Cosa fa il veleno di vipera al sangue umano?

Potrebbe sorprendere molti di voi sapere che circa l’85% dei serpenti di tutto il mondo non sono velenosi. In realtà, delle 2.700 specie conosciute di serpenti, solo circa 30 di loro sono un pericolo per l’uomo. Data l’entità del danno che un morso di serpente può infliggere però, non è sorprendente che quelli pericolosi diano anche agli altri una cattiva reputazione.

Prendete la Vipera di Russell: una vipera del Vecchio Mondo che si trova in tutta l’India e nei paesi limitrofi. Ogni anno, le Vipere di Russell sono responsabili di migliaia di morti. Sebbene ci sia un antidoto efficace a disposizione nella regione, la povertà diffusa e il fatto che la maggior parte dei morsi avvengono in aree rurali, significa che non tutte le vittime sono in grado di riceverlo.

Immediatamente, al momento del morso, si sente un forte dolore nella zona, il sangue comincia a salire in bocca in pochi minuti e la pressione sanguigna scende. La pelle e i muscoli vicino al morso possono iniziare a diventare necrotici. In quasi un terzo dei casi non trattati, può insogere una coagulazione intravascolare disseminata (coaguli di sangue diffusi) che causa insufficienza renale e di altri organi, e può infine provocare la morte.

I ricercatori sono interessati a raccogliere veleno di vipera per lo sviluppo di antiveleni e hanno anche la speranza di utilizzare le proprietà di coagulazione del veleno per sviluppare farmaci per pazienti traumatizzati e per evitare nei pazienti chirurgici forti sanguinamenti.

Fonte

Animali velenosi – Taipan

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Taipan (Oxyuranus spp.) è il nome di alcune specie di serpenti australiani molto veloci, lunghi più di 3 metri e molto velenosi.
Una di queste specie è il Taipan dell’interno (Oxyuranus microlepidotus) che è una delle specie di serpenti con il veleno più tossico del mondo: con un solo morso potrebbe uccidere fino a 250.000 topi (il suo alimento principale), che in proporzione equivale a 100 uomini o a 2 elefanti. Si ritiene che sia 7 volte più velenoso del serpente a sonagli e 50 volte più velenoso del cobra.
Vive in aree dell’Australia poco popolate ed è un animale riservato che morde solo se si sente minacciato o durante il periodo della riproduzione, quando diventa più aggressivo. 
E’ in competizione con un altro serpente australiano, il Serpente bruno reale (Pseudechis australis) che sta’ facendo declinare il numero dei Taipan al punto che nelle zone dove è presente in gran numero il Serpente bruno reale, il Taipan è quasi assente.
Le persone che sono state morse da questo serpente erano ricercatori o privati che detenevano in cattività questi animali o cacciatori di serpenti che lo stavano cercando nel suo ambiente.
Anche se il Taipan è un animale timido, quando minacciato morde e il dolore è subitaneo e molto intenso, perché il morso ha una forza notevole ed è molto efficace per via dei suoi denti lunghi un centimetro e mezzo. Nel giro di qualche minuto, compare il gonfiore. A questo si accompagnano, dopo circa un quarto d’ora dal morso, i primi sintomi: mal di testa e nausea, a questi seguono vomito e dolori addominali, diarrea e confusione.
Poi si perde progressivamente il controllo degli arti via via più insensibili, quindi si rimane paralizzati.
Il veleno danneggia il cuore, ma questo non è molto frequente. Più facilemente si può soffocare, quando la paralisi muscolare raggiunge i polmoni, oppure potrebbero venir danneggiati i reni. Inoltre il sangue perde la capacità di coagulare.
 
Altra specie di Taipan è il Taipan Comune (Oxyuranus scutellatus) che pur essendo meno velenoso del cugino dell’interno è pur sempre il terzo serpente più velenoso al mondo. Ultimo della specie è il Taipan litoraneo (Oxyuranus scutellatus scutellatus).

Animali velenosi – Rana dorata

Rana dorata (Phyllobates terribilis)

La Rana dorata, o rana freccia, è un grazioso anfibio originario della foreste pluviali delle Ande occidentali colombiane. Il suo colore così vivido è un avvertimento per i predatori, questa piccola rana, infatti, è molto velenosa.
E’ di dimensioni piccole (45-47 millimetri) e la pelle è di un colore vivo e può avere a volte delle piccole macchie scure. Generalmente è di colore giallo dorato, ma può essere anche arancio o verde tendente al metallizzato.

Una curiosità è il colore delle sue palpebre che è nero, così che la rana sembra avere sempre gli occhi aperti.
Le sue zampe sono munite di dischi adesivi o ventose che le permettono di arrampicarsi sugli alberi.
Si nutre di formiche e termiti o di piccoli invertebrati che trova sul suolo della foresta. Si pensa che il suo veleno derivi da alcuni degli insetti di cui si nutre (che lo deriverebbero a loro volta dalle piante che mangiano) dato che il veleno che secerne non sembra prodotto dal suo corpo. Una prova di questo è il fatto che le rane allevate in cattività sono quasi del tutto innocue. Non è ancora chiaro, però, quale insetto sia il responsabile della sua velenosità e se la rana assorba da essi solo gli alcaloidi che poi trasforma in veleno o direttamente il veleno.
Il veleno viene secreto dalla pelle della rana ed è una batrachotossina, cioè un veleno neurotossico, che interferisce con la trasmissione delle informazioni da parte dei nervi. I muscoli delle vittime restano immobilizzati in stato di contrazione e questo porta insufficienza respiratoria, problemi cardiaci quali fibrillazione (che è una contrazione del muscolo cardiaco fortemente alterata che può portare al suo arresto) o insufficienza cardiaca. 
Il veleno di queste rane viene utilizzato dagli indigeni, che abitano le foreste nelle quali vivono questi anfibi, per avvelenare le punte delle frecce che usano per cacciare (che restano velenose per circa 2 anni), da qui il nome di rana freccia. 
Il veleno di queste rane può sopravvivere per lunghissimo tempo, anche anni, senza alterarsi, anche se viene asportato dalla pelle dell’animale e conservato su un supporto diverso.
Questa rana viene considerata uno degli animali più tossici mai studiati: la sua tossina è molto più tossica del curaro. La quantità di veleno presente sulla pelle di una sola di queste rane, grandi poco più di un pollice umano, è sufficiente ad uccidere 15 persone.

Fonti: La tela nera e wikipedia

Animali velenosi – Vipera di Russell

La Vipera di Russell (Daboia Russeli) è un grosso viperide che può superare il metro e mezzo di lunghezza, ha la testa triangolare e una colorazione di fondo della livrea solitamente brunastra o tendente ad un colore aranciato con tre serie di macchie circolari di colore marrone scuro bordate di nero per la lunghezza del suo corpo.
E’ diffusa in buona parte del Sud-Est Asiatico: Pakistan, India Sri Lanka, Bangladesh, Nepal, ecc. Non ha un habitat specifico anche se evita i boschi fitti e le zone umide come paludi e foreste pluviali. La si trova preferibilmente in zone aperte ma anche in boschetti e piantagioni delle pianure costiere e in collina.

E’ un animale terrestre, attivo soprattutto di notte. Durante le giornate più fredde può però modificare le sue abitudini, diventando più attivo di giorno. La sua dieta è essenzialmente costituita da insetti, piccoli rettili come le lucertole e topi negli esemplari giovani e da mammiferi, topi ed altri piccoli serpenti negli esemplari adulti. I giovani possono essere cannibali.
Questa specie è molto pericolosa per l’uomo, detiene infatti il triste record di animale più velenoso dell’India, dove ogni anno circa 10.000 persone muoiono in seguito al suo morso. Questa specie non è particolarmente aggressiva, tuttavia in genere non avverte il malcapitato della sua presenza (al contrario di serpenti più aggressivi e velenosi come il cobra o il mamba), mordendolo quando questo è inconsapevolmente molto vicino al serpente.
L’elevata mortalità è da attribuirsi, oltre alla scarsa tendenza dell’animale ad allontanarsi, alla convivenza con l’uomo con il quale condivide il territorio e, soprattutto, al fatto che non vengono osservate le più comuni precauzioni; ad esempio, la maggior parte dei contadini di queste zone molto povere non può permettersi di indossare calzature adeguate, e ciò aumenta la loro vulnerabilità, e di conseguenza la mortalità.
Il veleno contiene tossine ad azione emotossica (distrugge i globuli rossi del sangue) e citotossica (danneggia le cellule). Il veleno produce immediatamente un forte dolore nella zona del morso, dopo circa 20 minuti si possono avere emorragie alla bocca, alle gengive. Nei casi più gravi si possono  avere emorragie sistemiche, trombosi, blocco renale (che si verifica in circa il 30% dei morsi non trattati), blocco cardiaco o respiratorio. La morte può avvenire dopo 1-14 giorni e anche oltre.
In caso di sopravvivenza al morso, il veleno può avere gravi conseguenza permanenti come problemi alle ghiandole endocrine del corpo e sterilità. Infatti, secondo uno studio recentemente pubblicato su Lancet, il 29% di coloro che non soccombono al morso della Vipera di Russel sviluppa l’ipopituitarismo, una disfunzione causata dall’improvvisa riduzione nella secrezione di ormoni prodotti dall’ipofisi. 
Le conseguenze sono perdita di barba e peli pubici per gli uomini, delle curve su seno e fianchi per le donne e, per entrambi, la sterilità. Nei casi più gravi il morso di questo rettile può portare fino alla perdita di alcune funzioni cerebrali e alla pazzia. 
La dose di veleno iniettata dall’animale con il morso va da 21 mg fino a 270 mg. In generale 40-70 mg di veleno sono sufficienti ad uccidere un uomo.

Animali velenosi – Caravella portoghese

La Caravella Portoghese (Physalia physalis) può sembrare una medusa ma in realtà è un sifonoforo, una colonia di 4 tipi diversi di polipi altamente specializzati che dipendono l’uno dall’altro per la sopravvivenza.
E’ diffusa nei mari tropicali e sub-tropicali ma la si può trovare anche nel Mediterraneo ma solo nelle zone più calde.
E’ composta da una sacca galleggiante di circa 15 cm che è un organismo e se’ stante cui sono attaccati dei tentacoli lunghi fino a 50 metri costituiti da dei dattilozoidi deputati alla cattura delle prede le quali vengono poi dirette verso i gastrozoidi deputati alla digestione. Della riproduzione si occupano i gonozoidi.

I suoi tentacoli possiedono 10 diversi tipi di veleno e per alcuni di essi non si conosce l’antidoto. In persone particolarmente predisposte possono provocare paralisi o l’arresto cardiaco.
I suoi veleni sono composti da mix di peptidi con attività cardiotossiche e neurotossiche. Una delle tossine isolata è stata chiamata ipnotossina per via delle sua caratteristiche ipnotiche. 
La puntura provoca un dolore lancinante che può provocare la perdita di coscienza. Sulla zona colpita si formano degli eritemi che si coprono di bolle. A questo segue ansia, angoscia, vomito e sensazione di morte imminente. 
Le lesioni generalmente si risolvono con la formazione di cicatrici che possono durare anche mesi, mentre ansia, vomito e gli altri sintomi si risolvono nel giro di pochi giorni. 
Se vengono colpiti gli occhi possono subentrare congiuntiviti anche gravi mentre le ferite possono infettarsi ed andare in necrosi.
Le tossine sono termolabili e a 55° C vengono inattivate.
Suggerimenti
In caso di puntura di questo organismo è meglio evitare bendaggi che incrementano il numero delle nematocisti che si attivano e di conseguenza aumenta la quantità di veleno iniettato.
Evitare il lavaggio con sostanze alcooliche o aceto che invece di ridurre il dolore, come nel caso di puntura di medusa, lo accentuano.
Il rimedio migliore sarebbe usare acqua calda per inattivare le tossine.

Animali velenosi – Vedova nera

La Vedova nera (Latrodectus mactans), è un ragno velenoso del genere Latrodectus che abita nei climi secchi e caldi del continente Americano. 
La Vedova nera ha una cugina meno velenosa, la Malmignatta (Latrodectus tredecimguttatus), che vive anche in Italia.
Il nome della Vedova nera sembra derivare dal termine latino “mactans” che significa uccidere, per via del fatto che si pensa che la femmina di questo ragno uccida il compagno subito dopo l’accoppiamento. Questo atteggiamento, nella realtà, si verifica abbastanza sporadicamente.
Il corpo della Vedova nera è di colore nero, solcato da una macchia rossa a forma di clessidra sul ventre, e raggiunge dimensioni massime di circa 40 mm. L’esemplare maschio ha dimensioni molto inferiori ed un addome molto meno rotondeggiante di quello della femmina, non è velenoso ed è di colore nero con un puntino rosso. La Vedova nera conduce una vita sedentaria, al sicuro nella sua tana, esce soltanto di notte alla ricerca del cibo, soprattutto altri ragni ed insetti.
Una volta catturata la preda, la Vedova nera inocula il suo potente veleno e successivamente gli enzimi digestivi. Una volta che questi hanno fatto effetto aspira i succhi della preda già pre-digerita .
Durante il periodo della riproduzione il maschio prepara una ragnatela imbevuta del suo sperma e se la porta dietro nella sua ricerca di una femmina. Trovata la compagna, il maschio strofina le zampe anteriori per corteggiarla. Dopo l’accoppiamento, talvolta la femmina uccide il maschio.
La femmina depone fino a 100 uova, racchiuse all’interno di una tela chiamata cocoon. Questa sacca viene appesa e, dopo circa 20 giorni, vengono alla luce i piccoli.
La vedova nera è molto diffusa negli Stati Uniti. E’ uno dei ragni più velenosi nonostante le sue piccole dimensioni, ed inietta un veleno neurotossico molto potente ma l’animale generalmente ne inietta una piccola quantità praticamente innocua per l’uomo.  Questo è dovuto anche al fatto che le sue zanne non sono particolarmente potenti. 
I sintomi dell’avvelenamento sono gonfiore, nausea, spasmi muscolari, crampi all’addome e alle gambe. Successivamente subentrano difficoltà alla deglutizione e alla respirazione e se non si somministra l’antidoto si può arrivare ad avere convulsioni e a volte paralisi motoria. In questi casi se le vittime sono molto giovani o anziane possono anche incontrare la morte se non curate tempestivamente. 
I sintomi più severi scompaiono generalmente dopo pochi giorni mentre quelli di minore entità possono rimanere anche per settimane.
Il morso della cugina europea della Vedova Nera, la Malmignatta, provoca pressapoco gli stessi sintomi anche se di minore entità. Generalmente non è pericolosa come la cugina americana, ma nel caso di bambini piccoli o di anziani o di persone fortemente debilitate il suo morso potrebbe diventare pericoloso.

Animali velenosi – Polpo dagli anelli blu

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Polpo dagli anelli blu (Hapalochlaena lunulata)

Si tratta di un polpo dalle dimensioni piuttosto ridotte: il corpo non supera i 5 centimetri di lunghezza, mentre i tentacoli dispiegati arrivano fino a 7. E’ un animale piuttosto timido e ritroso, e sta per gran parte del giorno fra gli anfratti del reef corallino, alla ricerca di piccoli animali da cacciare, come pesciolini e crostacei. 
Può pesare tra i 10 e i 100 grammi ed è di colore marrone. Se viene minacciato, però, sul suo corpo compaiono gli anelli blu che gli danno il nome.

Questo piccolo polpo vive nelle acque tropicali dell’Oceano Pacifico occidentale, in particolare nella barriera corallina australiana. Vive soprattutto nelle baie, nelle lagune e nel reef. Caccia crostacei e pesci di piccole dimensioni. Il suo morso è altamente velenoso e potenzialmente mortale anche per l’uomo, sebbene l’indole di tale mollusco sia sostanzialmente pacifica e timida e difficilmente aggredisce se non infastidito.

Nelle ghiandole salivari del polpo dimorano specie batteriche simbionti le quali sono responsabili della produzione di una tossina altamente velenosa, la tetrodotossina (veleno presente anche nei pesci palla), una neurotossina che uccide provocando la paralisi progressiva della muscolatura volontaria.

La potenza di questo veleno è enorme: cento volte quello di un cobra. La Tetrodotossina è 100 volte più tossica rispetto al cianuro di potassio. Un milligrammo di tetrodotossina è sufficiente ad uccidere una persona (quantità che può essere contenuta nella capocchia di uno spillo). Il suo becco, poi, è così affilato che può penetrare una muta.

Il primo effetto del veleno è un forte senso di nausea, seguito dall’offuscamento della vista; in meno di un minuto si diventa ciechi per via del fatto che le pupille si dilatano completamente e così rimangono, fisse.
Poi, si perde ogni sensazione tattile, e la gola si intorpidisce fino a impedire alla vittima di deglutire o parlare. 
Ci vogliono circa tre minuti perché la paralisi sia generalizzata, e si blocchi il diaframma impedendo la respirazione naturale, causando quindi in breve tempo la morte per asfissia e conseguente arresto cardiaco.
Durante il processo si rimane comunque consci. Molti di coloro che sono sopravvissuti hanno raccontato della sensazione di terrore provata nell’essere vivi e consapevoli di quanto sta accadendo, senza potersi muovere o parlare e senza vedere nulla, ma udendo le persone attorno darli per morti e sul punto di rassegnarsi a interrompere la respirazione artificiale.
Per questa tossina non esiste antidoto, ma poichè il veleno uccide per arresto respiratorio se si collega il paziente ad un respiratore meccanico il soggetto, seppur paralizzato, rimarrà in vita. L’effetto del veleno dura circa 24 ore.
Il polpo dagli anelli blu è un animale molto schivo e poco aggressivo e se non si sente minacciato non attacca l’uomo.

Animali velenosi – Vipera rostrata squamata

Vipera rostrata squamata (Echis carinatus)

E’ un rettile molto diffuso soprattutto in alcune zone della penisola indiana, in alcune zone del Punjab e della Penisola Arabica. Sono stati segnalati ritrovamenti anche a 2.000 metri di altezza. Non ama particolarmente il caldo e tende a nascondersi sotto le rocce o nascosta nella sabbia dalla quale fa sporgere solo parte della testa. E’ un animale non molto grande, sui 60 cm.
Tipico è il suo modo di muoversi, ossia con un’ondulazione laterale che le permette di toccare il meno possibile il suolo caldo del deserto.

Ha denti cavi che ripiega all’interno della bocca e che può estroflettere molto rapidamente facendoli ruotare anche di 90°. La quantità di veleno che produce è tra i 6 e i 48 mg, ma ne bastano 3 mg per uccidere un uomo adulto. La morte può sopraggiungere velocemente, entro poche ore se si ha uno shock anafilattico al veleno. In caso contrario si rimane intossicati da esso e possono volerci anche 3 giorni per morire. Esistono dei sieri anti veleno ma non sempre sono efficaci. Il veleno agisce in questo modo: l’arto colpito si gonfia e possono formarsi delle bolle, ma i problemi più gravi sono provocati dall’effetto del veleno sull’intero organismo che consiste nell’alterare la coagulazione del sangue, provocando emorragie anche molto gravi. Talvolta anche se si sopravvive al morso si è costretti a ricorrere all’emodialisi a causa dei danni provocati ai reni dal veleno. 
Solo in India questo serpente provoca 10.000 morti l’anno.
Il veleno della vipera rostrata squamata ha anche delle caratteristiche molto interessanti per la medicina. Alcune molecole che lo compongono sono diventate preziosi farmaci anticoagulanti.

Animali velenosi – Ragno dei cunicoli

Ragno dei cunicoli (Antrax robustus)

Il suo habitat è la zona sud orientale dell’Australia, nelle foreste della costa. Ama le zone umide ma non disdegna le aree abitate dall’uomo e fa il nido preferibilmente in nicchie appartate quali i cunicoli appunto ma si infila anche nei vestiti, nei mobili e nelle scarpe. Non è raro, infatti che le persone vengano morse al piede mentre si infilano le scarpe senza aver prima controllato.
E’ un parente delle tarantole (ma è molto più pericoloso) quindi il suo aspetto è molto simile: è un ragno di grosse dimensioni, 2 – 3 centimetri senza conteggiare le zampe, ma può arrivare anche a 7 cm, dal colore nero lucido ed è munito di lunghe zanne (circa 6 mm) con le quali inietta il veleno.
Per catturare le sue prede costruisce una tela ad imbuto nella nicchia che occupa e che può essere lunga dai 15 ai 75 cm. Si nutre principalmente di insetti e lumache.
Ha un veleno neurotossico particolarmente letale proprio per l’uomo e per i primati in generale. Nel periodo degli accoppiamenti i maschi, che sono 6 volte più velenosi delle femmine, lasciano le proprie tane in cerca di una compagna e quindi si possono trovare ovunque. Inoltre sono particolarmente suscettibili a causa della situazione peculiare in cui si trovano.
Il morso è molto potente e doloroso e spesso il ragno tende a mordere più volte se si sente minacciato.
Nel caso di persone giovani morse da questo ragno la morte può sopravvenire anche in tempi brevi, solo 15 minuti a volte. 
La morte può avvenire per edema polmonare in breve tempo ma il veleno provoca anche contrazioni involontarie dei muscoli, sudorazione copiosa, si perde gradualmente il controllo della muscolatura in generale, quindi anche dei muscoli deputati alla respirazione e del cuore. La pressione sanguigna aumenta e il corpo perde il controllo delle proprie secrezioni, aumentala la salivazione e lacrimano gli occhi, i polmoni si riempiono gradualmente di liquido. Dopo una decina di ore la situazione cambia radicalmente, smettono gli spasmi e le secrezioni incontrollate però la pressione sanguigna precipita e si perde conoscenza. Molte persone sopravvissute alle prime ore dall’avvelenamento muoiono a questo punto per via dello shock.
Puttroppo anche se si supera questa fase restano i danni provocati dal veleno all’apparato cardio-circolatorio, nervoso e ai reni. Una ricaduta fatale può sempre capitare nella settimana seguente il superamento dell’episodio critico.
Dal 1981 esiste un antidoto molto efficace che ha ridotto quasi a zero le morti. Inoltre nella zona di diffusione del ragno è distribuito in modo capillare.

Animali velenosi – Cubo medusa

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By Avispa marina.jpg: Guido Gautsch, Toyota, Japan derivative work: Mithril (talk) – Avispa marina.jpg, CC BY-SA 2.0, Link

E’ diffusa nei mari settentrionali dell’Australia e nella zona tropicale della Nuova Guinea soprattutto tra novembre e maggio. Si riproduce negli estuari dei fiumi dove sono stati ritrovati i polpi precursori della forma adulta della medusa.
La campana di cui è composto il “cubo” del corpo della medusa misura circa 30 cm e i lunghissimi tentacoli che si porta dietro, e che sono muniti di nematocisti, organuli che espellono i pericolosissimi aghi che iniettano il veleno, quando sono estesi per la caccia sono lunghi circa 3 metri.

E’ di colore azzurro e quindi in acqua è praticamente invisibile e può raggiungere la velocità di 7 km/h. Poichè la sua dieta è composta soprattutto di piccoli e veloci pesci il suo veleno è rapido e paralizzante. Cacciano soprattutto di giorno e sono prede delle tartarughe di mare che sono immuni al loro veleno.
Quando i nematocisti dei tentacoli della medusa espellono gli aghi che iniettano il veleno si prova istantaneamente un dolore fortissimo e bruciante. Il veleno provoca ustioni sulla pelle colpita e le tossine raggiungono  velocemente il cuore e i polmoni della vittima arrestandone il movimento. Si muore per arresto cardiaco o respiratorio o entrambi nel giro di 3 minuti.

Se non si muore la superficie cutanea colpita andrà in necrosi e rimarranno delle profonde cicatrici nella zona colpita, inoltre il dolore, non solo alla zona colpita ma generalizzato a tutti i muscoli del corpo, perdura per molto tempo, in alcuni casi anche 6 settimane.
La maggior parte delle persone colpite dalla vespa di mare sopravvive anche perchè in genere le aree di pelle colpite sono piccole ed esiste un antidoto efficace.
Il suo veleno è 80 volte più potente di quello di un mamba nero.