Cosa usavano le persone prima che la carta igienica fosse inventata?

All’inizio della pandemia di COVID-19, la carta igienica era difficile da trovare quasi quanto i dispositivi di protezione individuale. Sebbene la carta igienica esistita nel mondo occidentale almeno dal XVI secolo d.C. e in Cina dal II secolo a.C., miliardi di persone non la usano nemmeno oggi. In passato, la carta igienica era ancora più scarsa.

Quindi cosa usavano gli antichi umani per pulirsi dopo essere andati in bagno?

Può essere difficile dirlo usando la documentazione archeologica, ha detto Susan Morrison, professoressa di letteratura medievale alla Texas State University e autrice del libro “Excrement in the Middle Ages; Sacred Filth and Chaucer’s Fecopoetics” (Palgrave Macmillan, 2008). “La maggior parte del materiale non è a nostra disposizione per uno studio perché era organico ed è semplicemente scomparso“, ha detto la Morrison a WordsSideKick.com. Tuttavia, gli esperti sono stati in grado di recuperare alcuni campioni, inclusi alcuni con tracce di feci, e raffigurazioni dei precursori della carta igienica nell’arte e nella letteratura.


Nel corso della storia, le persone hanno usato di tutto, dalle proprie mani alle pannocchie di mais, alla neve per ripulirsi dopo i movimenti intestinali. Uno dei materiali più antichi registrati per questo scopo è il bastoncino igienico, il cui uso risale alla Cina di 2000 anni fa, è quanto riporta uno studio del 2016 del Journal of Archaeological Science. I bastoncini igienici, chiamati anche fogli di bambù, erano bastoncini di legno o bambù avvolti in un panno.

Durante il periodo greco-romano, dal 332 a.C. fino al 642 d.C., i Greci e i Romani probabilmente pulivano i loro deretani con un altro tipo di bastone chiamato tersorio. Questo aveva una spugna a un’estremità e veniva lasciato nei bagni pubblici per uso comune. Alcuni studiosi però sostengono che il tersorio potrebbe non essere stato usato dalle persone per pulirisi, ma dagli schiavi per pulire i bagni in cui le persone defecavano. Si pensa che le persone pulissero il tersorio dopo l’uso immegendolo in un secchio di acqua salata o aceto o immergendolo nell’acqua corrente che scorreva sotto i sedili dei water .

Greci e Romani si pulivano anche con pezzi di ceramica arrotondati di forma di ovale o rotonda, chiamati pessoi. Gli archeologi hanno trovato reliquie di pessoi con tracce di feci su di esse, e un’antica coppa di vino mostra un uomo che si pulisce il sedere con i pessoi. I greci potrebbero anche essersi puliti con gli ostraka, pezzi di ceramica con sopra inscritto il nome dei loro nemici dopo aver votato per ostracizzarli. Dopo il voto, probabilmente coprivano con le loro feci i nomi dei nemici. Tuttavia, secondo il sito BMJ, questi materiali ceramici potevano danneggiare i sederi nel tempo, causando irritazione alla pelle e la fuoriuscita delle emorroidi.

In Giappone nell’ottavo secolo d.C., le persone usavano un altro tipo di bastone di legno chiamato chuugi per pulire sia l’esterno che l’interno dell’ano, introducendo letteralmente un bastoncino tra le natiche.

Sebbene i bastoncini siano stati popolari per pulire l’ano nel corso della storia, gli antichi si pulivano con molti altri materiali, come acqua, foglie, erba, pietre, pellicce di animali e conchiglie. Nel Medioevo, ha aggiunto la dott. Morrison, le persone usavano anche muschio, carice, fieno, paglia e pezzi di stoffa.

La gente usava così tanti materiali che un romanziere francese, François Rabelais, scrisse una poesia satirica sull’argomento nel XVI secolo. La sua poesia ha dato la prima menzione della carta igienica nel mondo occidentale, ma l’ha definita inefficace. Rabelais invece concluse che un collo d’oca fosse l’opzione migliore. Anche se Rabelais stava scherzando, “le piume funzionerebbero come qualsiasi cosa organica“, ci ha detto la Morrison.

Certo, anche oggi la carta igienica non è utilizzata universalmente. Ad esempio, il notiziario australiano SBS Punjabi ha scherzosamente preso in giro gli occidentali alla disperata ricerca di carta igienica all’inizio della pandemia, esortandoli a “lavarsi non asciugarsi” con un getto d’acqua delicato.

Fonte

Antico “tempio fuorilegge” scoperto in Israele

Il famoso Primo Tempio non era il solo.

La scoperta di un tempio dell’età del ferro vicino a Gerusalemme ha ribaltato l’idea che l’antico regno di Giuda, situato nell’attuale Israele meridionale, avesse un solo tempio: il Primo Tempio, noto anche come Tempio di Salomone, un luogo sacro di culto che risaliva al X secolo a.C. fino alla sua distruzione, nel 586 a.C. Continua a leggere

Trovato in una grotta messicana lo scheletro di 9.900 anni di una donna orribilmente sfigurata.

Il cranio della donna ha tre ferite, dovute probabilmente all’urto di un oggetto duro e una ammaccatura, probabilmente causata da una malattia simile alla sifilide.
Gli speleologi subacquei hanno scoperto la misteriosa tomba sottomarina di un’antica donna con il teschio deforme che viveva nella penisola dello Yucatán almeno 9.900 anni fa, rendendola uno dei primi abitanti conosciuti dell’odierno Messico.

Il cranio della donna presenta tre distinte lesioni, indicando che qualcosa di duro la colpì, rompendo le ossa del cranio. Lo stesso era anche pieno di deformazioni simili a crateri, lesioni che assomigliano a quelle causate da un parente batterico della sifilide. Continua a leggere

Scoperte in Spagna 25 antiche tombe di guerrieri piene d’oro.

Gli archeologi che lavorano in Spagna hanno scoperto 25 tombe che si pensa appartengano a dei guerrieri aristocratici e che contengono cumuli di manufatti e oro. Le tombe risalgono a circa 2.600 anni fa e centinaia di reliquie sono state recuperate, insieme a oltre 400 ossa di animali, il che suggerisce che il sacrificio di animali faceva parte dei riti funerari.

La penisola iberica, che oggi comprende Spagna, Portogallo, Andorra, piccole aree della Francia e Gibilterra, fu popolata per la prima volta dagli ominidi circa 1,2 milioni di anni fa e si dice che questo territorio antico e molto vissuto abbia ospitato il controverso ultimo gruppo di appartenenti del popolo dei Neanderthal. La regione contiene anche imponenti esempi di arte paleolitica, simili a quelle trovate nelle grotte della Francia meridionale. Questa sede tradizionale delle prime civiltà dell’Europa occidentale divenne una posizione coloniale strategica per via della sua terra ricca di minerali. Continua a leggere

L’Attis pagano e il Gesù cristiano: una connessione spuria?

Recentemente, è diventato popolare in alcuni circoli suggerire che il cristianesimo sia stato influenzato, o addirittura sia derivato dalle antiche religioni misteriche romane – religioni spesso note per avere rituali orgiastici e connessioni personali con una divinità.
Una figura pagana che è popolare tra i fautori di questa idea è Attis, un dio frigio associato alla vegetazione e consorte della dea Cibele. Si dice che Attis sia nato da una vergine, crocifisso su un albero e risuscitato dai morti in modo simile a Gesù. Questi elementi possono sembrare simili, tuttavia un esame più attento mostra che ci sono poche prove a sostegno di queste affermazioni e che il mito originale ha poca somiglianza con la narrativa del Vangelo.

Religioni misteriche e cristianesimo
Le religioni misteriche sorsero durante il periodo ellenistico e continuarono nel periodo romano fino al 5° secolo, quando la maggior parte delle tradizioni pagane nell’impero romano furono sostituite dal cristianesimo. Erano caratterizzate da elaborati rituali orgiastici, conoscenze segrete e un’enfasi su una relazione personale diretta con un dio particolare.
Le antiche divinità greche e romane erano lontane e indifferenti alle preoccupazioni umane. Gli dei delle religioni misteriche, tuttavia, si preoccupavano sinceramente dell’umanità e potevano essere raggiunte personalmente con relativa facilità. Iside, la dea egizia e oggetto di una religione misterica particolarmente popolare, nutrì il Nilo con le sue lacrime e, in passato, fu responsabile di nutrire il Faraone e di dargli il suo potere divino di governare in modo efficace l’Egitto.
Dal momento che il cristianesimo ha alcune somiglianze con queste religioni, alcuni studiosi le hanno paragonate al cristianesimo. Alcuni sostengono di aver trovato molti paralleli tra il cristianesimo e le religioni misteriche, in particolare nel culto del dio Attis. Attis era associato alla dea Cibele. Il culto di Attis era una religione che implicava riti orgiastici e rituali. I sacerdoti della religione, i Gallai, erano eunuchi. Questo requisito faceva parte di una rievocazione di uno dei miti principali riguardanti Attis e Cibele. Alcuni hanno affermato che Attis è morto su un albero e risorto dai morti. Si dice anche che sia nato il 25 dicembre e che sia nato dalla vergine, Nana.
Attis miti e verità
Quanta verità c’è in queste affermazioni? Non sono disponibili molti dettagli riguardo ad Attis, ma la maggior parte delle fonti non menziona nessuna di queste somiglianze e le uniche che le menzionano sono successive alla nascita di Gesù di diversi secoli e sono state scritte da autori cristiani – il che significa che qualsiasi somiglianza con il cristianesimo può essere imputato ad una religione interpretata attraverso una lente cristiana. Inoltre, se il vero mito viene esaminato, ha poca somiglianza con la narrativa del Vangelo.
Secondo una versione del mito, Attis fu nominato sommo sacerdote da Cibele e uno dei requisiti era la castità da parte di Attis. Quando lui ruppe questo voto di fedeltà a lei con una ninfa, lei lo fece impazzire e alla fine lui si castrò. Dopo aver riacquistato i sensi, si suicidò e Cibele lo trasformò in un albero che divenne sacro a lei.
In un’altra versione del mito, Attis, un sommo sacerdote celibe, stava scappando da un re che era sessualmente interessato a lui. Quando venne catturato Attis castrò il re, sugerendogli mentre era morente per la perdita di sangue di fare lo stesso con lui per vendetta. In questa versione Attis viene trovato morto da Cybele sotto un albero.
Sebbene ci siano molte versioni del mito, la maggior parte finisce con una sorta di castrazione e Attis muore sotto un albero o viene trasformato in un albero.
Differenze tra la storia di Attis e la narrativa del Vangelo
Ci sono versioni del mito più simili alla storia che si trova nei vangeli, ma che sono successive alla nascita del cristianesimo di diversi secoli e sono più probabilmente influenzati dal cristianesimo, piuttosto che viceversa.
Un’altra cosa da notare, è che nessuna offerta di salvezza viene fatta in queste storie. La morte di Attis è tragica, ma è tutto ciò che è, una fine tragica. La sua morte non assolve nessun peccato. In un mito, quando muore, i fiori crescono dove scorre il suo sangue, ma il suo sangue non sembra colpire nessuno che non sia interessato ai fiori.
Attis era anche un dio della vegetazione e si pensava che la connessione tra la sua morte e un albero simboleggiasse il ciclo attraverso il quale la vegetazione si riduce nei mesi estivi e autunnali e ritorna in primavera. Tali temi sono assenti dai Vangeli, dove Gesù muore solo una volta e viene resuscitato una sola volta.
In sintesi, sembra che la somiglianza tra Attis e Gesù sia esagerata. Non ci sono prove che suggeriscano che Attis sia stato ucciso in un modo simile a Gesù o abbia agito come una divinità che poteva portare la salvezza a tutta l’umanità fino a secoli dopo l’ascesa del cristianesimo, quando questi cambiamenti furono probabilmente fatti coincidere con la crescente religione: il Cristianesimo.

Antica maledizione sessuale svelata

Le tavolette delle maledizioni nel mondo antico erano come i post di oggi – erano ovunque, create quasi da tutti, e possono essere trovate ancora oggi nei posti più strani.

Potevano essere genericamente vaghe o incredibilmente specifiche; potevano essere pilotate politicamente, economicamente o emotivamente. Potevano essere semplici richieste di vendetta o complesse strategie per infliggere dolore e sofferenza. Le tavolette di maledizione erano i libri neri dell’antica Grecia e Roma.

La “semplice” maledizione del pene
Uno di questi esempi di maledizione strettamente specifica è quella che è stata chiamata semplicemente la Maledizione del Pene e proveniva dal regno di Amathus a Cipro: “Possa il tuo pene ferire quando fai l’amore“. In concomitanza con questa iscrizione che lascia poco all’immaginazione c’è l’immagine di un uomo che tiene in mano ciò che gli studiosi hanno affermato essere una clessidra.

Sebbene la ragione della maledizione e la scelta delle immagini debbano ancora essere accertate a causa della mancanza di ulteriori prove comprensibili, la posizione del ritrovamento sembra stranamente appropriata. Cipro, dove nel 2008 “gli archeologi hanno trovato una maledizione… su una tavoletta di piombo”, datata vagamente al 7° secolo d.C., è stata a lungo associata a “vigorosi sforzi”.

Uno dei culti primari dell’isola era quello di Afrodite/Venere, e la moglie di Dioniso/Bacco condivideva un culto particolare con Afrodite presso la stessa isola di Amathus. Prendendo in considerazione questi fattori, una maledizione del pene a Cipro sembra quasi preoccupante.

Ciò che appare insolito e interessante di questa tavoletta di maledizione potrebbe non essere la sua esistenza, ma la datazione che gli è stata attribuita. Il secolo in questione, 7° secolo dC, era un periodo che avrebbe dovuto coincidere con l’ascesa del cristianesimo a est. Le suddette maledizioni soprannaturali, non avrebbero più dovuto essere così comuni come lo erano durante il periodo della Grecia classica e i periodi successivi della Repubblica romana e dell’Impero precristiano.

Infatti, in relazione alla vita della città, fondata nel 1500 aC dai Fenici, il 7° secolo dC si avvicina alla fine del suo regno. La scoperta della tavoletta della maledizione del pene è una delle scoperte più interessanti dell’esistenza successiva di Amathus.

Maledizioni nella Grecia precristiana e a Roma
Lo studioso francese Pierre Aubert, che dirige la scuola archeologica di Atene, teorizza che l’artefatto potrebbe indicare l’esistenza di un culto della stregoneria presente ad Amathus o di un gruppo di pagani sopravvissuto. Amathus era definitivamente, indiscutibilmente cristiana nel settimo secolo, quindi l’ipotesi del professore non è improbabile.

Soprattutto perché molti siti antichi conservavano le loro radici pre-cristiane in qualche forma (sopravvissuti all’architettura, alla scultura, alle leggende orali, ecc.), si può facilmente immaginare quindi un amante tradito che tenta di invocare i vecchi dei perchè si occupino di un problema di cui il dio cristiano potrebbe non occuparsi.

La maledizione si adatta abbastanza bene alla cultura religiosa pre-cristiana dell’antica Grecia e di Roma. Le tavolette più antiche trovate finora risalgono al 5° secolo aC, anche se ci sono probabilmente dati ancora non scoperti più recenti. La Grecia era particolarmente conosciuta per questa tradizione, che trasmise poi alla cultura romana quando fu assorbita dalla Repubblica e dall’Impero; le prove abbondano ancora dalle province romane, soprattutto in Gran Bretagna.

Le tavolette di Maledizione erano, senza dubbio, abbastanza comuni. Potevano essere specifiche o vaghe a seconda di cosa decideva il maledicente, ed erano spesso inscritte con semplici richieste di morte o di vendetta anonima o con istruzioni specifiche (come visto con la suddetta Maledizione del Pene):

“Gaia, Hermes, Dei dell’oltretomba, ricevete Venusta, schiava di Rufus.”
-Sofroniew, Getty

“Al dio Maglus do’ il colpevole che ha rubato il mantello di Servandus. Silvester, Roimandus… che  distruggano prima del nono giorno, la persona che ha rubato il mantello di Servandus…”
-Ravilious, National Geographic

Gli dei invocati
La maggior parte delle antiche tavolette di maledizione greco/romane invocavano una divinità ctonia, come Persefone, Ade o Ermete, tuttavia era anche molto comune che dei di altre culture venissero invocati insieme o al posto di questi dei e dee.

Mentre le antiche civiltà interagivano l’una con l’altra, le divinità divennero piuttosto fluide e divinità come Osiride potevano essere facilmente invocate dagli Egiziani come da Greci o Romani.

Come mostra il secondo esempio qui sopra, è probabile che ci fosse anche una pletora di dei ora sconosciuta (Maglus) che si pensava che rispondessero a tali evocazioni.

Nell’antica Grecia, queste maledizioni erano scritte su fogli di piombo, con le istruzioni e le invocazioni graffiate sulla superficie. Ciò continuò nell’antica Roma, tuttavia ci sono anche prove di maledizioni incise su pergamene o sottili tavolette di cera infilate nelle fessure delle pareti esterne della casa della vittima.

Tuttavia, si riteneva che la vicinanza alla vittima assicurasse il successo della maledizione. Quando si trattava di una maledizione destinata a influenzare la sessualità di una persona, non era raro che gli dèi ctoni fossero evocati insieme a una divinità sessuale, Afrodite ed Eros erano piuttosto comuni, e anche Iside dal pantheon egiziano aveva una certa popolarità.

Un esempio di maledizione sessuale viene da un uomo di nome Pausania (che non era il Pausania degli storici) che voleva legare “una donna chiamata Sime” a se stesso, “chiedendo che non fosse messa in grado di eseguire un rito religioso ad Atena o avere Afrodite maldisposta nei suoi confronti… finché lei non lo avesse abbracciato“.

Esther Eidinow (2007) propose una teoria riguardante la natura di questa maledizione: che Sime fosse probabilmente un’operatrice del sesso o una prostituta che Pausania desiderava avere solo per se stesso. Quindi, la negazione dei favori di Afrodite fino a quando Sime non fosse stata legata a Pausania avrebbe potuto essere un tentativo di “liberarla” dal business della prostituzione, quindi lui solo poteva possederla.

Un’importante maledizione
La scoperta della Maledizione del Pene ad Amathus è un’aggiunta eccitante all’attuale collezione di pillole malefiche del mondo antico. Un nuovo livello è stato introdotto alla linea di inchiesta dalla datazione al periodo cristiano della tavoletta, che potrà aiutare a migliorare le possibilità di trovare antiche tradizioni che aspettano di essere esplorate.

In quanto bell’esempio di una maledizione altamente specifica, la tavoletta della Maledizione del Pene deve essere ulteriormente esaminata (e i risultati di ulteriori esami devono ancora essere pubblicati), tuttavia la tavoletta ha trovato rapidamente il suo posto tra le maledizioni più apprezzate dagli studiosi delle antiche tradizioni.

Costruite per durare: il segreto che permise alle strade romane di resistere al passaggio del tempo

I Romani erano famosi per essere grandi ingegneri e questo è evidente dalle molte strutture che hanno lasciato. Un particolare tipo di costruzione per cui i Romani erano famosi sono le loro strade. Furono queste strade, che i Romani chiamavano viae, a permettere loro di costruire e mantenere il loro Impero. Ma come hanno creato questa infrastruttura che ha resistito al passare del tempo meglio della maggior parte delle sue controparti moderne?


Strade di tutti i tipi
È stato calcolato che la rete di strade romane copriva una distanza di oltre 400.000 km, con oltre 120.000 km del tipo conosciuto come “strade pubbliche”. Diramandosi nel vasto Impero Romano, dalla Gran Bretagna nel nord al Marocco nel sud, e dal Portogallo nell’ovest all’Iraq nell’Est, permisero alle persone e alle merci di viaggiare rapidamente da una parte all’altra dell’Impero.

I Romani classificarono le loro strade in diversi tipi. Il più importante di questi erano le viae publicae (strade pubbliche), seguite dalle viae militares (strade militari), poi l’actus (strade locali) e infine le privatee (strade private). Il primo di questi tipi era il più largo e poteva raggiungere i 12 metri di larghezza. Le strade militari venivano mantenute dall’esercito e le strade private erano costruite da singoli proprietari terrieri.

Costruire le strade per durare
Non esisteva una tecnica romana a “taglia unica” per costruire le strade. La loro costruzione variava a seconda del terreno e dei materiali di costruzione locali disponibili. Ad esempio, sono state necessarie diverse soluzioni per costruire strade su aree paludose e terreni ripidi. Tuttavia, ci sono alcune regole standard che sono state seguite.

Le strade romane erano costituite da tre strati: uno strato di base sul fondo, uno strato centrale e uno strato superficiale nella parte superiore. Lo strato di fondazione consisteva spesso in pietre o terra. Altri materiali usati per formare questo strato includevano: ghiaia grossa, mattoni frantumati, materiale argilloso e persino piloni di sostegno in legno quando le strade venivano costruite su aree paludose. Lo strato seguente era composto da materiali più morbidi come sabbia o ghiaia fine. Questo strato poteva essere formato da diversi strati successivi. Infine, la superficie veniva realizzata con la ghiaia, che a volte veniva mescolata con la calce. Per le aree più importanti, come quelle vicine alle città, le strade venivano rese più impressionanti dal fatto che lo strato superficiale è stato costruito utilizzando blocchi di pietra (il cui tipo dipendeva dal materiale locale disponibile e potevano essere costituite da tufo vulcanico, calcare, basalto, ecc.) o ciottoli. Il centro della strada era inclinato verso i lati per consentire all’acqua di defluire dalla superficie nei canali di drenaggio. Questi fossati servivano anche a definire la strada in aree dove i nemici potevano usare il terreno circostante per le imboscate.

Percorsi per il commercio e lo scambio culturale
Le strade giocarono un ruolo cruciale nell’Impero Romano. Per cominciare, le strade consentivano a persone e merci di spostarsi rapidamente attraverso l’Impero. Ad esempio, nel 9 aC, utilizzando queste strade, il futuro imperatore Tiberio fu in grado di percorrere quasi 350 km in 24 ore per essere al fianco del fratello morente, Druso. Ciò significava anche che le truppe romane potevano essere schierate rapidamente in varie parti dell’Impero in caso di emergenza, cioè rivolte interne o minacce esterne. Oltre a consentire all’esercito romano di sconfiggere i loro nemici, l’esistenza di queste strade ha anche ridotto la necessità di acquartierare guarnigioni grandi e costose in tutto l’Impero.

Oltre a servire a scopi militari, le strade costruite dai Romani consentivano scambi commerciali e culturali. La via Traiana Nova (conosciuta prima come via Regia), ad esempio, fu costruita su un’antica rotta commerciale che collegava l’Egitto e la Siria, e continuò a servire a questo scopo durante tutto il periodo Romano. Uno dei fattori che permise a tali strade di facilitare il commercio è il fatto che esse erano pattugliate dall’esercito romano, il che significava che i mercanti erano protetti da ladri e banditi. Un’altra funzione delle strade nel mondo romano è forse ideologica. Queste strade possono essere interpretate come un segno lasciato dai Romani nel paesaggio, a significare la loro conquista del terreno e della popolazione locale.

Nuove prove mostrano che la potenza del faraone Ramses è una fake news

Dati archeologici provenienti di uno scavo egiziano a 200 miglia ad est del confine libico hanno contribuito a scuotere la temibile reputazione di uno dei faraoni più famosi della storia.

Il dott. Nicky Nielsen, dell’Università di Manchester, afferma che gli egiziani che vivevano nella fortezza dell’età del bronzo di Zawiyet, Umm el-Rakham, erano in pace con i loro vicini libici.


Le scoperte del dott. Nielsen – pubblicate sulla rivista Antiquity – contraddicono la convinzione comune secondo cui Ramses il Grande avesse condotto – e vinto – in quel periodo una feroce guerra contro i suoi vicini, in Libia, in Nubia e nel Vicino Oriente.
Lo scavo è diretto dal dott. Steven Snape, dell’Università di Liverpool.

Le prove – che includevano lame di falce, manufatti di pietra, ossa di bovini di 3.300 anni fa – hanno mostrato che gli egiziani coltivavano raccolti e allevavano mandrie di bovini fino a 8 km di distanza dalla protezione del forte, situato in profondità nel territorio libico.
Secondo il dott. Nielsen, la scoperta si aggiunge all’informazione secondo cui Ramses aveva un limitato pedigree come soldato.

I famosi monumenti di Ramses che strombazzavano la sua abilità come guerriero non erano altro che antica propaganda, afferma il dott. Nielsen.

Questa prova dimostra quanto gli occupanti egiziani di Zawiyet Umm el-Rakham facessero affidamento sui libici locali non solo per il commercio, ma anche per la loro conoscenza dell’ambiente locale e dei metodi di coltivazione più efficaci“, ha affermato.
E’ un’altra forte indicazione che la convinzione diffusa che Ramses sia stato uno dei più grandi generali della storia è completamente sbagliata.

Come avrebbe potuto Ramses essere in guerra con i nomadi libici, quando i suoi soldati vivevano in pace insieme con essi nel profondo del loro territorio? Semplicemente i conti non tornano.

In effetti, la battaglia più significativa che Ramses abbia mai combattuto è stata quella di Kadesh: anche se è una delle più famose nel mondo antico, venne disastrosamente persa dal faraone“.

Secondo il dott. Nielsen, gli Ittiti – i nemici degli egiziani – ingannarono il giovane re per portarlo a combatterli, il che lo portò a mettere a repentaglio una divisione del suo esercito.
Fu solo quando le altre tre divisioni del suo esercito alla fine riuscirono a salvarlo che fu in grado di fuggire, ma senza guadagnare terreno. In effetti, perse il controllo di gran parte della moderna Siria dopo la battaglia.

Il dott. Nielsen ha aggiunto “Quando ti rendi conto che Ramses fece modificare le incisioni di monumenti dedicati ad altri, così che sembrava che stesse celebrando i suoi successi, ti rendi conto del fatto che era un venditore di false notizie.

Il suo nome era spesso scolpito così profondamente che era impossibile rimuoverlo, preservando così la sua eredità.

E poiché ha generato 162 figli e governato l’Egitto per 69 anni, la sua propaganda ha avuto molte opportunità di mettere radici“.

Il mistero della "mummia urlante"

Anche se il Grande Museo Egizio che domina la piana di Giza celebrerà la sua inaugurazione nel mese di dicembre, è il Museo Egizio che rimarrà una delle icone archeologiche egiziane.
Per evidenziare alcune delle sue preziose collezioni, il Museo Egizio di Tahrir che si affaccia sulla piana di Giza esporrà nel suo foyer e su base settimanale, tre dei suoi artefatti che si trovano in un’area espositiva nascosta, rimpatriati dall’estero e conservati nel seminterrato .
Questa settimana la mummia dell’Uomo Sconosciuto E e una maschera dorata in cartonnage con un sudario sono gli oggetti selezionati che verranno esposti in modo speciale.

Elham Salah, capo del Settore Musei presso il Ministero delle Antichità, ha detto che la maschera in cartonnage dorata con il sudario è stata rimpatriata dagli Stati Uniti nel 2017. Il sudario sembra una rete ornata di perline, era usato dalla XXI dinastia come copertura per le mummie.

Nel frattempo, l’Uomo Sconosciuto E è avvolto in pelle di pecora con le unghie tagliate a punta e tinte con l’henné e una bocca aperta che fa sembrare come se la mummia fosse stata avvelenata. La mummia appartiene forse al principe Pentewere, uno dei figli di un re della XXI dinastia, Ramses III, che era stato coinvolto in una cospirazione contro suo padre.

La macabra mummia dell’Uomo Sconosciuto E, conosciuta anche come la ‘Mummia urlante’, sconcerta da tempo gli studiosi“, ha detto ad Al-Ahram Weekly il famoso egittologo Zahi Hawass, aggiungendo che questa particolare mummia è circondata dal mistero. Sebbene fosse stato nuovamente sepolto nel deposito di mummie reali di Deir Al-Bahari, non era avvolto nelle solite bende di lino come il resto delle mummie. Invece, era avvolto in pelle di pecora, che era considerata impura dagli antichi egizi. Le sue mani e i piedi erano legati con lacci di cuoio. Non era nemmeno mummificato, ma era stato semplicemente lasciato asciugare nel Natron e poi gli avevano versato della resina nella bocca aperta.

Tale insolita mummificazione ha lasciato perplessi gli egittologi e nessuno è riuscito a conoscere la storia di questa mummia fino al lancio del Egyptian Mummy Project, diversi anni fa, sotto la mia direzione, col fine di creare un database completo di informazioni forensi relative alla collezione di mummie del Museo Egizio“, ha detto Hawass.

Il DNA estratto dalle ossa delle mummie dell’Uomo Sconosciuto E e di Ramses III è stato analizzato per identificare delle relazioni familiari, se ce ne sono, e ha confermato che l’Uomo Sconosciuto E è davvero il figlio di Ramses III. I segni trovati attorno al collo della mummia corrispondono al racconto del Harem Conspiracy Papyrus, che racconta che Pentawere era stato condannato all’impiccagione. Considerando lo stato di disonorato della mummia e il modo in cui fu seppellita, può essere identificato come il cospiratore, il principe Pentawere, che pianificò l’omicidio di suo padre Ramses III. Il Harem Conspiracy Papyrus è attualmente in mostra al Museo Egizio di Torino.

Hawass ha raccontato al Weekly di una cospirazione ordita contro la vita di Ramses III dalla sua seconda moglie, Tiye, e da suo figlio, il principe Pentawere. La cospirazione includeva numerosi comandanti dell’esercito, soldati, servitori del palazzo, donne dell’harem di Ramses III e maghi di corte. Secondo il papiro, i cospiratori sono stati catturati e il testo tratta dei loro atti processuali. Tuttavia, il testo non indica se Ramses III sia stato assassinato. Si accenna solo che la “barca reale fu rovesciata” e si riferisce al re come al “grande dio“. Questa ambiguità ha causato un numero considerevole di argomentazioni e controversie accademiche, fino al lancio del Egyptian Mummy Project.

Come parte del progetto, esaminando la mummia di Ramses III, Hawass ha evidenziato nuove prove sulla sua vita e morte. Morì all’età di 60 anni e soffriva di aterosclerosi. Ma non è morto di vecchiaia. Un ulteriore esame della regione del collo ha rivelato che qualcuno ha sorpreso il re da dietro e lo ha ferito al collo con un’arma affilata, come un pugnale. La larghezza del grave taglio inferto alle parti molli è di 35 mm e si estende in profondità per raggiungere l’estremità inferiore della quinta fino alla settima vertebra. La ferita ha reciso tutte le strutture del collo compreso l’esofago, la trachea e i grandi vasi sanguigni.

Le scansioni CT hanno anche dimostrato che la mummia conservava tutti i suoi amuleti originali. Un amuleto occhio Wedjat, rappresentante l’occhio di Horus, era inserito nell’orlo della ferita alla gola. L’occhio Wedjat è un simbolo di protezione e guarigione. Rappresenta l’occhio di Horus, che fu ferito in una delle battaglie avvenute tra lui e Seth e magicamente guarito dal dio Thoth. Inserendo questo amuleto nella ferita, gli imbalsamatori speravano nella guarigione della ferita del re nell’aldilà. Le scansioni hanno anche mostrato quattro amuleti che rappresentano i quattro figli di Horus inseriti nel petto tra le bende per proteggere la mummia.

L’aumento delle disuguaglianze ha attraversato i millenni

I ricercatori della Washington State University e di altre 13 istituzioni hanno scoperto che l’arco della preistoria si piega verso l’ineguaglianza economica. Nel più ampio studio del suo genere, i ricercatori hanno visto le disparità nella quantità di ricchezza posseduta aumentare con la nascita dell’agricoltura, in particolare con l’addomesticamento di piante e animali di grandi dimensioni e una maggiore organizzazione sociale.

Le loro scoperte, pubblicate la settimana scorsa sulla rivista Nature, hanno profonde implicazioni per la società contemporanea, in quanto l’ineguaglianza porta ripetutamente a disordini sociali, persino al collasso, ha detto Tim Kohler, autore principale dello studio e professore di archeologia e antropologia evolutiva presso la Washington State University. Gli Stati Uniti, ha osservato, attualmente hanno uno dei più alti livelli di disuguaglianza nella storia del mondo.

La disuguaglianza ha un sacco di effetti sottili e potenzialmente perniciosi sulle società“, ha detto Kohler.

Lo studio ha raccolto dati da 63 siti archeologici o gruppi di siti. Confrontando le dimensioni delle abitazioni all’interno di ciascun sito, i ricercatori hanno assegnato coefficienti di Gini, misure comuni di disuguaglianza sviluppate più di un secolo fa dallo statista e sociologo italiano Corrado Gini. In teoria, un paese con completa uguaglianza di ricchezza avrebbe un coefficiente di Gini pari a .0, mentre un paese con tutta la ricchezza concentrata nelle mani di una sola famiglia otterrebbe .1.

I ricercatori hanno scoperto che le società di cacciatori-raccoglitori avevano tipicamente basse disparità di ricchezza, con un coefficiente di Gini di .17. La loro mobilità rendeva difficile accumulare ricchezza, per non parlare di trasmetterla alle generazioni successive. Gli orticoltori – piccoli agricoltori a bassa intensità – avevano un coefficiente di Gini di .27. Società agricole su scala più ampia avevano un coefficiente di Gini di .35.

Con sorpresa dei ricercatori, la disuguaglianza ha continuato a crescere nel Vecchio Mondo mentre era stabile nel Nuovo Mondo, ha detto Kohler. I ricercatori attribuiscono questo alla capacità delle società del Vecchio Mondo di “imbrigliare letteralmente i grandi mammiferi addomesticati come bovini e anche cavalli e bufali d’acqua“, ha detto Kohler.

Gli animali da tiro, che non erano disponibili nel Nuovo Mondo, hanno permesso ai coltivatori più ricchi di aumentare la superficie dei loro possedimenti e di espandersi in nuove aree. Ciò ha aumentato la loro ricchezza creando alla fine una classe di contadini senza terra.

Questi processi hanno aumentato l’ineguaglianza operando su entrambi i lati della distribuzione della ricchezza, accrescendo i possedimenti dei ricchi e diminuendo le riserve dei poveri“, scrivono i ricercatori.

Il Vecchio Mondo vide anche l’arrivo della metallurgia e del bronzo e la crescita di un’élite di guerrieri che aumentò il coefficiente di Gini attraverso le grandi case e le conquiste territoriali.

I modelli dei ricercatori collocano i più alti coefficienti di Gini dell’antico Vecchio Mondo a .59, vicino a quello della Grecia contemporanea che è .56 e della Spagna che è .58. È ben lontano da quello della Cina che è .73 e dagli Stati Uniti che è .80, una cifra del 2000 citata in un documento su Nature. L’Allianz Global Wealth Report 2016 porta il coefficiente di Gini degli Stati Uniti a .81 e Kohler lo ha visto ancorato a .85, “che è probabilmente il più alto tasso di disuguaglianza nella ricchezza di qualunque altro paese sviluppato in questo momento.

Questo lo preoccupa per diverse ragioni.
Le società con un’elevata disuguaglianza hanno una bassa mobilità sociale. Kohler ha fatto riferimento a un articolo di Science di quest’anno che ha rilevato che i tassi di mobilità sono scesi dal 90% per i bambini nati negli Stati Uniti nel 1940 al 50% per i bambini nati negli anni ’80. I risultati, hanno scritto i ricercatori, “implicano che rilanciare il ‘sogno americano’ di alti tassi di mobilità assoluta richiederebbe una crescita economica condivisa in modo più ampio attraverso la distribuzione del reddito“.

Altri studi hanno scoperto che le società ineguali tendono ad avere una salute più precaria, mentre società più egualitarie hanno aspettative di vita più alte, fiducia e disponibilità ad aiutare gli altri, ha detto Kohler.

Le persone devono essere consapevoli che la disuguaglianza può avere effetti deleteri sui risultati sanitari, sulla mobilità, sul grado di fiducia, sulla solidarietà sociale“, ha detto. “Non stiamo aiutando noi stessi essendo così iniqui“.

Diminuire le disuguaglianze è estremamente difficile e di solito avviene attraverso pestilenze, rivoluzioni, guerre di massa o il collasso dello stato, secondo The Great Leveler, un nuovo libro di Walter Scheidel della Stanford University. Lo stesso Kohler ha documentato quattro periodi di crescente disuguaglianza tra gli antichi abitanti del Pueblo del sud-ovest americano, tutti terminati con violenza e una conseguente maggiore uguaglianza. L’ultimo coincideva con il completo spopolamento dell’area di Mesa Verde.

In ogni caso, non vediamo solo questo calo nei punteggi di Gini, ma vediamo anche un aumento della violenza che accompagna questo declino“, ha detto Kohler. “Dovremmo essere preoccupati negli Stati Uniti, perchè se il coefficiente di Gini diventasse troppo alto, potremmo incoraggiare una rivoluzione, o potremmo incoraggiare il collasso dello stato: ci sono solo poche cose che diminuiscono drasticamente il coefficiente di Gini“.