Creature immaginarie – Giganti

I Giganti sono figure leggendarie della mitologia greca ma appartengono anche a molte altre culture.
Nella mitologia greca erano creature gigantesche, figli di Urano e Gea che era stata fecondata dal sangue di Urano evirato da Crono e non sono da confondere con i Titani dai quali differiscono pur essendo tutti figli di Urano e Gea. 
Quando Zeus imprigionò i Titani nel Tartaro, Gea convinse i Giganti a muovere guerra agli dei (Gigantomachia). Questi cominciarono a gettare verso l’Olimpo tizzoni ardenti e rocce mettendo in seria difficoltà le divinità. 
La dea Era profetizzò che gli dei non sarebbero stati in grado di sconfiggere i Giganti da soli ma che ci sarebbero riusciti con l’aiuto di un mortale vestito di una pelle di leone ed in possesso di un’erba magica, cercando in questo modo di coinvolgere Ercole. Zeus, aiutato da Atena, informò Ercole della situazione e poi chiese a Elio (il sole), a Selene (la luna) e a Eos (l’aurora) di non sorgere per alcuni giorni. Alla luce delle stelle ed aiutato da Atena Ercole trovò l’erba magica che rendeva invulnerabili e la portò agli dei che così furono in grado di affrontare i Giganti.
Gli dei sconfissero i Giganti e durante la guerra il Gigante Mimante fu sepolto da Efesto sotto una calotta di metallo incandescente posta sotto il Vesuvio mentre Atena scagliò un masso contro Encelado che colpito in pieno si appiattì e divenne la Sicilia. 
Il colpo di grazia ai Giganti feriti dalle divinità veniva comunque dato dall’eroe semi-divino Ercole.

Creature immaginarie – Sirene

Le sirene nella tradizione più recente sono descritte come figure mitologiche metà umane e metà pesce, principalmente femminili, che possedevano un canto particolarmente bello e seducente.
L’origine della figura della sirena nell’area mediterranea si fa risalire ad un epoca antecedente la storia scritta.
Sono citate nell’Odissea come le tentatrici di Ulisse ma non vengono descritte fisicamente ma semplicemente come delle cantatrici di origine marina che incantavano i marinai per poi farli morire.
Anticamente le sirene venivano raffigurate come creature alate di aspetto umano o come rapaci dal volto umano.

Erano figlie del dio fluviale Acheloo e della musa Melpomene o Sterope o Tersicore.
Vengono citate nel mito degli argonauti dove tentano di ingannare i marinai con il loro canto che però non sortisce effetto perchè superato in bellezza dal suono della lira di Orfeo. Questo le portò ad uccidersi.
Vengono anche citate nell’Odissea dove tentano di sedurre Ulisse (Odisseo) e i suoi compagni marinai senza riuscirci perchè l’eroe aveva seguito il consiglio della maga Circe e tappato le orecchie dei sui compagni con dei tappi di cera. Quanto a lui si era fatto legare all’albero della nave per poter udire il canto senza correre il pericolo di uccidersi.
Furono i poeti alessandrini e il poeta Esiodo a descrivere queste creature come metà donne e metà pesce, in quanto condannate dalle muse che dopo averle battute in una gara di canto strapparono loro le ali.


In natura i Sirenidi sono un gruppo animale che comprende i Lamantini e i Dugonghi che sono mammiferi marini costieri o di acqua dolce delle zone tropicali. Si suppone siano lontani parenti degli elefanti. Vivono in acque poco profonde e si nutrono di vegetali acquatici. 

Questo gruppo di animali deve il suo nome al fatto che gli antichi marinai li scambiarono per sirene a causa della coda piatta, anche se in realtà non somigliano molto alle leggiadre creature mitologiche.

Creature immaginarie – Echidna

L’origine di Echidna non è certa. Era un mostro dell’antica mitologia greca, figlia di Forcide e di Ceto, figli di Ponto e di Gaia; oppure nata dal misterioso Crisaore e da Calliroe, figlia di Oceano o da Tartaro e Gaia.
Il suo nome significa “vipera” e nella parte superiore del corpo aveva l’aspetto di una ninfa bellissima mentre l’altra metà del corpo, quella inferiore, era un gigantesco serpente dalle scaglie cangianti. 
Viveva in una grotta profonda e si cibava di uomini. Alcune tradizioni narrano che fu uccisa da Argo dai cento occhi.

Nella sua vita generò molti mostri: unitasi a Tifone generò Ortro, il cane a due teste, che unendosi alla madre generò la Sfinge e il leone Nemeo, Cerbero, il cane infernale a tre teste, l’aquila che ogni giorno divorava il fegato a Prometeo, la Chimera dal corpo di capra con testa di leone e coda di serpente che sputava fuoco, l’Idra, il serpente acquatico dalle molteplici teste, e il drago Ladone che sorvegliava i pomi d’oro delle Esperidi
In natura l’echidna è un animale dell’Australia e della Nuova Guinea, un mammifero molto antico e particolare che appartiene all’ordine dei Monotremi, depone le uova e allatta i piccoli.
Somiglia molto ad un riccio per via delle spine ma le somiglianze finiscono qui. Ha artigli lunghi e potenti con i quali può scavare, una bocca priva di denti e una lingua lunga con la quale cattura formiche e temiti ma anche vermi e piccoli insetti a seconda della specie.
Ha caratteristiche in comune con rettili ed uccelli quale la cloaca, che è un unica apertura che funge da ano, da dotto per urinare e da organo riproduttivo. Il maschio ha, inoltre, il pene più strano del mondo animale in quanto è dotato di 4 estremità.
La femmina, dopo una “gestazione” di 22 giorni depone un uovo che terminerà il suo ciclo in una piega cutanea della madre. Una volta nato, il piccolo berrà il latte che la madre secerne da delle ghiandole mammarie (questo animale non è dotato ne’ di un vero e proprio seno ne’ di capezzoli, esistono solo sulla sua pelle delle aree nelle quali sono presenti delle ghiandole mammarie che secernono il latte).

Creature immaginarie – Medusa

Medusa era una creatura mostruosa appartenente alla mitologia greca. Insieme a Steno (la forte) ed Euriale (colei che salta lontano) era una delle tre Gorgoni, figlie di Forcide e di sua sorella Ceto, due orrendi mostri marini. Era l’unica a non essere immortale.
Lei e le sorelle erano delle donne bellissime e Medusa era la più bella delle tre al punto che il dio Poseidone si innamorò di lei e la volle incontrare in un tempio dedicato alla dea Atena.
Quando la dea venne a sapere dell’affronto la trasformò in una creatura orribile con un groviglio di serpenti al posto dei bellissimi capelli, zanne al posto dei denti, artigli al posto di mani e piedi e corpo di cavallo con due piccole ali sul dorso. Inoltre la rese capace di trasformare le persone in pietre col suo sguardo.
Anche il sangue di Medusa aveva poteri magici: quello sgorgato dalla vena sinistra era un veleno mortale, mentre quello della vena destra resuscitava i morti ed il possesso di un suo ricciolo poteva assicurare la vittoria sugli avversari.
Nei miti Greci Medusa è una Gorgone, mentre nella mitologia della Sardegna appare come una regina bellissima e coraggiosa che combatte per la libertà del suo popolo e, dopo la sua morte, adorata come una dea.
Ad ucciderla fu l’eroe greco Perseo che trovò il luogo dove essa viveva grazie all’aiuto della vendicativa Atena.
Perseo donò poi la testa recisa di Medusa ad Atena (Minerva per i Romani) dea della ragione, del senno e della guerra, che la mise al centro del suo scudo e sulle proprie insegne, in modo che lo sguardo della Medusa, che non aveva perso il suo potere nella morte, pietrificasse i nemici.
Dal collo reciso di Medusa uscirono l’eroe Crisone e il cavallo alato Pegaso, i due figli di Poseidone che si trovavano ancora nel suo grembo e dalle gocce del suo sangue cadute a terra nacquero serpenti velenosi che popolarono il deserto, mentre da quelle che caddero in mare nacque il corallo rosso.

In natura le meduse sono invertebrati marini suddivisi in circa 7.000 specie. Hanno le forme più svariate e il loro ciclo biologico più variare ma fondamentalmente sono composte da un cappello superiore o ombrello, un velo, un anello e svariati tentacoli. La parte più pericolosa della medusa sono i suoi tentacoli che contengono veleni a volte letali. In talune specie il velo e l’anello non sono presenti.
I tentacoli possiedono delle cellule chiamate nematocisti che contengono delle strutture particolari che quando vengono sfiorate si proiettano nella pelle dello sfortunato, sia esso il pesciolino di cui si nutre la medusa, o uno sfortunato bagnante. Le medusa più velenosa è la Vespa di mare che ha provocato la morte di parecchie persone.
Le meduse possono essere piccole o grandi, trasparenti o colorate. Non possiedono un vero e proprio cervello pensante ma un rudimentale sistema nervoso che viene considerato come il più rudimentale del regno animale. Non hanno occhi e si orientano grazie alle stratocisti che fungono da bussola interna.
Talune nuotano attivamente mentre altre sono munite di vesciche galleggianti e si lasciano trasportare dalle correnti.

Creature immaginarie – Centauro

Il centauro è una creatura mitologica, metà uomo e metà cavallo.
I centauri vengono descritti come creature irascibili, violente, brutali, i cui piaceri erano il vino e violentare le donne.
Il loro progenitore fu Issione, il primo assassino. Issione chiese agli dèi il perdono delle sue azioni, e Zeus volle perdonarlo e nella sua magnanimità lo invitò alla mensa degli dèi.
Ma Issione, che era un essere malvagio, osò insidiare Era, la sposa di Zeus, per farle delle proposte oscene. Zeus volle metterlo alla prova per vedere fin dove arrivavano le sue brame, allora diede le forme di Era ad una nuvola (Nefele).
Issione sfogò le sue voglie su quella nuvola che partorì il primo Centauro (che era ancora totalmente umano), che si accoppiò con delle puledre che partorirono degli esseri metà uomo e metà cavallo.
I centauri erano comandati da Chirone che sebbene fosse un Centauro, era differente poiché anche la sua origine era diversa, infatti era figlio di Crono che in forma di cavallo si era unito alla ninfa Filira. Allievi di Chirone furono: Achille (del quale era bisnonno), Eracle, Castore e Polluce, Atteone, Asclepio, Giasone, Aristeo, Meleagro e altri.
Abitanti della Tessaglia, i Centauri rappresentavano i pregi e i difetti del genere umano portati ai massimi livelli. Infatti, la mitologia, da quella greca a quella medioevale, presenta queste creature a volte come estremamente sagge altre come esseri capaci di indicibili crudeltà
Durante il periodo medievale, all’immagine del Centauro era associata quella dell’eretico proprio per il fatto che la dissociazione delle sue parti anatomiche (metà uomo e metà cavallo) lo rendeva simile allo stato equivoco dell’eretico: per metà cristiano e per l’altra metà pagano.
Troviamo i Centauri citati nell’Inferno di Dante come giustizieri delle persone che hanno usato violenza verso il prossimo.
Oggi vengono definiti centauri i motociclisti, che a volte costituiscono un binomio con la loro moto.

Fonte

Creature immaginarie – Arpia

Nella mitologia greca l‘Arpia è una creatura mostruosa con il viso di donna e il corpo di un rapace. Le Arpie erano le figlie che Nettuno aveva avuto con Elettra, Tarmante e Anfitrite o con Gea a seconda delle tradizioni.
Il loro nome significa “coloro che afferrano” o “le rapitrici” ed erano la personificazione della tempesta. 
La mitologia classica narra che furono imprigionate sulle isole Strofadi, nel Mar Ionio da Giove che le usava contro coloro che voleva perseguitare. 
Sul loro aspetto ci sono opinioni discordanti. La tradizione classica le voleva con volto umano dall’aspetto di vecchio e corpo di rapace, sporche e crudeli che attiravano ed incantavano gli uomini con il loro canto e perseguitavano le proprie vittime e defecavano loro addosso.
La tradizione medievale le ritrae invece come ragazze giovani di bell’aspetto ma molto malvagie che tentano ed ingannano gli uomini con il loro canto melodioso portandoli alla morte, caratteristica che le avvicina ad un’altra figura mitica, quella delle sirene.
Le arpie compaiono in diverse opere letterarie, come la Divina Commedia di Dante Alighieri, l’Odissea di Omero e l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

In natura l’Arpia è il più grande rapace delle Americhe. E’ alta più di un metro, dotata di un’apertura alare di 2 metri e mezzo è in grado di volare a più di 90 chilometri orari nel fitto della foresta per catturare le sue prede.