Perché i gatti hanno delle piccole tasche sulle orecchie?

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Nel tempo, l’evoluzione ha modellato l’anatomia di diversi animali, scartando le caratteristiche non necessarie e perfezionandone altre che, in una specie particolare, aiutano a sopravvivere. I gatti hanno una curiosa caratteristica anatomica: una piccola tasca a forma di marsupio alla base delle orecchie che ha un nome elegante, ma qual è la sua funzione? Continua a leggere

Perchè siamo così fissati nel voler far rivivere il mammut lanoso?

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Quando si tratta di riportare indietro una creatura estinta, spesso pensiamo per primi ai dinosauri.

Per gli scienziati, tuttavia, l’animale che potrebbe tornare nella terra dei vivi non è il T. rex ma il Mammuthus primigenius, altrimenti noto come mammut lanoso.

Queste bestie pelose si estinsero circa 10.000 anni fa, ma per gran parte dell’ultimo decennio sono stati fatti passi da gigante per far rivivere, in qualche modo, il mammut lanoso. La possibilità di riportare indietro il mammut lanoso ha persino reso onore alla copertina del National Geographic, con un’illustrazione dell’animale che, insieme ad altri, escono da un becher.

Ma perché gli scienziati sono concentrati sulla clonazione del mammut lanoso? E dovremmo farlo in primo luogo?

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Perché l’intensità dei terremoti si misura con la scala di Richter?

La scala Richter, in uso per misurare la potenza dei terremoti fu ideata nel 1935 dal fisico USA Charles Francis Richter (1900-1985) in collaborazione con Beno Gutenberg (1889-1960), entrambi del California Institute of Technology. Diversamente dalla scala Mercalli, usata fino a metà del XX secolo e basata sulla percezione umana del fenomeno e sui danni ai manufatti, la Richter misura l’energia sprigionata dal sisma con calcolo matematico che ha come grandezza la magnitudo, basata sull’ampiezza delle onde sismiche registrate dai sismografi.

La scala era stata originariamente studiata solo per essere usata in una particolare area della California e solo su sismogrammi registrati da un particolare modello di sismografo: quello a torsione di Wood-Anderson.

La scala va da 0 a 10, grado di intensità finora mai misurato. La massima potenza finora registrata strumentalmente è di 9.5 scatenata dal terremoto cileno del 1960.

Perché si dice “conclave”?

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Il termine “conclave” dal latino cum e clavis, “luogo chiuso a chiave”, si riferisce al luogo in cui i Cardinali sono rinchiusi per eleggere il Papa, oggi la cappella Sistina. Il motivo di questo nome risale al 1268. Dopo la morte di Papa Clemente IV, la città di Viterbo fu sede dell’elezione papale. Dal momento che dopo 18 mesi i Cardinali non riuscivano ad eleggere un Papa, la comunità viterbese inferocita rinchiuse i Cardinali nel palazzo vescovile, li mise a pane ed acqua e scoperchiò il tetto. Nonostante queste condizioni, poi ridotte, i porporati impiegarono ben 1006 giorni per eleggere Papa Gregorio X nel 1271. Quest’ultimo stabilì poi regole ferree per i Cardinali elettori allo scopo di accelerare il più possibile le successive elezioni.
Tuttavia il primo Pontefice eletto cum clave fu papa Gelasio II, eletto il 24 gennaio 1118 all’unanimità dei cardinali riuniti nel Monastero di San Sebastiano sul Palatino, luogo segreto e chiuso al pubblico scelto appositamente per evitare interferenze esterne sulla scelta del successore di Pietro (si era in piena lotta per le investiture).
Il giorno fissato per l’inizio del conclave, tutti i cardinali si riuniscono nella basilica di San Pietro dove celebrano la Missa Pro eligendo Romano Pontifice. Il pomeriggio stesso i cardinali elettori in abito corale si recano in processione cantando il Veni Creator, dalla Cappella Paolina verso la Cappella Sistina, dove, nei giorni dell’interregno, sono stati allestiti i banchi per la votazione nel coro, è stata eseguita la bonifica da qualsiasi mezzo audiovisivo o di trasmissione all’esterno, ed è stata montata la stufa nella quale verranno bruciati appunti e voti degli elettori e verrà dato, attraverso i segnali di fumo, una fumata nera per ogni avvenuta votazione, fino a quando non verrà raggiunto il quorum previsto, che è indicato all’esterno con una fumata bianca.

Perchè si dice “mettere all’indice”?

Mettere all’indice vuol dire condannare moralmente, emarginare, bandire dalla società. Il riferimento del modo di dire è a “L’indice dei libri proibiti” (in latino “Index librorum prohibitorum”), un elenco di pubblicazioni la cui diffusione e lettura era vietata dalla Chiesa Cattolica. L’indice fu creato nel 1558 ad opera della Congregazione della Sacra Romana e Universale Inquisizione (della anche Sant’Uffizio) e in varie versioni rimase in essere fino al 1966 quando fu soppresso in seguito alla riforma di organizzazione ecclesiastica sancita dal Concilio Vaticano II.

Breve storia.
Tra i compiti del Sant’Uffizio, istituito da papa Paolo III nel 1542, era compresa la vigilanza e la soppressione dei libri eretici, compito affidato a una commissione di cardinali e collaboratori. Sotto papa Paolo IV, venne pubblicato un indice dei libri e degli autori proibiti, detto “Indice Paolino”, redatto dall’Inquisizione e promulgato con un suo decreto, affisso a Roma il 30 dicembre 1558. Il decreto dell’Inquisizione romana prescriveva, pena la scomunica, «Che nessuno osi ancora scrivere, pubblicare, stampare o far stampare, vendere, comprare, dare in prestito, in dono o con qualsiasi altro pretesto, ricevere, tenere con sé, conservare o far conservare qualsiasi dei libri scritti e elencati in questo Indice del Sant’Uffizio». L’elenco dei libri proibiti comprendeva l’intera opera degli scrittori non cattolici, compresi i testi non di carattere religioso, altri 126 titoli di 117 autori, di cui non veniva tuttavia condannata l’intera opera, e 332 opere anonime.
Vi erano inoltre elencate 45 edizioni proibite della Bibbia, oltre a tutte le Bibbie nelle lingue volgari, in particolare le traduzioni tedesche, francesi, spagnole, italiane, inglesi e fiamminghe. Veniva condannata l’intera produzione di 61 tipografi (prevalentemente svizzeri e tedeschi): erano proibiti tutti i libri che uscivano dai loro torchi, anche riguardanti argomenti non religiosi, in qualsiasi lingua e da qualsiasi autore fossero scritti; questa disposizione aveva l’obiettivo di dissuadere gli editori di autori protestanti di lingua tedesca. Infine si proibivano intere categorie di libri, come quelli di astrologia o di magia, mentre le traduzioni della Bibbia in volgare potevano essere lette solo su specifica licenza, concessa solo a chi conoscesse il latino e non alle donne.
Lo scopo dell’elenco era quello di ostacolare la possibile contaminazione della fede e la corruzione morale attraverso la lettura di scritti il cui contenuto veniva considerato dall’autorità ecclesiastica non corretto sul piano strettamente teologico, se non addirittura immorale.
L’indice nei suoi quattro secoli di vita venne aggiornato almeno venti volte (l’ultima nel 1948) e fu abolito in seguito alle riforme del Concilio Vaticano II, nel 1966, sotto papa Paolo VI. Solo l’Opus Dei, prelatura personale della Chiesa Cattolica, mantiene in vigore, una sorta di Indice sotto forma di semplice guida bibliografica.