Nuove prove mostrano che la potenza del faraone Ramses è una fake news

Dati archeologici provenienti di uno scavo egiziano a 200 miglia ad est del confine libico hanno contribuito a scuotere la temibile reputazione di uno dei faraoni più famosi della storia.

Il dott. Nicky Nielsen, dell’Università di Manchester, afferma che gli egiziani che vivevano nella fortezza dell’età del bronzo di Zawiyet, Umm el-Rakham, erano in pace con i loro vicini libici.


Le scoperte del dott. Nielsen – pubblicate sulla rivista Antiquity – contraddicono la convinzione comune secondo cui Ramses il Grande avesse condotto – e vinto – in quel periodo una feroce guerra contro i suoi vicini, in Libia, in Nubia e nel Vicino Oriente.
Lo scavo è diretto dal dott. Steven Snape, dell’Università di Liverpool.

Le prove – che includevano lame di falce, manufatti di pietra, ossa di bovini di 3.300 anni fa – hanno mostrato che gli egiziani coltivavano raccolti e allevavano mandrie di bovini fino a 8 km di distanza dalla protezione del forte, situato in profondità nel territorio libico.
Secondo il dott. Nielsen, la scoperta si aggiunge all’informazione secondo cui Ramses aveva un limitato pedigree come soldato.

I famosi monumenti di Ramses che strombazzavano la sua abilità come guerriero non erano altro che antica propaganda, afferma il dott. Nielsen.

Questa prova dimostra quanto gli occupanti egiziani di Zawiyet Umm el-Rakham facessero affidamento sui libici locali non solo per il commercio, ma anche per la loro conoscenza dell’ambiente locale e dei metodi di coltivazione più efficaci“, ha affermato.
E’ un’altra forte indicazione che la convinzione diffusa che Ramses sia stato uno dei più grandi generali della storia è completamente sbagliata.

Come avrebbe potuto Ramses essere in guerra con i nomadi libici, quando i suoi soldati vivevano in pace insieme con essi nel profondo del loro territorio? Semplicemente i conti non tornano.

In effetti, la battaglia più significativa che Ramses abbia mai combattuto è stata quella di Kadesh: anche se è una delle più famose nel mondo antico, venne disastrosamente persa dal faraone“.

Secondo il dott. Nielsen, gli Ittiti – i nemici degli egiziani – ingannarono il giovane re per portarlo a combatterli, il che lo portò a mettere a repentaglio una divisione del suo esercito.
Fu solo quando le altre tre divisioni del suo esercito alla fine riuscirono a salvarlo che fu in grado di fuggire, ma senza guadagnare terreno. In effetti, perse il controllo di gran parte della moderna Siria dopo la battaglia.

Il dott. Nielsen ha aggiunto “Quando ti rendi conto che Ramses fece modificare le incisioni di monumenti dedicati ad altri, così che sembrava che stesse celebrando i suoi successi, ti rendi conto del fatto che era un venditore di false notizie.

Il suo nome era spesso scolpito così profondamente che era impossibile rimuoverlo, preservando così la sua eredità.

E poiché ha generato 162 figli e governato l’Egitto per 69 anni, la sua propaganda ha avuto molte opportunità di mettere radici“.

Il mistero della "mummia urlante"

Anche se il Grande Museo Egizio che domina la piana di Giza celebrerà la sua inaugurazione nel mese di dicembre, è il Museo Egizio che rimarrà una delle icone archeologiche egiziane.
Per evidenziare alcune delle sue preziose collezioni, il Museo Egizio di Tahrir che si affaccia sulla piana di Giza esporrà nel suo foyer e su base settimanale, tre dei suoi artefatti che si trovano in un’area espositiva nascosta, rimpatriati dall’estero e conservati nel seminterrato .
Questa settimana la mummia dell’Uomo Sconosciuto E e una maschera dorata in cartonnage con un sudario sono gli oggetti selezionati che verranno esposti in modo speciale.

Elham Salah, capo del Settore Musei presso il Ministero delle Antichità, ha detto che la maschera in cartonnage dorata con il sudario è stata rimpatriata dagli Stati Uniti nel 2017. Il sudario sembra una rete ornata di perline, era usato dalla XXI dinastia come copertura per le mummie.

Nel frattempo, l’Uomo Sconosciuto E è avvolto in pelle di pecora con le unghie tagliate a punta e tinte con l’henné e una bocca aperta che fa sembrare come se la mummia fosse stata avvelenata. La mummia appartiene forse al principe Pentewere, uno dei figli di un re della XXI dinastia, Ramses III, che era stato coinvolto in una cospirazione contro suo padre.

La macabra mummia dell’Uomo Sconosciuto E, conosciuta anche come la ‘Mummia urlante’, sconcerta da tempo gli studiosi“, ha detto ad Al-Ahram Weekly il famoso egittologo Zahi Hawass, aggiungendo che questa particolare mummia è circondata dal mistero. Sebbene fosse stato nuovamente sepolto nel deposito di mummie reali di Deir Al-Bahari, non era avvolto nelle solite bende di lino come il resto delle mummie. Invece, era avvolto in pelle di pecora, che era considerata impura dagli antichi egizi. Le sue mani e i piedi erano legati con lacci di cuoio. Non era nemmeno mummificato, ma era stato semplicemente lasciato asciugare nel Natron e poi gli avevano versato della resina nella bocca aperta.

Tale insolita mummificazione ha lasciato perplessi gli egittologi e nessuno è riuscito a conoscere la storia di questa mummia fino al lancio del Egyptian Mummy Project, diversi anni fa, sotto la mia direzione, col fine di creare un database completo di informazioni forensi relative alla collezione di mummie del Museo Egizio“, ha detto Hawass.

Il DNA estratto dalle ossa delle mummie dell’Uomo Sconosciuto E e di Ramses III è stato analizzato per identificare delle relazioni familiari, se ce ne sono, e ha confermato che l’Uomo Sconosciuto E è davvero il figlio di Ramses III. I segni trovati attorno al collo della mummia corrispondono al racconto del Harem Conspiracy Papyrus, che racconta che Pentawere era stato condannato all’impiccagione. Considerando lo stato di disonorato della mummia e il modo in cui fu seppellita, può essere identificato come il cospiratore, il principe Pentawere, che pianificò l’omicidio di suo padre Ramses III. Il Harem Conspiracy Papyrus è attualmente in mostra al Museo Egizio di Torino.

Hawass ha raccontato al Weekly di una cospirazione ordita contro la vita di Ramses III dalla sua seconda moglie, Tiye, e da suo figlio, il principe Pentawere. La cospirazione includeva numerosi comandanti dell’esercito, soldati, servitori del palazzo, donne dell’harem di Ramses III e maghi di corte. Secondo il papiro, i cospiratori sono stati catturati e il testo tratta dei loro atti processuali. Tuttavia, il testo non indica se Ramses III sia stato assassinato. Si accenna solo che la “barca reale fu rovesciata” e si riferisce al re come al “grande dio“. Questa ambiguità ha causato un numero considerevole di argomentazioni e controversie accademiche, fino al lancio del Egyptian Mummy Project.

Come parte del progetto, esaminando la mummia di Ramses III, Hawass ha evidenziato nuove prove sulla sua vita e morte. Morì all’età di 60 anni e soffriva di aterosclerosi. Ma non è morto di vecchiaia. Un ulteriore esame della regione del collo ha rivelato che qualcuno ha sorpreso il re da dietro e lo ha ferito al collo con un’arma affilata, come un pugnale. La larghezza del grave taglio inferto alle parti molli è di 35 mm e si estende in profondità per raggiungere l’estremità inferiore della quinta fino alla settima vertebra. La ferita ha reciso tutte le strutture del collo compreso l’esofago, la trachea e i grandi vasi sanguigni.

Le scansioni CT hanno anche dimostrato che la mummia conservava tutti i suoi amuleti originali. Un amuleto occhio Wedjat, rappresentante l’occhio di Horus, era inserito nell’orlo della ferita alla gola. L’occhio Wedjat è un simbolo di protezione e guarigione. Rappresenta l’occhio di Horus, che fu ferito in una delle battaglie avvenute tra lui e Seth e magicamente guarito dal dio Thoth. Inserendo questo amuleto nella ferita, gli imbalsamatori speravano nella guarigione della ferita del re nell’aldilà. Le scansioni hanno anche mostrato quattro amuleti che rappresentano i quattro figli di Horus inseriti nel petto tra le bende per proteggere la mummia.

Resti del tempio di Ramses II scoperti nei pressi del Cairo

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E’ una scoperta di cinque anni fa. Nel 2012, un team archeologico egiziano-ceco ha scoperto delle prove della presenza di un tempio nella necropoli di Abusir a sud-ovest della capitale del paese. Ora, secondo il Ministero delle Antichità dell’Egitto, la squadra in quell’occasione aveva scoperto i resti di un tempio di 3.200 anni fa di Ramses II.
Come Callum Patton di Newsweek osserva, il tempio, che si trova in Abusir, era di circa 52 metri di lunghezza e 30 di larghezza ed fu probabilmente costruito tra il 1279 e il 1213 a.C. (il regno di Ramses II). Sebbene rimangano oggi solo le fondamenta di mattoni di fango, gli archeologi sono stati in grado di raccogliere dettagli sulla struttura una volta impressionante.
Un grande corridoio d’ingresso si apriva in una sala piena di pilastri. Parti delle sue pareti erano dipinte di blu (nonostante l’aspetto grigio delle loro rovine oggi, molti templi ed edifici egiziani erano dipinti in colori vivaci). Proseguendo nell’edificio, c’era un santuario diviso in tre stanze dove avrebbe avuto luogo il culto. Sui resti del tempio sono state trovate incisioni raffiguranti gli dèi del sole incluso Ra. Questi dettagli forniscono indizi sui tipi di culto che avrebbero avuto luogo lì, afferma Mirsolave ​​Barta, direttore della missione ceca.
La scoperta del tempio di Ramses II fornisce testimonianze uniche sull’edilizia e le attività religiose del re nella zona di Memphi e allo stesso tempo mostra lo stato permanente del culto del dio di sole Ra venerato in Abusir fin dalla quinta dinastia e in seguito nel nuovo Regno“, dice Barta in un’intervista con l’outlet egiziano Ahram Online.
Ramses II governò l’antico Egitto per 66 anni fino alla sua morte nel 1213 a.C. Conosciuto come uno dei più grandi faraoni dell’Egitto, ha costruito un imponente numero di monumenti per sé durante la sua vita che, come questo tempio, gli archeologi continuano a scoprire oggi.

I tesori riscoperti della tomba di Tutankhamon

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Come parte di un progetto tedesco-egiziano, per la prima volta gli archeologi di Tubinga esaminano le applicazioni in oro a rilievo del ritrovamento sensazionale del 1922. I motivi indicano collegamenti sorprendenti tra l’oriente e l’Egitto dei faraoni.
I ricercatori di Tubinga che lavorano su un questo progetto tedesco-egiziano hanno esaminato per la prima volta le applicazioni d’oro in rilievo del tesoro della tomba del faraone Tutankhamon. Gli oggetti provengono dalla famosa scoperta fatta dall’archeologo inglese Howard Carter nel 1922. Fino ad ora erano stati conservati al Museo Egizio del Cairoe possono essere visti in una mostra speciale al museo che è iniziata mercoledì.
Attraverso scrupolose ricerche di laboratorio, i ricercatori hanno restaurato gli oggetti del Museo Egizio. Hanno fatto anche disegni degli oggetti e ricerche approfondite su di essi. Una squadra di conservatori, egittologi e specialisti di archeologia del Vicino Oriente ha ritrovato le applicazioni d’oro in rilievo nella stessa cassa in cui erano state collocate dalla squadra di Howard Carter subito dopo la loro scoperta. Al momento, i manufatti sono stati fotografati e imballati, non restaurati, e non sono mai stati rimossi fino a questo progetto.
Durante gli anni di dettagliato lavoro, i conservatori Christian Eckmann e Katja Broschat del Römisch-Germanischen Zentralmuseum Mainz hanno riassemblato i frammenti per produrre 100 applicazioni d’oro in rilievo quasi complete. Sospettano che gli articoli fossero accessori decorativi per custodie per archi, faretre e briglie. Gli archeologi dello IANES di Tubinga hanno esaminato le immagini sulle applicazioni d’oro in rilievo e le hanno classificate in una prospettiva storico-artistica. Nella sua dissertazione, la dottoranda Julia Bertsch è riuscita a distinguere i motivi egiziani nelle applicazioni d’oro da quelli che potrebbero essere attribuiti a un canone di motivi “internazionali” mediorientali.
Tra queste vi sono immagini di animali che combattono e capre sull’albero della vita che sono estranee all’arte egiziana e devono essere arrivate in Egitto dal Levante. “Presumibilmente questi motivi, che una volta erano diffusi in Mesopotamia, si sono fatti strada nella regione del Mediterraneo e in Egitto attraverso la Siria“, spiega Peter Pfälzner. “Questo dimostra ancora una volta il grande ruolo svolto dall’antica Siria nella diffusione della cultura durante l’età del bronzo.”
È interessante notare che, aggiunge, simili applicazioni d’oro in rilievo con immagini tematicamente comparabili sono state trovate in una tomba nella città reale siriana di Qatna. Lì nel 2002 il team di archeologi di Tubinga guidato da Pfälzner, scoprì la tomba inviolata di un re. Risale al 1340 a.C. circa, quindi è un po’ più vecchia della tomba di Tutankhamon in Egitto. L’archeologo dice: “Questo aspetto straordinario ha fornito un impulso per il nostro progetto sulle scoperte egiziane“.
Ora“, dice Pfälzner, “dobbiamo risolvere l’enigma su come i motivi stranieri sulle applicazioni in oro siano stati adottati in Egitto“. Il professore dice che qui le analisi chimiche sono state illuminanti. “I risultati hanno mostrato che le applicazioni in rilievo con motivi egiziani e le altre con motivi estranei erano fatte con leghe di oro con composizioni diverse, il che non significa necessariamente che i pezzi fossero importati, ma che probabilmente vari laboratori locali erano responsabili della produzione di oggetti in vari stili – e alcuni usavano modelli del vicino Oriente“.
Dopo l’attuale esposizione iniziale di questi oggetti al Cairo, essi saranno esposti in futuro nel nuovo Grande Museo Egizio che sorgerà vicino alle piramidi di Giza. Ora, quasi un secolo dopo la loro scoperta, e grazie al lavoro degli archeologi di Tubinga, degli egittologi e dei conservatori di Magonza e del Cairo, è stata completata l’analisi scientifica di questi reperti provenienti da una delle scoperte archeologiche più sensazionali d’Egitto.

Le pance delle mummie rivelano l’evoluzione della digestione

Si stanno svolgendo dei test sull’apparato digerente di corpi mummificati provenienti dall’Egitto e dalle Isole Canarie per confrontarlo con quello di persone vive, al fine di rivelare come la flora batterica presente nel tratto intestinale è cambiata nel corso dei secoli e come varia tra persone con diete diverse.

Questa ricerca fa parte di una serie di ricerche che intendono analizzare ciò che è conosciuto come il microbioma intestinale – il gruppo di batteri che vivono nel nostro sistema digestivo – e una di queste ricerche studia come questi batteri influenzino l’obesità. Si pensa che più è diversificato il mix di batteri presente nel tuo intestino, più sano sei.

Le popolazioni occidentali hanno già perso il 30% della biodiversità del loro microbioma intestinale“, ha detto la scienziata spagnola Dr Ainara Sistiaga. Ora si stanno esaminando mummie provenienti dall’Egitto e dalle Isole Canarie per comprendere meglio il microbioma dei nostri antenati.
Stiamo scoprendo ogni giorno quanto sia importante il microbioma per la nostra biologia, anche per quanto riguarda il nostro umore, e abbiamo scoperto anche che molte malattie sono legate ai batteri intestinali“, ha detto la dottoressa Sistiaga.
Eppure poco si sa di come questo vitale carico microbico è cambiato durante la nostra evoluzione e quando ci siamo trasformati da cacciatori-raccoglitori in agricoltori con una dieta più ricca di alimenti trasformati. Potrebbe essere estremamente utile sapere quali tipi di batteri vivevano nei nostri antenati e ciò che abbiamo perso, dice la dottoressa Sistiaga.
Per ora gli scienziati non hanno gli strumenti per capire il microbioma di persone provenienti da tempi passati, ma questo è l’obiettivo del progetto di ricerca MIND THE GUT del Dr. Sistiaga, finanziato dall’Unione Europea. Si cercheranno composti lipidici, proteine ​​e DNA dei batteri presenti nei corpi delle mummie e delle persone di oggi.
I lipidi resistono più a lungo e potrebbero spiegarci quali erano i batteri presenti nell’intestino“, ha spiegato la dottoressa Sistiaga, affiliato del Massachusetts Institute of Technology, in America, and della University of Copenhagen, in Danimarca.
Lo studio considera due tipi di mummie. In primo luogo, verranno presi piccoli campioni dall’intestino delle mummie conservate sulle Isole Canarie che risalgono a prima della conquista spagnola del XV secolo. Gli abitanti dell’isola di Tenerife erano pastori, mentre quelli di Gran Canaria erano probabilmente agricoltori. Per lo più le mummie risalgono al periodo tra il IX e il XIII secolo.
In secondo luogo verranno esaminate le mummie nubiane dell’Egitto presenti al British Museum, persone morte nel deserto nubiano intorno al IX-X secolo e mummificate naturalmente dalle condizioni asciutte dell’ambiente.
La dottoressa Sistiaga confronterà il microbioma delle mummie del gruppo di cacciatori-raccoglitori Hadza che vive in Tanzania con quello di una comunità pastorale separata denominata Datoga che vive nelle vicinanze. “Questo studio ci aiuterà a capire che cosa è un microbioma sano e come si adatta ai diversi ambienti, diete e stili di vita“. La dott. Sistiaga aveva precedentemente studiato composti organici provenienti da rifiuti di Neanderthal, che hanno dimostrato che questi nostri antenati si nutrivano di vegetali.
Lezioni di salute
Le lezioni di salute per i tempi moderni potrebbero provenire da questo progetto di bioarcheologia, che esaminerà anche i rifiuti umani per identificare firme o marcatori biochimici dal microbioma intestinale.
L’obiettivo principale è fornire strumenti per capire meglio il nostro microbioma ancestrale“, ha affermato la dottoressa Sistiaga. “Alcune popolazioni tradizionali hanno ancora dei ceppi microbici che li aiutano ad affrontare sfide come il freddo estremo o il cibo avariato o altre situazioni difficili. Se possiamo ottenere maggiori informazioni sui benefici di tutti questi batteri, potremmo essere più resilienti alle sfide dell’ambiente noi stessi“.
Ognuno di noi porta nel proprio intestino un’orda microbica di due chili che è parte integrante della nostra biologia. Il lavoro di questi microrganismi – che potrebbero essere costituiti da 100 trilioni di cellule singole – è riconosciuto come essenziale per la nostra salute.
Gli scienziati hanno appreso che un essere umano può ospitare una collezione diversificata e sana di microbi intestinali come anche una collezione più minimalista e malsana. La dieta occidentale ad alto contenuto di grassi potrebbe dare origine a un microbioma malsano, spesso riscontrato in coloro che sono in sovrappeso. Più preoccupante, si è scoperto che questa situazione è legata alla presenza di diabete, pressione alta, infiammazioni e alle malattie cardiovascolari. Pertanto, tutto ciò che possiamo fare per promuovere una flora intestinale sana sarà un vantaggio per la salute.
Coloro che mangiano molta frutta e verdura portano con se’ molti batteri intestinali particolari denominati Akkermansia muciniphila. Questo microrganismo mangiatore di muco è stato isolato nel 2004 da una squadra che lavorava per il professor Willem de Vos presso l’Università di Wageningen nei Paesi Bassi. Costituisce il 5% dei microbi di un intestino sano, ma nelle persone in sovrappeso, può essere quasi completamente assente.
Questo batterio vive insieme alle cellule intestinali del colon“, ha affermato il professor Patrice D. Cani presso l’Université catholique de Louvain, in Belgio.
Quello che rende questo microrganismo veramente interessante è quello che succede quando viene somministrato a topi obesi. Riduce il loro aumento di peso, riduce il loro colesterolo cattivo e smorza l’infiammazione. Anche gli studi sugli umani suggeriscono che potrebbe avere dei benefici sulla nostra salute: persone obese con un maggior numero di questi batteri nel proprio intestino all’inizio di una dieta di sei settimane hanno mostrato un miglior metabolismo e una milgiore salute cardiaca.
Il prof. Cani sta ora eseguendo un trial sostenuto dall’Unione Europea – Microbes4U – per vedere se la somministrazione di questi batteri alle persone migliora i risultati di alcuni esami come la percentuale di zucchero nel sangue, i livelli di colesterolo e l’infiammazione in generale. Ai pazienti vengono somministrati questi batteri ogni giorno per 12 settimane e vengono monitorati per la sicurezza e la tollerabilità prima, poi per l’aumento o perdita di peso, il livello di infiammazione, i grassi circolanti e la resistenza all’insulina.
I pazienti ricevono una bustina contenente un placebo, oppure da un miliardo a 10 miliardi di batteri viventi oppure 10 miliardi di batteri pastorizzati. I prof. Cani e de Vos hanno precedentemente segnalato che la pastorizzazione ha aumentato l’efficacia di A. muciniphila nel ridurre l’aumento di grassi e controllare i livelli di zucchero nel sangue nei topi. Il trial ha lo scopo di acquisire conoscenza per un più ampio studio.
Dieta
Ci sono buone prove che questa dieta influenza il microbioma intestinale. “Una dieta ad alto contenuto di fibre alimentari, frutta e verdura contiene composti come i polifenoli che sappiamo essere cibo per i nostri microbi intestinali“, ha dichiarato il Prof. Cani.
Sorprendentemente, un microbioma non sano danneggia la barriera intestinale. “Il cambiamento causato da una dieta ad alta percentuale di grassi e bassa di fibre cambia il microbioma intestinale e provoca la perdita di alcuni batteri e la presenza di composti proinfiammatori nel sangue“, ha spiegato il Prof. Cani.
La barriera indebolita consente ai composti proinfiammatori legati alla sindrome metabolica di entrare nel sangue e provocare aumento dello zucchero nel sangue, livelli di colesterolo anormali e grasso corporeo elevato. Questo aumenta il rischio di malattie cardiache, ictus e diabete.
Tutto ciò che riduce questo ciclo malsano sarebbe un enorme guadagno per la salute dei cittadini europei. “Non sosteniamo che questo batterio possa curare l’obesità“, ha dichiarato il prof. Cani. “Ma anche solo ridurre il colesterolo nelle persone sarebbe un successo“. Saranno necessarie forti prove scientifiche prima che il microrganismo possa essere utilizzato per migliorare la salute, probabilmente come integratore alimentare.

Delle eruzioni vulcaniche potrebbero aver condotto un’antica dinastia egizia all’estinzione

Migliaia di anni fa, la ricaduta di ceneri dovute ad un’attività vulcanica potrebbe essere stata un cavallo di Troia per una millenaria dinastia egizia, è quanto emerge da un nuovo studio.
Nell’Egitto Tolemaico (305 aC – 30 aC), la prosperità della regione era legata al ciclo di esondazioni del fiume Nilo, con inondazioni regolari che sostenevano l’agricoltura locale. Quando le inondazioni si sono interrotte, le colture si sono seccate e gli scontri sociali hanno cominciato a scuotere la regione.

Il nuovo studio propone un legame tra attività vulcanica e interruzione delle piogge del monsone africano durante l’estate. Una stagione dei monsoni più asciutta potrebbe avere ridotto le esondazioni del Nilo, portando a meno colture e a maggiori carenze alimentari e, in ultima analisi, ha innescato un dilagante scontento sociale che ha portato al collasso della dinastia Tolemaica, è quanto scrivono gli autori dello studio.
Quando i vulcani eruttano, emettono grandi quantità di gas ricchi di zolfo in pennacchi che possono estendersi fino alla stratosfera. Questi gas quindi si ossidano e formano particelle chiamate aerosol di solfato che possono influenzare drasticamente i meccanismi del clima come i monsoni.
Questi aerosol sono veramente efficaci nel riflettere la luce del sole in entrata nell’atmsfera“, ha detto a Live Science in un’e-mail il co-autore dello studio Francis Ludlow, ricercatore presso lo Yale Climate and Energy Institute.
Quando meno energia raggiunge la superficie terrestre abbiamo un raffreddamento, e dove abbiamo un raffreddamento abbiamo anche meno evaporazione acquea e meno possibilità di pioggia“.
Per esempio, gli aerosol prodotti da un’eruzione vulcanica in Islanda avrebbero potuto alterare il meccanismo che generava il monsone africano, portando così a piogge minime e riducendo le inondazioni del Nilo, ha spiegato Ludlow.
Una stagione secca
Ricostruire gli eventi avvenuti nell’antico Egitto ha richiesto di scavare tra i dati geologici per trovare la prova dell’attività vulcanica globale e confrontare tale attività con le fluttuazioni delle inondazioni annuali del Nilo, registrate nel corso dei secoli con strutture chiamate nilometri.
Era già noto che il regime del Nilo era dipendente dalla forza del monsone africano che arriva ogni estate, e che il vulcanismo potrebbe alterare i monsoni“, ha detto Ludlow. I nilometri hanno confermato che durante gli anni in cui c’erano state eruzioni vulcaniche, la risposta media del Nilo era una minore altezza delle inondazioni. In seguito i ricercatori hanno dovuto verificare se questo risultato aveva avuto ripercussioni sociali.
Gli scienziati hanno confrontato i loro dati con un’ampia documentazione riguardante la dinastia Tolemaica che descrive gli episodi di disordini – che erano in precedenza inspiegabili – per vedere se questi incidenti si sovrapponevano al vulcanismo e alla riduzione delle inondazioni, ha detto Ludlow.
Gli archivi hanno mostrato che, nel decennio precedente la caduta della dinastia Tolemaica – che si concluse con la morte di Cleopatra nel 30 aC – La prosperità dell’Egitto si era notevolmente indebolita in seguito alla ripetuta mancanza di inondazioni del Nilo, alla fame, alla peste, all’inflazione, alla corruzione, all’abbandono della terra e alle migrazioni pagando un pesante pedaggio, ha detto Ludlow a Live Science in una e-mail.
Inoltre, i campioni prelevati da nuclei di ghiaccio fornivano dati su eruzioni vulcaniche che si allineavano a notevoli disordini sociali, è quanto scrivono gli autori dello studio.
Per esempio, un’eruzione vulcanica massiccia nell’emisfero settentrionale avvenuta nel 44 aC – la stessa decade osservata nei dati egiziani come periodo di declino – è stata la più grande eruzione in 2.500 anni, “con l’87% degli aerosol rimasti nell’emisfero nord“, ha detto Ludlow.
Indebolimento di una dinastia
Poiché l’agricoltura egiziana dipendeva quasi interamente dalle inondazioni estive del Nilo, le interruzioni delle stesse poteva devastare i raccolti, portando così a carestie e ad un aumento delle tensioni sociali mentre la gente era sempre più affamata e disperata. Se poi esistono anche altre sollecitazioni sociali ed economiche come ad esempio tasse elevate o epidemie, questo potrebbe essere sufficiente per mettere in moto disordini che sfociano in una rivolta in piena regola, ha spiegato Ludlow.
In questi dati storici sono scritti anche avvisi per il presente, ha aggiunto Ludlow.
Sebbene l’attività vulcanica nei secoli recenti non abbia provocato cataclismi sconvolgenti come nei millenni passati, ciò potrebbe cambiare “in qualsiasi momento“. Le eruzioni esplosive potrebbero avere un impatto devastante sulle regioni agricole attualmente dipendenti dai monsoni, che influiscono direttamente sul 70% della popolazione mondiale, ha dichiarato Ludlow.
Per il Nilo, in particolare – con tensioni già elevate per quanto riguarda la condivisione delle acque del Nilo Blu tra Etiopia, Sudan e Egitto – la possibilità di diminuire le forniture a seguito di una prossima grande eruzione deve essere inclusa in tutti gli accordi di condivisione dell’acqua” avverte Ludlow.
I risultati sono stati pubblicati oggi (17 ott.) sulla rivista Nature.

Sorprendente scoperta: antico DNA di una mummia sequenziato per la prima volta

Per la prima volta, i ricercatori hanno sequenziato con successo il DNA di alcune mummie egiziane. I risultati mostrano che questi antichi popoli sono più geneticamente simili alle popolazioni che vivono nel Mediterraneo orientale – una regione che oggi include Siria, Libano, Israele, Giordania e Iraq – rispetto alle persone che vivono nell’Egitto moderno.
Siamo orgogliosi di avere a disposizione i primi dati genomici rilevati dalle antiche mummie egiziane“, ha dichiarato Stephan Schiffels, leader del Population Genetics Group presso il Max Planck Institute for the Science of Human History, a Jena, in Germania.
Schiffels e un team di scienziati provenienti da Polonia, Germania, Inghilterra e Australia guidati da Johannes Krause, un genetista che lavora anch’esso al Max Planck Institute for the Science of Human History, hanno pubblicato la loro ricerca nel numero del 30 maggio della rivista Nature Communications.
In tutto il mondo, i resti di migliaia di mummie dell’antico Egitto sono stati studiati, ma ottenere del DNA intatto dai corpi è un risultato impegnativo.
I ricercatori erano generalmente scettici circa la conservazione del DNA nelle mummie egiziane, a causa del clima caldo, degli elevati livelli di umidità nelle tombe e di alcuni dei prodotti chimici utilizzati durante la mummificazione, che sono tutti fattori che rendono difficile la sopravvivenza del DNA per così tanto tempo,” Ha detto Schiffels a Live Science.
Compito difficile
Altri gruppi di ricerca hanno fatto almeno due tentativi precedenti di sequenziare il DNA dalle mummie, ma questi sforzi erano visti con intenso scetticismo. La prima impresa venne iniziata nel 1985 ma si dimostrò successivamente difettosa, perché i campioni erano stati contaminati da un DNA moderno. La seconda analisi, pubblicata nel 2010, si è concentrata sulla famiglia del Re Tutankhamon, ma non ha potuto soddisfare i più critici. Entrambi gli studi hanno utilizzato una tecnica chiamata reazione a catena della polimerasi (PCR), che può affinare in frammenti specifici di informazioni genetiche, ma non può distinguere il DNA antico da quello moderno, né differenziare il DNA umano da altri tipi che possono essere presenti.
 In questo ultimo studio, Krause ei suoi colleghi hanno usato una nuova tecnica chiamata sequenziamento di nuova generazione, che può distinguere il DNA umano da altri tipi e può dare indicazione se un frammento genetico è molto vecchio o probabilmente nuovo (un’indicazione che potrebbe essere moderno).
Gli scienziati hanno concentrato i loro sforzi sulle teste di 151 individui mummificati che abitavano nell’insediamento di Abusir el-Meleq, a sud del Cairo, e furono sepolti tra il 1380 aC. e il 425 dC.
Per ridurre il rischio di contaminazione, i ricercatori hanno estratto il DNA all’interno di una stanza sterile del laboratorio. Lì, hanno irradiato le superfici del tessuto osseo e del tessuto molle delle mummie per 60 minuti utilizzando radiazioni ultraviolette, che hanno distrutto qualsiasi DNA moderno. Gli scienziati hanno quindi rimosso dei campioni dal tessuto molle interno, dalle ossa del cranio e dalla polpa dei denti.
Seguendo questi e numerosi altri passaggi rigorosi, i ricercatori hanno scoperto che i tessuti molli non avevano alcun DNA vitale. Tuttavia, i campioni di osso e denti in 90 individui contenevano ampie quantità di DNA mitocondriale, i mitocondri sono organelli presenti all’interno delle cellule che convertono l’ossigeno e le sostanze nutritive in energia. Il DNA mitocondriale viene trasmesso da madre a figlio e contiene così informazioni genetiche provenienti dal solo lato materno della famiglia.
L’intero quadro genetico
Per ottenere una visione più completa della storia genetica di una persona, i ricercatori hanno bisogno di DNA proveniente dal nucleo della cellula, che contiene DNA sia dal lato paterno della famiglia che da quello materno. Ma quel DNA si è conservato in modo pessimo, ha detto Schiffels.
Siamo stati in grado di generare solo tre set di dati genomici nucleari“, ha detto.
Dopo aver estratto il DNA, i ricercatori lo hanno arricchito e ne hanno fatto copie per l’analisi. Lo hanno poi confrontato con il DNA di altre popolazioni, antiche e moderne, che vivevano in Egitto e in Etiopia.
I ricercatori hanno scoperto che, nel corso del tempo, 1.300 anni, la genetica delle persone nel campione è rimasta coerente – una notevole scoperta, hanno detto i ricercatori, perché l’antico Egitto era stato più volte invaso in quegli anni, anche da Greci e Romani ad esempio,  e in più, è stato un crocevia commerciale per molte popolazioni diverse.
Tuttavia, quando gli scienziati hanno confrontato i propri campioni con i dati genetici degli egiziani moderni, hanno trovato una differenza. Il DNA degli antichi egiziani conteneva poco DNA proveniente dall’Africa sub-sahariana, mentre dal 15 per cento al 20 per cento del DNA mitocondriale dei moderni egiziani mostra un antenato sub-sahariano, hanno detto i ricercatori.
Schiffels ha riferito che gli scienziati possono solo speculare sul perché i cambiamenti genetici si sono presentati in seguito. “Una possibile causa potrebbe essere una maggiore mobilità lungo il Nilo e un aumento del commercio a lunga distanza tra l’Africa subsahariana e l’Egitto“, ha detto.
Questi cambiamenti potrebbero essere stati correlati al commercio degli schiavi, che raggiunse il suo apice nel 19° secolo.
Ha aggiunto che la squadra spera di continuare in questa ricerca analizzando più mummie provenienti da più periodi e più siti in Egitto.

Dieci tombe del periodo tardo scoperte a Assuan

Il Ministero per le Antichità egiziano ha annunciato giovedì che un gruppo di archeologi egiziani aveva scoperto ad Assuan dieci tombe, mummie e maschere funerarie risalenti ad almeno 2.300 anni fa.

Secondo una dichiarazione ufficiale rilasciata dal Ministero, queste dieci tombe e i resti funerari dei loro proprietari risalgono al periodo tardo dell’antico Egitto (Circa 664 aC – 332 aC) e furono scoperti nei pressi del mausoleo Agha Khan di Aswan, situato a Ovest del Nilo.

All’interno di queste tombe di recente scoperta c’erano dei sarcofagi in pietra scolpiti, resti umani mummificati, materiale per mummificazione e colorate maschere funerarie.

Citando Sayyed al-Rawi, l’archeologo che ha presieduto e diretto lo scavo, la dichiarazione del Ministero ha riferito che queste dieci tombe sono simili in termini di progetto architettonico e di struttura. Tutte e dieci le tombe erano state intagliate nella roccia sedimentaria, con gradini scavati nella pietra che scendono verso l’entrata di semplici sepolture. Rawi ha aggiunto che ulteriori studi saranno presto condotti, e i lavori di restauro e ripristino verranno intrapresi nei prossimi mesi.

Secondo la dichiarazione, queste dieci tombe sono un’estensione della necropoli sepolta occidentale di Aswan (precedentemente nota come Swenett), in cui sono sepolti alcuni dei governatori e degli amministratori più importanti della città. I proprietari di queste dieci tombe sono probabilmente individui appartenuti alla classe nobiliare che risiedevano a Swenett, anche se questo non è ancora stato ufficialmente confermato.

Secondo il capo del Dipartimento delle Antichità della città di Aswan, Nasr Salama, queste nuove tombe sono significative in quanto possono essere un’estensione della Necropoli occidentale di Aswan, scoperta nei primi anni del 1900.

In un’intervista a Mada Masr, Salama ha commentato che “tutto ciò che si sa di queste dieci tombe appena scoperte è che appartengono a persone vissute nel periodo tardo“.

Le sepolture in questa antica necropoli si sono svolte per un lungo periodo di tempo, circa 2.000 anni – dal Vecchio Regno (Circa 2686 aC – 2181 aC) fino al periodo tardo, secondo Salama.

Gli antichi Egizi tipicamente seppellivano i loro morti profondamente nel deserto. Eppure questo non è il caso di Aswan, come possiamo testimoniare con questa recente scoperta archeologica”, ha detto Salama.Ad Aswan, tali sepolture si svolgono solitamente sulle colline rocciose che si affacciano direttamente sul fiume Nilo – con tombe spesso scavate nella roccia“.

Salama ha aggiunto che c’erano alcune iscrizioni all’interno di queste tombe, “attraverso le quali speriamo di imparare i nomi e le identità degli occupanti” insieme allo status sociale e alle professioni di questi individui, anche se queste informazioni richiedono tempo per essere decifrate.

La Regina Nefertiti potrebbe essere sepolta dietro la tomba di re Tut

L’Egitto ha scoperto ulteriori prove di una cripta segreta dietro la tomba di Re Tutankhamon. Alcuni credono che questa sia la camera di sepoltura perduta della regina Nefertiti, che si pensa essere la matrigna di Tutankhamon.
La regina Nefertiti, morta nel XIV secolo aC, ha una straordinaria attrattiva a livello internazionale e la conferma del suo sito di sepoltura sarebbe la più straordinaria scoperta archeologica di questo secolo per l’Egitto.
Un esame delle scansioni radar completato nel sito risalente allo scorso novembre ha rivelato l’esistenza di due spazi aperti dietro le pareti della tomba di Re Tutankhamon.
Le scansioni hanno indicato alcuni elementi dietro le pareti, materiale diverso, che potrebbe essere metallo o potrebbe essere biologico.
Si pensa che ci sia una probabilità del 90 per cento che ‘qualcosa’ si trovi dietro le pareti della camera di Re Tutankhamon dopo l’analisi della scansione radar iniziale che era stata inviata in Giappone.
Una scansione più sofisticata sarà effettuata alla fine di dicembre da un team di ricerca internazionale per verificare se gli spazi “segreti” sono in realtà camere.
Solo quando quest’ultima scansione sarà completamente analizzata si potrà discutere sulla possibilità di come e quando una squadra potrebbe entrare nelle nuove camere trovate. Una certezza del 90% ha determinato che le camere “segrete” sono lì, ma i responsabili dell’Autorità per le antichità egiziane vogliono essere al 100% certi prima di intraprendere il passo successivo.
La scoperta potrebbe essere manna dal cielo per la turbolenta industria turistica dell’Egitto, che è una fonte di valuta straniera estremamente importante per il Paese e che ha subito continue battute d’arresto da quando una rivolta ha rovesciato il governo di Hosni Mubarak nel 2011.
Nicholas Reeves, che sta conducendo l’inchiesta, è un egittologo britannico che crede che il mausoleo di Tutankhamon fosse occupato prima dalla regina Nefertiti e che lei sia rimasta inviolata dietro quello che si crede essere un muro di separazione, è quanto riferisce Mail Online.
La regina Nefertiti, famosa a livello internazionale, fu, insieme con suo marito Akhenaton, responsabile della creazione di una nuova religione monoteista che cambiò la religione nell’antico Egitto.
Per quello che ad oggi è un periodo oscuro della storia egiziana, questa nuova informazione storica aggiornata getta ancora più luce sulla scoperta del sito di riposo di Nefertiti.
Ha il potenziale di essere la scoperta del secolo ed è molto importante, in particolare per la storia antica egiziana e per la storia del mondo.

Ritrovate immagini rituali egizie risalenti al periodo neolitico

Gli Egittologi dell’Università di Bonn hanno scoperto un esempio di arte rupestre del 4 ° millennio a.C. durante uno scavo in una necropoli nei pressi di Assuan in Egitto. Le figure sono state incise nella roccia in forma di piccoli punti e raffigurano scene di caccia, come quelle che si trovano nelle raffigurazioni sciamaniche. Essi possono rappresentare un legame tra il Neolitico e Antico Egitto. La scoperta ha guadagnato agli scienziati che l’hanno fatta un ​​premio daparte del Ministro delle Antichità del Cairo dato che è una delle dieci più importanti scoperte archeologiche recenti fatte in Egitto.
Per più di 100 anni, Qubbet el-Hawa (collina del vento) è stata una calamita per  gli archeologi. Oltre 80 tumuli sono stati scoperti sulla collina nei pressi di Assuan in Egitto durante innumerevoli scavi. La storia di questa necropoli per la capitale della provincia di Elefantina si estende da circa il 2200 A.c. al 4 ° secolo d.C. E’ stata un’importante base di negoziazione per gli egiziani in Nubia, e i suoi nobili furono sepolti nei tumuli. Il Prof. Elmar Edel dell’Università di Bonn ha indagato e documentato la necropoli dal 1959 al 1984. “La maggior parte degli oggetti del Museo Egizio di Bonn provengono da queste campagne di scavi“, riferisce il Prof. Ludwig Morenz, che dirige la sezione di Egittologia presso la Bonn alma mater.

Un aspetto completamente nuovo è stato scoperto a Qubbet el-Hawa durante uno scavo iniziato presso la necropoli nel 2015. Il team guidato dal Prof. Morenz insieme a Amr El Hawary, Andreas Dorn, Tobias Gutmann, Sarah Konert e David Sabel ha scoperto dell’arte rupestre molto più antica del Neolitico, dal 4° millennio a.C. “Lo stile e l’iconografia forniscono indizi solidi sul periodo al quale risale“, dice lo scienziato. “Si apre una nuova dimensione archeologica.” Alcune di queste incisioni presenti sulla parete di roccia sono chiaramente egiziane in termini di iconografia e stilistica, mentre altre sono chiaramente pre-egiziane per quanto riguarda il metodo di presentazione e il motivo.

Le immagini sono state scolpite nella roccia con un punteruolo e sono ora appena percettibili a causa della loro età considerevole. Solo la registrazione archeologica precisa delle tracce e il disegno dei contorni hanno rivelato le immagini, esempi di un’iconografia degna di nota. La disposizione inizialmente confusa di punti permette di vedere, dopo una più accurata analisi, tre figure: un cacciatore con l’arco, un uomo che balla con le braccia alzate e, tra di loro, uno struzzo africano.

L’arciere mostra chiaramente di  cacciare il grande uccello incapace di volare, mentre l’uomo con le braccia alzate può essere identificato come un ballerino che imita la caccia“, riferisce il Prof. Morenz. Il ballerino indossa a quanto pare una maschera d’uccello. La scena ricorda il mondo concettuale di caccia, maschere e sciamanesimo, come è noto in molte parti della Terra – tra cui la caccia allo struzzo di quelli che sono conosciuti come San (boscimani).

Tali scene di caccia e di danza sono nuove in ​​Egittologia
Questa pratica sociale e il complesso di idee associate ad esse sono state a malapena analizzate in Egittologia“, dice il prof Morenz. Piccole figure femminili dipinte mentre ballano, con le braccia alzate e una maschera di uccello rislgono anche dal 4 ° millennio aC, e alcune maschere di argilla sono state scoperte alcuni anni fa nell’Alto Egitto, a Hierakonpolis. Questi ritrovamenti mostrano una coerenza sorprendente con le pitture rupestri di Qubbet el-Hawa.

Essi possono rappresentare un legame tra l’antico Vicino Oriente e il neolitico europeo anche meridionale e l’Antico Egitto. “Questo apre nuovi orizzonti per la ricerca”, spiega il Prof. Morenz. Tuttavia, i reperti devono essere studiati più attentamente. L’arte rupestre, molto più antica, non ha evidentemente nulla a che fare direttamente con la necropoli ed è probabilmente legata a una rete di sentieri risalenti alla preistoria e che ha bisogno di essere studiato ulteriormente.

Premio dal ministro egiziano delle antichità
Nonostante il tempo di scavo breve, la scoperta da parte del team di scienziati dell’Università di Bonn ha già guadagnato un premio: in occasione della Giornata sull’Egittologia del Cairo, il ministro egiziano delle antichità Prof. Khaled El-Enany ha recentemente premiato questa missione come una delle dieci più importanti scoperte archeologiche recenti in Egitto.