progettato per attaccare e saggiare la parte chiave sconosciuta dell’oceano; noi la chiamiamo la ‘zona d’ombra’, dove c’è solo un po’ di luce. Ciò che fa il dispositivo è campionare ad una profondità compresa tra circa 50 e 500 metri, che è il luogo dove c’è più azione. C’è molto materiale che affonda e ci sono un sacco di organismi che vi abitano e mangiano. E quello che vogliamo sapere è quello che in realtà stanno facendo. Ciò che questo dispositivo è in grado di fare è campionare il flusso a diverse profondità in questo intervallo di 50-500 metri, in modo da poter capire cosa gli organismi che vi abitano stanno facendo di preciso“, ha spiegato Sanders.
Le trappole del PELAGRA aiuteranno gli scienziati a calcolare il carbonio che entra nei oceani fornendo un campione del volume di sedimento che affonda in un dato periodo di tempo. Conosciuto come ‘neve marina’ per il suo aspetto mentre cade attraverso l’oceano, questo sedimento è composto da scaglie di detriti marini – piante morte e plancton animale – e le feci del plancton.
La neve marina è composta da fitoplancton morto che forma dei ciuffi fino a formare dei fiocchi che diventano poi abbastanza pesanti per sprofondare nell’oceano profondo. Può anche essere formata da piccoli animali che mangiano le alghe e poi defecano il carbonio, quindi i loro pellet fecali sono molto pesanti e precipitano fino al fondo dell’oceano, portando con se un sacco di carbonio“, ha detto Henson.
Ha aggiunto anche che gli scienziati sanno che la neve marina è un meccanismo per eliminare carbonio dall’atmosfera e intrappolarlo giù nelle profondità oceaniche da circa 50 anni, ma è solo di recente che la tecnologia si è evoluta ad un livello tale da consentire misurazioni accurate.
Ma la costruzione di uno strumento scientifico in grado di raccogliere efficacemente campioni di neve marina ha presentato un gran numero di sfide per la squadra di Sanders, che ha dovuto costruire un dispositivo di 100 kg come il PELAGRA capace di andare alla deriva nella ‘zona d’ombra’ senza affondare o emergere in superficie.
Se siamo in grado di ottenere la densità giusta per questo strumento, esso si manterrà stabile senza affondare né galleggiare. Ora, è facile da dire, ma in realtà è una sfida considerevole da vincere… Pesa circa 100 chilogrammi e dobbiamo bilanciarne la zavorra con un margine di circa un grammo. Questa è una sfida considerevole. Il modo in cui lo facciamo è mettendolo in vasche d’acqua… con l’aggiunta di pesi fino a quando affonda; a quel punto sappiamo che ha la stessa densità dell’acqua in cui è posto“, ha affermato Sanders.
La squadra si prepara a intraprendere due missioni a sud dell’Oceano Atlantico, nel tentativo di capire perché la neve marina è più diffusa in alcune aree rispetto ad altre e di raccogliere abbastanza campioni per determinare quanto essa sia importante nella rimozione di CO2 dall’aria. La ricerca, ha detto Henson, porterà anche a modelli climatici computerizzati più avanzati in grado di predire in modo più accurato i futuri cambiamenti climatici.
Questo nuovo progetto a cui stiamo lavorando ci aiuterà a capire che cosa controlla, quando e dove questa neve marina si forma, quanto carbonio porta giù con se’ nel profondo oceano e, in ultima analisi, con i dati che abbiamo raccolto, stiamo andando a costruire nuovi modelli che ci aiuteranno a meglio prevedere lo stoccaggio del carbonio nell’oceano e il suo impatto sul clima.

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