Funghi antartici sopravvivono a condizioni marziane sulla Stazione Spaziale Internazionale

Lichene su ramo


Gli scienziati europei hanno raccolto degli esemplari di funghi che sopravvivono nelle rocce antartiche e li hanno mandati sulla Stazione Spaziale Internazionale. Dopo 18 mesi a bordo, in condizioni simili a quelle presenti su Marte, oltre il 60% delle loro cellule sono rimaste intatte, con il DNA stabile. I risultati forniscono nuove informazioni per la ricerca di vita sul pianeta rosso. I licheni dalla Sierra de Gredos (Spagna) e delle Alpi (Austria) hanno viaggiato anch’essi nello spazio per lo stesso esperimento.

La McMurdo Dry Valleys, che si trova in Antartide nella Valle Vittoria, è considerata l’ambiente terrestre più simile a Marte. Esso costituisce uno degli ambienti più aridi e più ostili del nostro pianeta, dove i venti forti spazzano neve e ghiaccio. Solo i cosiddetti microrganismi cryptoendolitici, in grado di sopravvivere nelle fessure nelle rocce, e alcuni licheni possono resistere a tali condizioni climatiche particolarmente difficili.

Alcuni anni fa un team di ricercatori europei si è recato in queste valli remote per raccogliere campioni di due specie di funghi cryptoendolitici: Cryomyces antarcticus e Cryomyces minteri. L’obiettivo era quello di inviarli sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per essere sottoposti a condizioni simil marziane e allo spazio per osservare la loro risposta.

I funghi sono stati collocati in celle (di 1,4 centimetri di diametro) su una piattaforma per esperimenti nota come ESPORRE-E, sviluppata dall’Agenzia Spaziale Europea per resistere ad ambienti estremi. La piattaforma è stata inviata tramite lo Space Shuttle Atlantis verso la ISS e collocata al di fuori del modulo Columbus con l’aiuto di un astronauta dal team guidato dal belga Frank De Winne.

Per 18 mesi, metà dei funghi antartici sono stati esposti a condizioni simili a quelle di Marte. Più specificamente, un’atmosfera con il 95% di CO2, il 1,6% di argon, lo 0,15% di ossigeno, il 2,7% di azoto e 370 parti per milione di H2O, e ad una pressione di 1000 pascal. Attraverso filtri ottici, i campioni sono stati sottoposti a radiazione ultravioletta come su Marte (lunghezza d’onda superiore a 200 nanometri) e altri sottoposti a radiazioni più basse, compresi campioni di controllo separati.

Il risultato più rilevante è stato che oltre il 60% delle cellule delle comunità endolitiche studiate è rimasta intatta dopo ‘l’esposizione a Marte’, o meglio, la stabilità del loro DNA cellulare era ancora alta,” sottolinea Rosa de la Torre Noetzel dallo Spain’s National Institute of Aerospace Technology (INTA), co-ricercatore del progetto.

La scienziata spiega che questo lavoro, pubblicato sulla rivista Astrobiology, fa parte di un esperimento noto come Lichens and Fungi Experiment (LIFE), “con il quale abbiamo studiato l’evolversi e il il destino di diverse comunità di organismi litici nel corso di un lungo periodo nello spazio sulla piattaforma EXPOSE-E“.

I risultati aiutano a valutare la capacità di sopravvivenza e la stabilità a lungo termine di microrganismi e bioindicatori sulla superficie di Marte, informazioni che diventano fondamentali e rilevanti per futuri esperimenti incentrati alla ricerca di vita sul pianeta rosso“, afferma De la Torre.

Licheni anche da Gredos e dalle Alpi

I ricercatori del esperimento LIFE, coordinato in Italia dal professor Silvano Onofri presso l’Università della Toscana, hanno studiato anche due specie di licheni (Rhizocarpon geographicum e Xanthoria elegans) che possono sopportare gli ambienti estremi di alta montagna. Questi esemplari sono stati raccolti dalla Sierra de Gredos (Avila, Spagna) e sulle Alpi (Austria), e la metà dei campioni è stata anch’essa esposta alle condizioni marziane.

Un’altra serie di campioni (sia licheni che funghi), è stato sottoposto ad un ambiente estremo nello spazio (con variazioni di temperatura compresi tra -21,5° e +59,6° C, alla radiazione galattica e ad un vuoto tra 10-7 a 10-4 pascal). È stato inoltre esaminato l’effetto dell’impatto delle radiazioni ultraviolette extraterrestri sulla metà dei campioni.

Dopo il viaggio di un anno e mezzo, e l’inizio dell’esperimento sulla Terra, le due specie di licheni ‘esposti all’ambiente di Marte’ mostrato il doppio dell’attività metabolica di quelli che erano stati sottoposti alle condizioni dello spazio, raggiungendo anche 80% in più nel caso di Xanthoria elegans.

I risultati hanno mostrato attività fotosintetica modesta nei licheni esposti alle dure condizioni dello spazio (2,5% dei campioni), simile a quella presentata dalle cellule fungine (4,11%). In questo ambiente spaziale si è osservato che il 35% delle cellule fungine ha mantenuto le proprie membrane intatte, un ulteriore segno della resistenza dei funghi antartici.

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Un dinosauro dal collo lungo vissuto nel Giurassico e ritrovato in Cina potrebbe aver dato origine alle leggende sui draghi

Un nuovo dinosauro che aveva un collo straordinariamente lungo è stato scoperto in Cina e chiamato ‘Drago di Qijiang.

Qijianglong (pronunciato “CHI-jyang-lon”) è lungo circa 15 metri ed é vissuto circa 160 milioni di anni fa nel tardo Giurassico.
Il sito dove è stato rinvenuto il fossile è stato trovato da operai edili nel 2006, gli escavatori hanno colpito una serie di grandi vertebre del suo collo proteso nel terreno.
 

Incredibilmente, la testa del dinosauro era ancora attaccata al collo.
E’ raro trovare la testa e il collo di un dinosauro a collo lungo insieme, perché la testa è così piccola che si stacca facilmente dopo la morte dell’animale“, ha detto Tetsuto Miyashita, dottorando alla Univerity of Alberta.

La nuova specie appartiene ad un gruppo di dinosauri chiamati mamenchisauridi, noti per i loro colli estremamente lunghi, che talvolta rappresentano la metà della lunghezza del loro corpo.
La maggior parte dei sauropodi, o dinosauri dal lungo collo, hanno il collo lungo solo circa un terzo della lunghezza del corpo.

Unico tra i mamenchisauridi, Qijianglong aveva le vertebre del collo che presumibilmente erano piene di aria, rendendo così il collo relativamente più leggero nonostante le sue enormi dimensioni.
Le interconnesioni tra le vertebre indicano anche un collo sorprendentemente forte che era molto più mobile nel flettersi in verticale rispetto a quanto lo fosse lateralmente, simile quindi ad una gru di quelle utilizzate in edilizia.

Qijianglong è un animale fantastico. Se pensate ad un grosso animale che è costituito per metà dal collo, potete capire che l’evoluzione può fare cose del tutto straordinarie“, ha detto Miyashita.
Qijianglong dimostra che i dinosauri dal collo lungo si sono diversificati in modo unico in Asia durante il periodo Giurassico – qualcosa di molto speciale stava accadendo in quel continente. In nessun altro luogo possiamo trovare dinosauri con colli lunghi come quelli ritrovati in Cina. Il nuovo dinosauro ci dice che queste specie estreme prosperano quando restano isolate dal resto del mondo.

Miyashita ritiene che i mamenchisauridi si siano evoluti in molte forme diverse, quando altri dinosauri dal lungo collo si estinsero in Asia.

È possibile che i dinosauri fossero rimasti isolati come risultato di un grande ostacolo, come l’apertura di un mare, e abbiano poi perso la competizione con specie invasive quando la connessione con il resto del territorio è stata ripristinata.
E’ ancora un mistero il motivo per cui i mamenchisauridi non siano migrati verso altri continenti“.
Lo scheletro di Qijianglong è ora ospitato in un museo locale in Qijiang.

La Cina è la patria dell’antico mito dei draghi“, dice Miyashita, “Mi chiedo se gli antichi cinesi avessero inciampato su uno scheletro di un dinosauro a collo lungo come Qijianglong e raffigurato quella creatura mitica come un dragone.

La scoperta è stata riportata sul Journal of Vertebrate Paleontologia.

I microbi che cavalcano la metro di NYC con te

Tra le varie bizzarre attrazioni della metropolitana di New York, i minuscoli organismi, invisibili, in agguato nelle stazioni potrebbero essere il più colorato e stravagante spettacolo della città.
Un team di scienziati ha raccolto campioni tramite tamponi di cotone dai tornelli, dalle uscite di emergenza, dai chioschi MetroCard, dalle panchine, dai corrimano e dai bidoni della spazzatura in tutte le 468 stazioni che compongono il sistema di metropolitana della città tentacolare di New York, che prevede 1,7 miliardi di corse ogni anno.
I ricercatori hanno ottenuto alcuni risultati insoliti: da tracce di agenti patogeni come la peste e l’antrace, a microbi marini ritenuti nativi dell’Antartide e, forse i più sorprendenti, i fermenti della mozzarella.
Alcuni abitanti di New York potrebbero innervosirsi nel sapere che stanno viaggiando con centinaia di microbi, ma gli scienziati hanno detto non c’è motivo di preoccuparsi o di mettersi a viaggiare con i guanti sui treni. La maggior parte delle 637 tracce di DNA di batteri, virus, funghi e animali che sono state raccolte dagli scienziati provengono da organismi che non causano malattie o che in ogni caso si trovano comunemente sul corpo umano.
I nostri dati mostrano che la maggior parte dei batteri presenti in queste aree di transito densamente popolate e altamente trafficate, sono ininfluenti per la salute umana, e la gran parte di essi si trovano comunemente sulla pelle o nel tratto gastrointestinale umano,” ha detto in un comunicato Christopher Mason, assistente presso il Weill Cornell Medical college di New York. “Questi batteri possono anche essere utili, dal momento che possono entrare in competizione con i batteri pericolosi.
I batteri sono gli organismi più comuni (46,9 per cento) che si trovano nel sistema della metropolitana, e circa il 57 per cento di questi batteri non sono mai stati collegati a malattie umane. Un altro 31 per cento dei batteri rilevati sono stati classificati come patogeni opportunisti che potrebbe potenzialmente infettare le persone con un sistema immunitario indebolito.
Il restante 12 per cento ha qualche collegamento con delle malattie, come i batteri resistenti agli antibiotici, che erano presenti nel 27 per cento dei campioni raccolti nello studio. Due campioni avevano tracce di DNA di antrace, e altri tre campioni avevano una molecola di DNA associata con la peste bubbonica. Ma questi organismi non sembrano essere vitali e non erano collegati ad alcun recente focolaio di malattia.
Sono invece probabilmente solo i coabitanti presenti in qualsiasi infrastruttura urbana condivisa di in ogni città, ma una più ampia sperimentazione è necessaria per determinare quanto comune sia questa situazione in altre città“, ha detto Mason. “Nonostante siano state trovate tracce di microbi patogeni, la loro presenza non è sufficientemente alta per costituire una minaccia per la salute umana.
Un’altra strana scoperta è arrivata dalla South Ferry Station, sulla punta di Lower Manhattan, che è stata completamente sommersa dall’acqua di mare, quando la super tempesta Sandy ha attraversato la regione di New York alla fine di ottobre del 2012. Due anni più tardi, il profilo batterico della stazione assomiglia ancora ad un freddo ecosistema marino, con tracce di batteri come Pseudoalteromonas haloplanktis, che si trova nelle ostriche, e Shewanella frigidimarina, che si teorizza essere una specie antartica, associata ai pesci.
C’è ancora un sacco di potenziale per l’esplorazione scientifica del sistema della metropolitana, ci hanno spiegato i ricercatori. Mason e i suoi colleghi non hanno potuto individuare nemmeno la metà del DNA raccolto nel loro studio, il che significa che queste sequenze non corrispondono con nessun organismo conosciuto dal National Center for Biotechnology Information (NCBI) o il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie. Ma quei database potrebbero necessitare di un aggiornamento.
I ricercatori dello studio hanno scoperto ad esempio che il DNA dello scarabeo del pino di montagna è più diffuso del DNA umano nelle stazioni della metropolitana di New York. Tuttavia, la presenza del DNA dello scarabeo potrebbe effettivamente essere la sentinella della presenza di un genoma ancora da sequenziare di un altro insetto, più comune, come lo scarafaggio, che non è ancora nel database NCBI, hanno riferito i ricercatori nel loro rapporto .
I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Cell Systems di questa settimana, e i ricercatori sperano che questa messe di dati servirà come base per aiutare i funzionari della città a monitorare le malattie, le minacce di bioterrorismo e la salute pubblica.
I dati dello studio sono stati caricati in una PathoMap interattiva. Ma se non siete versato in tassonomia batterica, potreste avere dei problemi nella decifrazione dei vari tipi di microbi che sono stati trovati alle fermate della metropolitana. La grafica interattiva di The Wall Street Journal espone i risultati in un linguaggio più semplice, che mostra le posizioni dei batteri associati a creme solari dissenteria, formaggi italiani, infezioni da stafilococco, kimchi (tipico piatto coreano fatto con verdure fermentate) e crauti.

La rigenerazione degli arti è nata 300 milioni di anni fa

Sono stati ritrovati fossili di antichi anfibi primitivi con bizzarre appendici, alcuni con dita dei piedi in più e deformate, e questo suggerisce che in alcuni vertebrati la capacità di rigenerare o far ricrescere gli arti amputati si era già evoluta almeno 300 milioni di anni fa.
Le salamandre sono gli unici vertebrati a quattro zampe moderni in grado di rigenerare completamente gli arti in età adulta. Ma molti altri animali, tra cui rane, cecilie (anfibi che assomigliano a lombrichi) e alcuni pesci, hanno anch’essi alcune capacità rigenerative, il che suggerisce la possibilità che questa capacità potrebbe essersi inizialmente evoluta molto tempo fa. Tuttavia, gli scienziati non hanno trovato prove fossili di rigenerazione degli arti fino ad ora.
Negli ultimi anni, si è speculato circa l’evoluzione della capacità di rigenerazione, ma la quantità di dati disponibili sono limitati“, ha detto David Gardiner, un biologo dello sviluppo presso l’Università della California, a Irvine, che studia la rigenerazione degli arti, ma non è stato coinvolto in questa ricerca. Per osservare la rigenerazione degli arti nei reperti fossili, gli scienziati avrebbero bisogno di trovare esemplari ben conservati con arti anormali o arti coinvolti nel processo di rigenerazione (un arto completamente rigenerato che si è formato senza difetti è difficile da differenziare da un arto originale). Ma nella maggior parte dei casi, i ricercatori trattano fossili cui mancano segmenti scheletrici o intere parti del corpo.
Per capire meglio l’evoluzione precoce della rigenerazione degli arti nei vertebrati, gli scienziati del Museum für Naturkunde (un museo di storia naturale di Berlino) hanno analizzato fossili di Micromelerpeton crederni, una primitiva specie di anfibi e lontano parente di alcuni anfibi moderni che visse tra il Carbonifero Superiore e il Permiano Inferiore, tra i circa 310 milioni e 280 milioni di anni fa. I fossili sono stati inizialmente scoperti in depositi lacustri in Europa centrale, come il Lago di Odernheim nel sud ovest della Germania – l’ambiente privo di ossigeno presente sul fondo dei laghi ha aiutato a preservare i resti degli animali, comprese strutture delicate come le branchie, il contenuto dello stomaco e le squame presenti sulla pelle.

La maschera funeraria di una mummia nascondeva precetti biblici

La maschera funeraria di una mummia nascondeva il più antico frammento di dottrina critiana conosciuto? Un frammento di 1.900 anni fa del Vangelo di Marco scritto a soli 70 anni dalla la morte di Gesù è stato trovato in un corredo funebre.
 
Un pezzo di papiro usato per fare una maschera indossata da una mummia, potrebbe contenere la più antica copia conosciuta di un Vangelo.
Il materiale riciclato, che porta una parte del Vangelo di Marco, è stato scritto nel primo secolo e precede la successiva più antica copia superstite dei testi evangelici di circa un secolo, secondo gli esperti.

Il testo, che è impostato per essere pubblicato, è stato estratto usando una tecnica che permette di dissolvere la colla utilizzata nella costruzione della maschera della mummia, senza danneggiare l’inchiostro sul papiro.
Ha, tuttavia, distrutto il manufatto originale.
Mentre le maschere mortuarie dei faraoni molto sovente erano fatte d’oro, era comune per gli egizi di status inferiore essere sepolti con maschere costruite con papiro, vernice e colla un tipo di cartapesta.

Dato che il papiro era costoso, la gente spesso ne riutilizzava i fogli, che portavano gia sopra delle scritte.
Gli scienziati dell’Acadia Divinity College di Wolfville, Nova Scotia, hanno scollato la maschera e fatto la scoperta.
Craig Evans, docente di Nuovo Testamento, ha detto a LiveScience: “Stiamo recuperando antichi documenti del primo, secondo e terzo secolo riciclati nelle maschere funebri delle mummie.
Ha detto che alcuni testi greci classici, tra cui la poesia di Omero, documenti biblici, documenti commerciali e lettere datate sono stati trovati finora in questo modo.

Il team è stato in grado di datare il frammento di Vangelo, esaminando documenti trovati nella stessa maschera, che è stata distrutta a causa della natura distruttiva della tecnica usata.
Mentre alcuni studiosi hanno criticato la pratica, il professor Evans ha detto che la maschera in questione non era di grande importanza per il museo ed ha rivelato testi interessanti.
 

 Il Vangelo secondo Marco è il secondo, e più breve, libro del Nuovo Testamento.
Si pensa che Marco scrisse il suo vangelo verso la metà degli anni ’60 d.C., circa 30 anni dopo gli eventi che sta descrivendo.
La maggior parte degli studiosi lo considerano il più antico dei Vangeli ed è il lavoro di un autore sconosciuto.
Nel Vangelo, Marco racconta del ministero di Gesù, dal battesimo alla sua morte e sepoltura e la scoperta della tomba vuota.
Tuttavia non vi è narrazione sulla nascita, racconti di apparizioni post-resurrezione.
Ritrae Gesù come un eroe, un esorcista, un guaritore e un taumaturgo.
Gesù mantiene la sua identità segreta di messia, nascondendo i suoi insegnamenti in parabole in modo che anche i discepoli non riescano a capire.
Tutto questo è in linea con la profezia, che aveva predetto il destino del Messia comeServo sofferente“.

Oltre a studiare gli altri documenti utilizzati per costruire la maschera, gli esperti hanno datato il frammento di Vangelo esaminando il tipo di scrittura usata e con la datazione al carbonio.
Pensano che sia stato scritto prima dell’anno 90, ma non possono essere condivise maggiori informazioni  fino a quando il testo verrà pubblicato, entro la fine dell’anno, insieme ad altri pezzi di papiro trovati in altre maschere funerarie di altre mummie.
Pur essendo di piccole dimensioni, gli esperti sostengono che il frammento biblico fornirà indizi utili a capire se il Vangelo di Marco è cambiato nel corso dei secoli.

Il professor Evans è interessato a conoscere per quanto tempo il papiro contenente il Vangelo è stato in uso prima di essere trasformato in una parte della maschera, perché potrebbe far luce su come i testi biblici sono stati copiati nel corso del tempo.
Ha spiegato: “Abbiamo tutte le ragioni per credere che gli scritti originali e le loro prime copie sarebbero rimaste in circolazione per un centinaio di anni, nella maggior parte dei casi in alcuni casi molto più a lungo, anche 200 anni.
Ciò significa che uno scriba che copiò uno scritto nel terzo secolo, potrebbe, ad esempio, aver lavorato su di un originale scritto secoli prima.

Il frammento di papiro e di altri testi ottenuti da maschere funerarie di mummie verranno pubblicati entro la fine dell’anno.

LA CONTROVERSA TECNICA USATA

Gli scienziati hanno usato una tecnica controversa per recuperare il frammento di Vangelo.
Hanno utilizzato un metodo che scioglie la colla utilizzata nella costruzione delle maschere funerarie presenti su alcune mummie per rimuovere frammenti, senza danneggiare l’inchiostro presente sul papiro.
Questo, tuttavia, distrugge il manufatto originale.

Gli studiosi stanno discutendo se la distruzione dei manufatti anche se non sono di grande importanza per il museo può essere giustificata.
Il professor Evans ha detto che la tecnica sta portando un sacco di nuovi testi alla luce e che non è raro che se ne recuperino oltre 24 da una sola maschera.
Ma altri archeologi, come Paul Barford, hanno criticato il suo lavoro sul Vangelo.

L’atto di togliere la maschera dall’involto era di solito accompagnato dalla distruzione di tutta la mummia. Ora, questi ragazzi con i loro accenti atroci e atteggiamenti condiscendenti stanno distruggendo quello che resta per mettere le mani su un trofeo da mostrare,ha scritto in un post sul suo blog.

Robert Mazza, docente di Scienze dell’Antichità presso l’Università di Manchester ha criticato i  discorsi degli esperti sul Vangelo ad una conferenza in un post sul suo blog, dicendo che non solo sono male informati, ma potrebbero anche incoraggiare altre persone ad acquistare maschere funerarie sul mercato antiquario per scioglierle nel sapone Palmolive.

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I ragni sanno contare?

I ragni golden orb-web (Nephila clavipes) sono soliti stare ad aspettare che altri cacciatori accumulino prede nelle dispense sulle loro tele. Queste dispense vengono a volte rubate agli altri ragni. Se le prede vengono rimosse dalle loro ragnatele, i ragni golden orb-web vanno a cercarle. Cercano di più quando hanno perso più prede così come quando hanno perso prede più grandi.
Rafael Rodríguez della University of Wisconsin-Milwaukee e colleghi volevano sapere se questi ragni hanno sviluppato un senso del numerosità: l’abilità cioè di monitorare il numero di prede presenti nelle loro dispense.
I ricercatori hanno condotto un esperimento sul campo in Costa Rica per determinare se i golden orb-web si rappresentano il numero di prede o la massa totale delle loro dispense nei loro ricordi. Rodríguez dice che questi ragni sono estremamente interessanti da studiare: “Sono grandi, attivi durante il giorno, e si muovono in modo relativamente lento, insomma sono un sogno che diventa realtà per gli studenti di comportamento.
La chiave per testare queste due ipotesi era la ricerca di una differenza nell’aumento dello sforzo speso nella ricerca in base alla massa delle prede o al conteggio delle stesse. “Potrebbe essere che i ragni tengano traccia dei conti, ma non saprebbero se l’aumento è lo stesso per gli aumenti equivalenti in massa“, dice Rodríguez. Trovare una differenza indica che essi possono tenere traccia di entrambe le variabili.
Rodríguez ed i suoi colleghi hanno trovato dei golden orb-web sulle loro ragnatele e hanno dato loro una certa quantità di prede (larve di tarme della farina), sia sotto forma di una preda di una determinata dimensione sia sotto forma di un determinato numero di prede della stessa dimensione. Hanno lasciato che i ragni svolgessero il loro normale lavoro di cattura delle prede e che cominciassero a nutrirsi di esse, e poi hanno rimosso le prede. Questo ha spinto i ragni ad iniziare la ricerca.
I ricercatori hanno scoperto che i ragni hanno aumentato i loro sforzi nella ricerca sia in base al numero delle prede che in base alla dimensione, ma lo hanno fatto più rapidamente in base ai conteggi. Ciò suggerisce che tengono traccia sia della numerosità che della dimensione delle prede, e che danno più peso alla numerosità.
Siamo in grado di arrivare ad una conclusione provvisoria, e cioè che questi ragni possiedono un senso della numerosità“, dice Rodríguez.
Questa capacità mette i ragni golden orb-web sul piano di molti vertebrati e di almeno un paio di altri invertebrati. “Questo è interessante perché suggerisce che cervelli di dimensioni molto diverse e con diversa organizzazione possono dare agli animali che li possiedono questa capacità“, dice Rodríguez.

Un cimitero contenente milioni di mummie è stato scoperto in Egitto. Sono presenti anche resti di bambini


I resti di un bambino, sepolto più di 1.500 anni fa, quando l’impero romano controllava l’Egitto, è stato trovato in un antico cimitero che contiene più di 1 milione di mummie, secondo un team di archeologi della Brigham Young University di Provo, Utah.

Il cimitero è ora stato denominato Fag el-Gamous, che significa “Via del Bufalo d’Acqua”, un titolo che deriva dal nome di una strada vicina. Gli archeologi della Brigham Young University hanno portato avanti gli scavi a Fag el-Gamous, e ad una piramide vicina, per circa 30 anni. Molte delle mummie risalgono al tempo in cui l’impero Romano, o Bizantino che dir si voglia, governava l’Egitto, dal 1 ° secolo al 7 ° secolo d.C. [Foto del cimitero di mummie]

Siamo abbastanza sicuri di avere più di un milione sepolture all’interno di questo cimitero. E’ grande, ed è popolato,ha detto in un articolo presentato al Society for the Study of Egyptian Antiquities Scholars Colloquium, che si è tenuto il mese scorso a Toronto, il Direttore di Progetto Kerry Muhlestein, professore associato presso il Dipartimento di antiche scritture alla Brigham Young University.

Questo cimitero non era un luogo di sepoltura per i re e i reali. Le persone sepolte qui erano spesso sepolte senza corredi funerari, e senza bare, hanno detto i ricercatori. Gli organi interni del defunto raramente venivano rimossi; è stato invece l’ambiente naturalmente arido che li ha mummificati. Non credo che si possa definire una vera mummificazione quello che è successo a queste sepolture“, ha detto Muhlestein. Se vogliamo usare il termine in senso lato, allora sono stati mummificati.

Nonostante il basso status dei morti, i ricercatori hanno scoperto alcuni elementi straordinariamente belli, inclusi biancheria, vetri e stivaletti, anche colorati, disegnati per un bambino.

Una grande ricchezza per i parenti, le cose più belle che avevano, sono state poste in queste sepolture,” ha detto Muhlestein.

Il bambino mummificato è stato sepolto con diverse altre mummie. Era avvolto in una tunica e indossava una collana con due braccialetti su ogni braccio.

C’è qualche prova che hanno provato a svolgere la maggior parte del processo di mummificazione. Le dita e le unghie dei piedi, il cervello e la lingua si sono conservati incredibilmente bene“, i ricercatori hanno scritto sulla pagina Facebook del progetto. I gioielli ci fanno pensare che fosse una ragazza, ma non si può dire.

I ricercatori stimano che la bambina avesse 18 mesi quando è morta. Fu sepolta con grande cura, come se qualcuno, evidentemente, la amasse molto, e avesse fatto di tutto per prendersi cura di questa bambina nella sepoltura,hanno scritto i ricercatori. E’ molto triste, ma ci sono riusciti. E’ una bella sepoltura.

Il mistero del milione di mummie.
Da dove esattamente venga questo milione di mummie è un mistero in corso, e uno di quelli che la squadra deve ancora risolvere. Un vicino villaggio sembra troppo piccolo per giustificare un cimitero così grande, hanno detto i ricercatori. C’è un’antica città chiamata Filadelfia (così denominata da re Tolomeo II Filadelfo) non lontano da questo luogo, ma questa città ha un luogo di sepoltura suo.

Mentre vi è una piccola piramide vicina, che è stata costruita più di 4.500 anni fa, più di due millenni prima che il cimitero fosse usato per la prima volta.
E’ difficile capire da dove venivano tutte queste persone“, ha detto Muhlestein a live Science.

Una mummia alta oltre 2 metri.
Le storie che questi milioni di mummie raccontano appaiono infinite. Il team di Brigham Young ha scavato più di 1.000 di queste mummie negli ultimi 30 anni, e Muhlestein, ammette il team, è in arretrato di pubblicazioni.

Una scoperta che non è stata pubblicata è quella di una mummia che è alta più di 2 metri di altezza. Abbiamo trovato un maschio alto più di 2 metri, che era troppo grande per entrare nel pozzo, così lo hanno tagliato a metà e gettato dentro“, ha detto Muhlestein al pubblico di Toronto.

Questo è un’altezza straordinaria data la generale scarsa nutrizione che avevano queste persone, ha detto Muhlestein a Live Science in un’intervista, aggiungendo che anche con una buona alimentazione, è davvero insolitoper un individuo raggiungere quell’altezza. La grande altezza potrebbe essere stata causata da una condizione medica che ha causato un eccesso di produzione dell’ormone della crescita, ma maggiori ricerche devono essere fatte per determinare questo.

Questa mummia sorprendentemente alta è stata scoperta prima che Muhlestein diventasse direttore, e i risultati devono ancora essere pubblicati. Abbiamo un grande portafoglio di pubblicazione, e stiamo stiamo cercando di recuperare il ritardo per portare i nostri colleghi e il pubblico a conoscenza [dei reperti].

Mummie bionde e con i capelli rossi.
Mentre gli scavi e la pubblicazione delle scoperte che arrivano dal cimitero pongono sfide scoraggianti, forniscono anche agli archeologi opportunità formidabili.

Per esempio, la squadra è nelle prime fasi di creazione di una banca dati di tutte le mummie che ha scavato. Al termine, il database aiuterà i ricercatori a studiare i modelli di sepoltura della zona.

Mentre la creazione del database è nelle fasi iniziali, ha già fornito alcuni primi risultati interessanti. Muhlestein ci ha detto che lui e gli altri ricercatori possono già utilizzare la banca dati per mostrarci tutte le sepolture biondi, e questo ci [mostra] che sono raggruppate in una zona, oppure tutte le sepolture con i capelli rossi, e [si vede] sono raggruppate in un’altra zona.

Questi gruppi sono interessanti perché suggeriscono che forse abbiamo aree di famiglia o gruppi genetici [in alcune zone], ma stiamo ancora cercando di esplorare questa possibilità“, ha detto Muhlestein.

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La città più antica d’Europa.

 
Una città preistorica scoperta in Bulgaria è stata identificata come la più antica finora scoperta in Europa.
Vasil Nikolov, professore del’Istituto Nazionale di archeologia della Bulgaria, ha detto che le pareti in pietra dissotterrate dal suo teem vicino alla città di Provadia hanno un’età stimata tra 4.700 e 4.200 anni prima di Cristo. I muri, che sono alti tre metri e profondi due, sono le fortificazioni più antiche mai trovate in Europa.
 
I lavori di scavo sono iniziati nel 2005, ma solamente dopo quest’ultima stagione di scavi abbiamo trovato prove sufficienti per sostenere questa teoria.” ha detto Nikolov all’Associated Press. Il gruppo ha finora dissotterrato i resti del basamento di alcuni edfici a due piani, del diametro di circa 100 metri, circondati da un muro fortificato. Gli scavi hanno inoltre portato alla luce una serie di pozzi utilizzati per i rituali e anche una parte di una porta. Le analisi con il carbonio radioattivo hanno datato l’insediamento a circa 5.000 anni prima di Cristo, più di mille anni prima della nascita della civiltà greca.
 
Nuovi reperti dagli scavi sono stati spediti all’Università di Colonia, in Germania, per ulteriori esami.” Ci dice il dottor Nikolov.
La Bulgaria, un Paese dei Balcani, di 7,3 milioni di abitanti, ospita numerosi insediamenti preistorici, neolitici e dell’età del bronzo, tumuli, e resti significativi di età romana e bizantina.
Il dottor Nikolov ci dice che l’insediamento vicino a Provadia era abitato da circa 350 persone che probabilmente commerciavano in sale, lo stesso che si trova vicino all’insediamento.
 
Bollivano l’acqua salmastra delle sorgenti in forni di mattoni e poi scambiavano il sale con le tribù vicine per avere altre merci” sono parole del dottor Nikolov che cita come possibile prova i gioielli d’oro e rame e gli altri manufatti trovati negli scavi dell’area.
La più preziosa è una raccolta di 3.000 pezzi d’oro trovati 40 anni fa vicino alla città di Varna, sul Mar Nero.
Questa raccolta potrebbe essere il più antico tesoro in oro trovato in Europa.
 
Per millenni il sale è stato una delle merci più preziose, tanto da essere usato come moneta” ci spiega il dottor Nikolov, aggiungendo che questo spiega le mura massicce, che servivano a tenere al sicuro il sale.
Le case a due piani, così come gli aghi in rame e le ceramiche trovate nelle tombe presenti nel sito, suggeriscono la presenza di una comunità ricca la cui principale fonte di reddito era il prezioso sale.
Il dottor Nikolov si aspetta nuove scoperte la prossima estate, quando il suo gruppo tornerà sul sito ed inoltre ha anche ringraziato la Gipson Foundation di New York che ha finanziato la maggior parte degli scavi.
Non saremmo in grado di continuare senza i finanziamenti dei privati” ribadisce lo studioso.

Satira.

La satira (dal latino satura lanx, il vassoio riempito di offerte agli dei) è un genere della letteratura e di altre arti caratterizzata dall’attenzione critica alla politica e alla società, mostrandone le contraddizioni e promuovendo il cambiamento. Sin dall’Antica Grecia la satira è sempre stata fortemente politica, occupandosi degli eventi di stretta attualità per la città (la polis), ed avendo una notevole influenza sull’opinione pubblica ateniese, proprio a ridosso delle elezioni. Per questo motivo è sempre stata soggetta a violenti attacchi da parte dei potenti dell’epoca, come nel caso del demagogo Cleone contro il poeta comico Aristofane.

Per Giorgio Forattini, la satira è una grande dimostrazione, la più alta espressione, di libertà e di democrazia. Secondo Dario Fo la satira è una forma libera e assoluta del teatro; Daniele Luttazzi la definisce «un punto di vista e un po’ di memoria». Questo, assieme ai temi rilevanti che affronta, la distingue dalla comicità e dallo sfottò (la presa in giro bonaria), nei quali l’autore non ricorda fatti rilevanti e non propone un punto di vista ma fa solo del “colore”.

 
La satira, storicamente e culturalmente, risponde ad un’esigenza dello spirito umano: l’oscillazione fra sacro e profano. La satira si occupa da sempre di temi rilevanti, principalmente la politica, la religione, il sesso e la morte, e su questi propone punti di vista alternativi, e attraverso la risata veicola delle piccole verità, semina dubbi, smaschera ipocrisie, attacca i pregiudizi e mette in discussione le convinzioni.

Il virus più grande del mondo è stato risuscitato da uno strato di permafrost di 34.000 anni fa

Non è una minaccia per gli esseri umani, ma dimostra che gli antichi virus possono sopravvivere per millenni e rimane una potenziale minaccia per la salute.
In profondità all’interno del permafrost siberiano, quasi 100 metri sotto il terreno ghiacciato, queste creature giacevano, dormienti, da secoli e secoli. Sopra la terra, i ghiacciai si sono ritirati, gli uomini preistorici sono arrivati​​, e alla fine, le civiltà si sono sviluppate.
Ora, questa creatura è stata scongelata e rivive, grazie ad un team di scienziati francesi. Si tratta di un virus, e la sua risurrezione simile a quella di uno zombie, dimostra che i microbi possono sopravvivere molto più a lungo di quanto gli scienziati avessero immaginato.
Per decine di migliaia di anni, il virus è rimasto completamente congelato. Il microbo, tuttavia, non era abbastanza morto, anche perché i virus, per gli standard della biologia, non possono essere descritti come veramente vivi. Tutti i virus necessitano di cellule ospiti di riprodursi, e tra i cicli riproduttivi, sopravvivono come una particella inerte chiamata virione, più o meno analoga al seme di una pianta.

Nel 2000, gli scienziati, guidati da Jean Michel Claverie e Chantal Abergel del  Mediterranean Institute of Microbiology, sono arrivati a Anyuysk, una remota cittadina nella regione di Chukotka in Siberia, alla ricerca di nuovi virus in ambienti inesplorati. Era stato precedentemente ipotizzato (e da allora è stato dimostrato) che questi organismi possono restare congelati per decine di migliaia di anni e poi riprendere vita con successo, così i ricercatori hanno perforato in profondità in un affioramento di terreno permanentemente ghiacciato lungo le rive del fiume Anuy alla ricerca di alcuni di essi.
Hanno gestito la porzione di terreno ghiacciato estratto con estrema cura, rivestendo la sua superficie esterna con alcool per evitare la contaminazione, per poi estrarre un piccolo campione di suolo dal suo centro e riporlo in un sacchetto sterile. Usando la datazione al radiocarbonio, gli scienziati hanno datato l’età del terreno intorno ai 34.000 – 37.000 anni.
Passarono gli anni, e gli scienziati hanno infine analizzato il campione, insieme ad altri. Più di un decennio dopo, hanno finalmente annunciato di aver effettivamente trovato un virus vitale nel campione di permafros, ed è molto più insolito di quanto si aspettavano.
Abbiamo scoperto che i virioni potrebbero rimanere infettivi almeno così a lungo“, dice Claverie. “La sorpresa è data più dal fatto che era un virus gigante e di un tipo completamente diverso da quelli precedenti [ moderni ].
Fino al 2003, si pensava che tutti i virus fossero minuscoli – completamente invisibili al microscopio ottico standard e una frazione della dimensione della maggior parte delle cellule batteriche. Da allora, diversi virus giganti sono stati scoperti, tra cui i pandoravirus, scoperti da Claverie e Abergel in un campione di acqua raccolta al largo delle coste del Cile, che deteneva il record di dimensioni con una lunghezza di circa un micrometro, o un millesimo di millimetro.
Ma il loro nuovo virus Pithovirus sibericum, descritto in un articolo pubblicato negli Atti della National Academy of Sciences, è un sorprendente 1,5 micrometri di lunghezza, tra 10 e 100 volte la grandezza di un virus di medie dimensioni. Sotto un microscopio, è facilmente visibile come un ovale bordato da una busta nero scuro con un tappo forato alla fine, delle dimensioni di una cellula batterica.
Esso non rappresenta alcun pericolo per l’uomo, perché infetta esclusivamente organismi unicellulari denominati amebe, gli scienziati hanno scoperto la cosa quando hanno fatto rivivere il microbo dalla sua forma di virione inerte riscaldandolo e mettendolo in una capsula di Petri con delle amebe dal vivo. Una volta rianimato, il virus è entrato nelle amebe, ha dirottato la macchina metabolica delle cellule per creare molte copie di se stesso, distruggendo le cellule, uccidendole e liberando copie di se stesso per infettare altre cellule.
I virus giganti precedentemente noti infettano anch’essi le amebe, probabilmente a causa di quanto sia facile entrare nelle loro membrane. Le amebe si nutrono attraverso la fagocitosi, utilizzando le loro membrane cellulari per inghiottire particelle e organismi; tutto quello che deve fare un virus gigante per entrare all’interno di un’ameba, è lasciarsi fagocitare. Poiché la maggior parte delle cellule animali umane e altre non fagocitano particelle in questo modo, i virus che ci infettano hanno generalmente usato metodi di immissione più complessi, che impediscono di raggiungere tale dimensione enorme.
Per gli scienziati, l’aspetto più significativo della nuova scoperta è ciò che hanno trovato quando hanno isolato il DNA del virus e sequenziato i suoi geni. “La dimensione del genoma è molto più piccola di quanto previsto considerata la dimensione delle particelle, infatti è di soli 500 geni“, ci dice Claverie, “le altre due famiglie di virus giganti ne hanno più di mille.” Inoltre, il processo di replica del nuovo virus è molto più simile a quella del virus di dimensioni standard, piuttosto che a quella  degli altri virus giganti, il che porta Claverie a descriverla come una sorta di “ponte” tra i virus giganti e quelli tradizionali.
Fino ad ora, le due famiglie di virus giganti scoperti (megavirus e pandoravirus) erano molto simili geneticamente. La scoperta di un virus gigante radicalmente diverso in un campione casuale di permafrost, dicono i ricercatori, indica che i virus giganti sono molto più comuni e più vari di quanto si pensasse.
C’è anche il fatto che questo virus è sopravvissuto per almeno 30.000 anni nel terreno ghiacciato. Poiché i virus non si impegnano nella maggior parte delle attività autosufficienti eseguite da tutte le forme di vita (non sfruttano l’energia per regolamentare il proprio metabolismo, per esempio), sembra probabile che essi possano sopravvivere in uno stato inerte molto più a lungo di qualsiasi altra forma di vita. Se l’unico limite è la quantità di tempo il loro DNA può persistere, è possibile che possa sopravvivere per diversi milioni di anni prima di essere irrimediabilmente danneggiato dalla radioattività naturale della Terra. Claverie e Abergel stanno attualmente campionando strati precedenti di terreno ghiacciato per cercare virus, anche più antichi.
Ma anche se questo particolare virus non rappresenta una minaccia per la salute umana, la sua scoperta solleva interrogativi inquietanti. “Esso è una buona dimostrazione che l’idea che un virus possa essere ‘sradicato’ dal pianeta è semplicemente sbagliata, e ci da un falso senso di sicurezza“, dice Claverie. Dato che l’Artico e la zona subartica si stanno scaldando “Estrazioni e perforazioni significano portare insediamenti umani a scavare attraverso questi antichi strati per la prima volta in milioni di anni. Se dei virioni vitali sono ancora lì, questa potrebbe essere una buona ricetta per il disastro.