Cosa usavano le persone prima che la carta igienica fosse inventata?

All’inizio della pandemia di COVID-19, la carta igienica era difficile da trovare quasi quanto i dispositivi di protezione individuale. Sebbene la carta igienica esistita nel mondo occidentale almeno dal XVI secolo d.C. e in Cina dal II secolo a.C., miliardi di persone non la usano nemmeno oggi. In passato, la carta igienica era ancora più scarsa.

Quindi cosa usavano gli antichi umani per pulirsi dopo essere andati in bagno?

Può essere difficile dirlo usando la documentazione archeologica, ha detto Susan Morrison, professoressa di letteratura medievale alla Texas State University e autrice del libro “Excrement in the Middle Ages; Sacred Filth and Chaucer’s Fecopoetics” (Palgrave Macmillan, 2008). “La maggior parte del materiale non è a nostra disposizione per uno studio perché era organico ed è semplicemente scomparso“, ha detto la Morrison a WordsSideKick.com. Tuttavia, gli esperti sono stati in grado di recuperare alcuni campioni, inclusi alcuni con tracce di feci, e raffigurazioni dei precursori della carta igienica nell’arte e nella letteratura.


Nel corso della storia, le persone hanno usato di tutto, dalle proprie mani alle pannocchie di mais, alla neve per ripulirsi dopo i movimenti intestinali. Uno dei materiali più antichi registrati per questo scopo è il bastoncino igienico, il cui uso risale alla Cina di 2000 anni fa, è quanto riporta uno studio del 2016 del Journal of Archaeological Science. I bastoncini igienici, chiamati anche fogli di bambù, erano bastoncini di legno o bambù avvolti in un panno.

Durante il periodo greco-romano, dal 332 a.C. fino al 642 d.C., i Greci e i Romani probabilmente pulivano i loro deretani con un altro tipo di bastone chiamato tersorio. Questo aveva una spugna a un’estremità e veniva lasciato nei bagni pubblici per uso comune. Alcuni studiosi però sostengono che il tersorio potrebbe non essere stato usato dalle persone per pulirisi, ma dagli schiavi per pulire i bagni in cui le persone defecavano. Si pensa che le persone pulissero il tersorio dopo l’uso immegendolo in un secchio di acqua salata o aceto o immergendolo nell’acqua corrente che scorreva sotto i sedili dei water .

Greci e Romani si pulivano anche con pezzi di ceramica arrotondati di forma di ovale o rotonda, chiamati pessoi. Gli archeologi hanno trovato reliquie di pessoi con tracce di feci su di esse, e un’antica coppa di vino mostra un uomo che si pulisce il sedere con i pessoi. I greci potrebbero anche essersi puliti con gli ostraka, pezzi di ceramica con sopra inscritto il nome dei loro nemici dopo aver votato per ostracizzarli. Dopo il voto, probabilmente coprivano con le loro feci i nomi dei nemici. Tuttavia, secondo il sito BMJ, questi materiali ceramici potevano danneggiare i sederi nel tempo, causando irritazione alla pelle e la fuoriuscita delle emorroidi.

In Giappone nell’ottavo secolo d.C., le persone usavano un altro tipo di bastone di legno chiamato chuugi per pulire sia l’esterno che l’interno dell’ano, introducendo letteralmente un bastoncino tra le natiche.

Sebbene i bastoncini siano stati popolari per pulire l’ano nel corso della storia, gli antichi si pulivano con molti altri materiali, come acqua, foglie, erba, pietre, pellicce di animali e conchiglie. Nel Medioevo, ha aggiunto la dott. Morrison, le persone usavano anche muschio, carice, fieno, paglia e pezzi di stoffa.

La gente usava così tanti materiali che un romanziere francese, François Rabelais, scrisse una poesia satirica sull’argomento nel XVI secolo. La sua poesia ha dato la prima menzione della carta igienica nel mondo occidentale, ma l’ha definita inefficace. Rabelais invece concluse che un collo d’oca fosse l’opzione migliore. Anche se Rabelais stava scherzando, “le piume funzionerebbero come qualsiasi cosa organica“, ci ha detto la Morrison.

Certo, anche oggi la carta igienica non è utilizzata universalmente. Ad esempio, il notiziario australiano SBS Punjabi ha scherzosamente preso in giro gli occidentali alla disperata ricerca di carta igienica all’inizio della pandemia, esortandoli a “lavarsi non asciugarsi” con un getto d’acqua delicato.

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