Un pigmento blu trovato su dei denti medievali rivela l’esistenza segreta di donne scriba

L’analisi dei denti umani è diventata sempre più importante nell’archeologia moderna. La recente scoperta di una serie di denti in un monastero tedesco sta rivoluzionando la nostra comprensione delle donne nella vita religiosa di circa nove secoli fa. Sta inoltre cambiando la nostra comprensione del ruolo delle monache nella produzione di manoscritti miniati, forse la più importante forma d’arte religiosa del Medioevo.

Un gruppo di esperti ha lavorato sul sito di un convento o monastero, in rovina da molto tempo, situato a Dalheim, in Germania. Questo sito fu occupato dal 10° al 14° secolo ma fu raso al suolo durante una guerra civile e non ne rimane nulla se non le sue fondamenta e un piccolo cimitero. Il monastero è “conosciuto solo per una manciata di frammenti di testo che lo citano di sfuggita“, secondo la National Public Radio.

 

Il convento in rovina
Il team dell’Università di York ha trovato lo scheletro di una donna nel cimitero mentre studiava la salute degli individui che abitavano questi luoghi durante il Medioevo. Aveva un’età compresa tra i 40 e i 60 anni, che in quel periodo sarebbe stata considerata un’età veneranda, ed era quasi certamente una suora. In base ad un’analisi dei resti della presunta suora, si deduce che probabilmente morì nell’ultima decade del X secolo o all’inizio dell’XI secolo. Il suo scheletro suggerirebbe che non si è mai impegnata in un duro lavoro fisico ed era membro degli strati più alti della società – in effetti in quel periodo molte suore provenivano dall’aristocrazia. Poi gli esperti hanno scoperto qualcosa di molto insolito, hanno trovato tracce di vernice blu sui suoi denti.

Macchie blu sui denti
L’analisi ha rilevato che le macchie blu erano di “blu oltremare, un raro pigmento ottenuto da pietre di lapislazzuli“, riporta la CNN. Questa è stata una scoperta sorprendente poiché questo pigmento era molto costoso in quell’epoca ed era “raro e costoso come l’oro“, secondo uno studio di Science Advances Magazine. Veniva usato solo nella produzione di opere artistiche per l’élite e in particolare per l’arte religiosa, e la maggior parte degli artisti non poteva permetterselo nemmeno nel Rinascimento. Questo pigmento era usato in particolare nella produzione di manoscritti miniati in quel periodo, ed era costituito da pietre frantumate che arrivavano anche dai mercati del lontano Afghanistan.

Una suora che era anche uno scriba
Sembra che la donna morta fosse probabilmente un’artista che leccava la punta del pennello che era stato immerso nel raro pigmento. Questa abitudine, anche oggi comune tra molti pittori, è la spiegazione più probabile per le caratteristiche macchie blu sui denti della donna. C’è anche la possibilità che venisse consumato per motivi medici, ma questo è stato ampiamente smentito.

Un manoscritto miniato era un libro riccamente illustrato con immagini, simboli e miniature. Erano progettati per descrivere il contenuto di un testo molto importante dato che la maggior parte delle persone all’epoca erano analfabete. La produzione di questi libri era molto lunga e costosa. Il colore era essenziale nella produzione di queste opere e l’oro veniva usato frequentemente, così come i pigmenti costosi come il blu oltremare.

I manoscritti più illuminati erano di carattere religioso e realizzati da scribi professionisti che erano in genere membri di ordini religiosi. La scoperta indicherebbe che le suore e le donne in generale erano più attive nella produzione dei preziosi manoscritti miniati di quanto si pensasse in precedenza. La BBC riferisce che “si credeva che meno dell’1% dei libri potesse essere attribuito a loro prima del dodicesimo secolo” e che la maggior parte degli scribi fossero monaci maschi.

Tuttavia, ci sono prove crescenti che molte più donne di quanto si pensasse in precedenza erano scribi. Molte artiste non avrebbero autografato il loro lavoro in quanto contrario alle credenze riguardanti l’umiltà cristiana. La scoperta delle macchie blu su questi denti fornisce ulteriori prove del fatto che le suore erano molto importanti nell’arte medievale.

Cresce il riconoscimento di artisti donne nel  medioevo

La comunità di suore abitanti sul sito non era mai stata grande, solo circa 15 o venti persone. Sembrava che avessero le risorse per acquistare quello che sarebbe stato un materiale artistico molto costoso. Ciò dimostrerebbe che i conventi ricevevano un massiccio sostegno dall’élite locale e che erano potenti nella società locale.

È anche probabile che, vista la dimensione della comunità, la donna fosse probabilmente l’unico scriba. L’artista sconosciuta ha creato il pigmento blu oltremare, tipico della produzione artistica fino ai tempi moderni. Lo scriba avrebbe lavorato per conto proprio in una stanza del convento nota come scriptorium e prodotto prodigiosamente libri bellissimi per la comunità e per i mecenati locali dell’aristocrazia. Purtroppo, nessuna opera dell’arte di queste donne è sopravvissuta e molto probabilmente è stata bruciata nell’incendio che ha distrutto il monastero nel 1300.

Alcune chiazze blu trovate su una serie di denti stanno sfidando le nostre supposizioni sulle donne e sulla vita religiosa nel 10° secolo. Indica che gli ordini religiosi femminili e i monasteri erano centri molto importanti e significativi nella produzione artistica. Inoltre, la vecchia visione secondo cui solo i monaci maschi producevano le opere non è più sostenibile e il ruolo delle donne nel lavoro medievale deve essere rivalutato.

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