L’ascesa e la caduta delle sanguisughe che potevano predire il tempo

Il barometro con sanguisughe di George Merryweather è stato ispirato dalla poesia. Medico di Whitby, una città di mare nello Yorkshire inglese, a metà del 19° secolo Merryweather incappò in una poesia scritta da Edward Jenner, noto più per il suo vaccino contro il vaiolo che per i suoi versi. “Segni di pioggia: una scusa per non accettare l’invito di un amico a fare un’escursione in campagna” include vari segnali naturali, descritti in distici in rima, che la pioggia è imminente. I lamenti dei pavoni, i tramonti che diventano particolarmente pallidi, i “maiali che sbuffano” e che si spostano irrequieti, e le cornacchie che salgono precipitosamente sopra la testa, girando come aquiloni.

Ma l’attenzione di Merryweather fu attirata da una particolare osservazione di Jenner: “La sanguisuga, disturbata, è appena risalita, / Abbastanza in alto nella sua prigione.” Al dottor Merryweather non erano estranee queste creature succhiasangue. Quasi ogni disturbo al momento poteva richiedere un’applicazione assennata (o non) di sanguisughe, dalle emorroidi all’affaticamento nervoso. Un singolo trattamento poteva richiedere l’applicazione di 80 di esse alla volta.


La sanguisuga medica era così popolare che questo animale ha rischiato l’estinzione in natura. Anche le giovani donne guardavano nei fossi puzzolenti in cerca delle agognate sanguisughe da attaccarsi alle caviglie. All’inizio del XIX secolo, circa 30 milioni di sanguisughe venivano spedite ogni anno dalla Germania all’America. Quando le forniture diminuirono nel 1835, fu offerto un premio di $ 500 a chiunque riuscisse ad allevare la sanguisuga europea preferita negli Stati Uniti.

Merryweather, forse vivendo fino in fondo il suo nome [merry: buono, felice – weather: tempo], vide un potenziale più grande nelle sanguisughe, come meteorologhe. Per i Vittoriani, scrive Katharine Anderson in ‘Predicting the Weather: Victorians and the Science of Meteorology’, “il tempo sembrava un enigma che sarebbe stato risolto“. Per loro era solo questione di tempo prima che queste forze misteriose potessero essere comprese dalla matematica e governate dalla scienza.

I vittoriani avevano anche una preoccupazione per ciò che consideravano la “conoscenza naturale” degli animali. “Sebbene l’istinto animale abbia attirato l’attenzione degli uomini dotti di tutte le nazioni“, scrisse Merryweather, “non conosco nessun buon fine a cui sia stato applicato“. Con il suo Tempest Prognosticator, ha cercato di cambiare le cose e accoppiare due forze invisibili in prima linea nella dotta mente vittoriana. Potrebbe essere utile agli agricoltori, pensò, o ai parrocchiani di preti rurali che dovevano recarsi a svolgere i loro servizi. Infatti, scrisse, “la mia convinzione è che sarà il mezzo più usato per salvare migliaia di vite, oltre a proteggere un’immensa quantità di proprietà“.

Alto più di un metro di altezza, il Tempest Prognosticator era un marchingegno ornato di mogano francese lucido, vetro, argento e ottone. Dodici bottiglie di vetro, ciascuna grande abbastanza da contenere una pinta britannica, si ergevano in cerchio attorno al perimetro, ciascuna con un invertebrato residente in essa: una singola sanguisuga, in pochi centimetri di acqua piovana. Il design del cerchio era esteticamente gradevole, scriveva Merryweather e umano: “affinché le sanguisughe potessero vedersi e non sopportare l’afflizione dell’isolamento“.

In circostanze naturali, le sanguisughe rimangono più basse nell’acqua a meno che il clima non sia piovoso. Quando è così, si avventurano nella colonna d’acqua e persino fuori dall’acqua in cerca di pasti a base di sangue. Sembrano avere un sesto senso naturale di quando la pressione dell’aria scende e si avvicina una tempesta. Nel dispositivo, osservò Merryweather, le sanguisughe barcollavano e ruzzolavano, “come se stessero sottoponendo i loro corpi a qualche influenza potente, ma impercettibile.” Come il mercurio che si alza in un termometro, le sanguisughe salgono nella colonna d’acqua quando la pioggia si avvicina. Quando una sanguisuga fosse scivolata fino al collo della bottiglia, avrebbe spostato un piccolo spillo di osso di balena, un atto che, a sua volta, faceva suonare una grande campana al centro.

Merryweather trovò alcune sanguisughe più adatte al compito di altre; alcune erano positivamente profetiche e altre, scrisse, “assolutamente stupide“. Era come una previsione data da una commissione, dal momento che se le sanguisughe salivano nelle loro bottiglie, la campana suonava ancora e ancora.

Merryweather riferì anche che le sue sanguisughe lo conoscevano. Non avevano più tentato di morderlo, scrisse, e “alcune di loro, più e più volte, si gettavano in aggraziate ondulazioni quando mi avvicinavo, immagino come un’espressione del loro essere felici di vedermi.” (Questo probabilmente era più un riflesso del fatto che Merryweather si era affezionato a loro piuttosto che il contrario.)

Nel giro di pochi mesi, Merryweather usò le sue sanguisughe per prevedere le tempeste e avvertì la Whitby Philosophical Society con una serie di lettere. C’erano dei limiti: non poteva prevedere la direzione di una tempesta, o dare con precisione i tempi in cui si sarebbe verificata oltre la vaga promessa di “presto”. Merryweather non scrisse dei suoi fallimenti, ma ottenne alcune recensioni positive. “Le tue parole profetiche“, scrisse Thomas Watson, un gentiluomo di Whitby, “si sono verificate! Con solo un errore di circa dodici ore

Quella precisione nelle previsioni, in un momento in cui la meteorologia era utile quanto la divinazione dell’acqua, gli procurò una certa fama, con la Illustrated London News che scriveva: “La tempesta disastrosa del mese di ottobre 1850 fu predetta dal Tempest Prognosticator e comunicata per lettera al presidente della Whitby Philosophical Society, cinquantuno ore e mezzo prima che avvenisse.”

Nel 1851, il Tempest Prognosticator andò in tour. Per quasi sei mesi, l’Hyde Park di Londra ospitò il Crystal Palace, una vasta struttura temporanea grande quasi un milione di metri quadrati. Al suo interno, la “Grande mostra delle opere dell’industria di tutte le nazioni” presentava di tutto, dai denti artificiali a un orologio scheletrico che suonava in una cassa di palissandro. Ed era lì che, Merryweather sperava che la sua invenzione biologica avrebbe catturato l’immaginazione delle masse.

Aveva un grande disegno. In un saggio letto a voce alta alla Whitby Philosophical Society, si paragonò a Galileo: “Quale sarebbe stato il mio destino, se avessi fatto la mia scoperta del Tempest-Prognosticator in quel momento e in quel paese?” Era preoccupato per il rischio degli imitatori e considerava di costruirne uno collegato al Great Paul, la più grande campana della Cattedrale di St. Paul a Londra, così che tutti i 2,6 milioni di abitanti di Londra del 1850 avrebbero saputo quando si stava avvicinando una tempesta. Sperava che il governo potesse considerarlo uno strumento prezioso per proteggere i suoi interessi navali. “Raccomando quindi il posizionamento delle stazioni lungo tutte le coste“.

Nel giro di 100 anni, il Crystal Palace fu distrutto da una serie di incendi e il Tempest Prognosticator seguì il suo destino, non sarebbe riuscito a raggiungere fama duratura. Nel 1854, l’ammiraglio Robert FitzRoy fu nominato Statista meteorologico presso il Board of Trade, il precursore dell’ufficio meteorologico britannico. Il governo studiò il sistema di Merryweather come opzione per le sue numerose stazioni, ma si pensò che fosse poco pratico, dal momento che le sanguisughe dovevano essere alimentate una volta al mese e la loro acqua cambiata ogni cinque giorni. FitzRoy preferiva  lo storm glass: una fiala contenente solitamente una miscela di canfora, sostanze chimiche, acqua, alcol e aria. Si pensava che la forma dei cristalli e le opacità nel liquido indicassero cambiamenti imminenti del tempo. (Era meno efficace delle sanguisughe, anzi non era per niente efficace, ma rimase in uso per decenni.)

Merryweather e i suoi animaletti tornarono a Whitby, dove lui riprese le sue lunghe passeggiate sulle scogliere marine, le comunicazioni al Whitby Philosophical Society e la cura degli ammalati. Il Prognosticatore originale sembra essere andato perso, anche se un secolo dopo ne furono fatte più repliche per la Grande Esposizione del 1951. Uno è tornato a Whitby, e un altro si trova al Barometer World, a Merton, in Inghilterra. Nessuno di essi è attualmente in uso.

Il supervulcano di Yellowstone ha generato due eruzioni gemelle che hanno alterato il clima globale.

Nuovi dati geologici riguardanti l’ultima eruzione catastrofica del supervulcano di Yellowstone stanno riscrivendo la storia di ciò che è successo 630.000 anni fa e di come ha cambiato il clima della Terra. Questa eruzione ha generato la vasta caldera di Yellowstone che si osserva oggi, la seconda più grande sulla Terra.

Due strati di cenere vulcanica che portano l’impronta chimica unica delle super-eruzioni più recenti di Yellowstone sono state trovate nei sedimenti marini del bacino di Santa Barbara, al largo della costa della California meridionale. Questi strati di cenere, o tefra, sono inseriti tra i sedimenti che contengono dati particolarmente dettagliati riguardo cambiamenti nel mare e nel clima. Insieme, sia la cenere che i sedimenti, rivelano che l’ultima eruzione non è stata un singolo evento, ma due eruzioni ravvicinate che hanno messo il freno ad una naturale tendenza al riscaldamento globale che alla fine avrebbe portato il pianeta fuori da un’era glaciale maggiore.
Abbiamo scoperto che ci sono state due super-eruzioni, che produssero cenere, distanziate l’una dall’altra di 170 anni e ciascuna di esse ha raffreddato l’oceano di circa 3 gradi Celsius“, ha dichiarato  Jim Kennett, geologo all’U.C. di Santa Barbara, che ha presentato un manifesto su questo lavoro mercoledì 25 ottobre, alla riunione annuale della Geological Society of America di Seattle. La scoperta e l’individuazione delle due eruzioni separate e i loro effetti climatici è dovuta a diverse condizioni particolari ritrovate nel bacino di Santa Barbara.
Una fonte è la fornitura costante di sedimenti al bacino da terra, circa un millimetro all’anno. Poi c’è l’oceano altamente produttivo nella zona, le cui creature sono alimentate da sostanze nutritive che provengono dalle acque profonde. Questo plancton produceva abbondanti piccoli conchiglie di foraminiferi che scendavano fino al fondo marino dove vennero sepolte e si sono conservate nel sedimento. Queste conchiglie contengono isotopi di ossigeno che dipendono dalla temperatura ambientale e che rivelano le temperature superficiali del mare in cui queste creature vivevano.
Ma nessuno di questi dati sarebbe stato molto utile, ha detto il dott. Kennett, se non per il fatto che i livelli di ossigeno sul fondo marino nel bacino erano così bassi da impedire agli animali marini che si scavano la tana sul fondo di mescolare i sedimenti e degradare i dettagli. Di conseguenza, il dott. Kennett ed i suoi colleghi possono risolvere l’arcano sul clima con una risoluzione di decadi.
Confrontando il dati sulla cenere vulcanica con i dati climatici forniti dai foraminiferi, è chiaro che entrambe queste eruzioni hanno causato due inverni vulcanici separati. Questi eventi si verificano quando le ceneri e le emissioni di biossido di zolfo vulcaniche riducono la quantità di luce solare che raggiunge la superficie terrestre e provocano un raffreddamento temporaneo dell’atmosfera. Questi eventi di raffreddamento si sono verificati in un momento particolarmente sensibile in cui il clima globale si stava riscaldando perchè il pianeta usciva da un’era glaciale e questo ha facilmente nascosto tali eventi.
Kennett e colleghi hanno scoperto che l’inizio degli eventi di raffreddamento globale è stato brusco ed è coinciso proprio con la tempistica delle super-eruzioni, le prime osservazioni di questo tipo mai fatte.
Ma ogni volta, il raffreddamento è durato più a lungo di quello che avrebbe dovuto secondo i modelli climatici, ha detto Kennett. “Si vede un raffreddamento planetario di sufficiente magnitudo e durata che dovevano esserci altri fattori in gioco“. Questi fattori potrebbero includere una maggior quantità di ghiaccio marino e neve che riflettevano la luce del sole, o un cambiamento nella circolazione delle correnti oceaniche, che potrebbero aver raffreddato il pianeta per un periodo più lungo.
È stato un evento capriccioso, ma fortunato“, dice il dott. Kennett a proposito dei tempi delle eruzioni. “Se queste eruzioni si fossero verificate in un altro periodo climatico, non avremmo potuto rilevarne le conseguenze climatiche perché gli episodi di raffreddamento non avrebbero potuto durare così a lungo“.

Cosa crea un alone attorno al sole o alla luna? (Foto)

Doug Waters di New Bern, North Carolina ha scattato questa foto, il 4 febbraio 2015. Lui scrive: Alti cirri provenienti da un sistema meteorologico in avvicinamento presentano l’occasione perfetta per la formazione di un alone intorno al sole, che sembrava essere trafitto dalla scia di un aereo di linea in transito.

 
Fonte

Un anello o un cerchio di luce intorno al sole o la luna è chiamato alone dagli scienziati. Ogni anno ci sono persone che notano un anello intorno al sole o la luna. La gente vuole sapere cosa provoca questo alone intorno al sole o la luna. Ecco la spiegazione.

Che cosa provoca la formazione di un alone intorno al sole o la luna?
C’è un vecchio detto meteo inglese che dice: ring around the moon means rain soon (un anello intorno alla luna significa che pioverà presto). C’è della verità in queste parole, perché gli alti cirri si formano spesso prima di una tempesta. Si noti in queste foto che il cielo sembra abbastanza chiaro. D’altronde, si può vedere il sole o la luna. Eppure gli aloni sono un segno della presenza di alti e sottili cirri, che si trovano a circa  20.000 metri o più sopra le nostre teste.

Queste nubi contengono milioni di minuscoli cristalli di ghiaccio. Le aureole che vedete sono causate sia da rifrazione, o separazione della luce, che dal riflesso, o dallo scintillio provocato da questi cristalli di ghiaccio. I cristalli devono essere orientati e posizionati rispetto all’occhio, in modo che l’alone possa apparire.

Ecco perché, come gli arcobaleni, gli aloni intorno al sole – o la luna – sono soggettivi. Ognuno vede la proprio particolare aureola, creata dai particolari cristalli di ghiaccio che vede, che sono diversi dai cristalli di ghiaccio che generano l’alone che vede la persona in piedi li accanto.


Se vedete un alone, osservate questo!
Poichè la luna non è molto luminosa, gli aloni lunari sono per lo più incolori, ma si potrebbe notare una maggior quantità di rosso all’interno e di blu sulla parte esterna dell’alone. Questi colori sono più evidenti negli aloni che si formano intorno al sole. Se vedete un alone intorno alla luna o al sole, osservate che il bordo interno è netto, mentre il bordo esterno è più diffuso. Inoltre, si noti che il cielo che circonda l’alone è più scuro del resto del cielo. 
In sintesi:
gli aloni intorno al sole o la luna si creano quando gli alti e sottili cirri sono alla deriva in alto nel cielo. Piccoli cristalli di ghiaccio nell’atmosfera terrestre causano questi aloni. Lo fanno rifrangente e riflettendo la luce. Gli aloni lunari sono il segnale che delle tempeste si trovano nelle vicinanze. 
Giove e la luna piena all’interno di un alone lunare il 3 febbraio 2015. Visto dall’Estonia dal Facebook friend di EarthSky, Jüri Voit. Per saperne di più la luna e Giove in foto.
Alone intorno al sole, visto dalla Svezia il 24 aprile 2014 e catturato dal fotografo Goran Strand.
Alone lunare catturato da Aaron Robinson alle Idaho Falls, Idaho il 30 gennaio il 2015.
Abhinav Singhai ha catturato questo alone solare sopra i campi di grano nel mese di novembre, 2014. Pagina Flickr di Abhinav Singhai
Jean Marie Andre Delaporte ha catturato questa immagine di un alone intorno al sole in Normandia, in Francia nel mese di aprile 2014.
Alone solare visto il 14 Maggio 2013 in Monmouth, New Jersey, e catturato in foto dal Facebook friend di EarthSky Stacey BakerBruno. Potete vedere altre foto dell’alone del 14 maggio 2013 qui.
Gli aloni intorno al sole e alla luna sono associati a temporali. La notte in cui l’uragano Sandy ha toccato terra nel 2012, abbiamo ricevuto le foto di aloni lunari da tutti gli Stati Uniti, e anche dall’Ovest degli Stati Uniti come lo dallo Stato di Washington. Il Facebook friend di EarthSky Susan Jensen a Odessa, Washington ha visto e fotografato questo delicato alone, mentre Sandy stava incidendo sul territorio il suo percorso di distruzione lungo la costa orientale degli USA.

Perché si verificano i blizzard?

I blizzard, dall’inglese “tempesta di neve”, sono eventi meteorologici estremi che si determinano in grandi pianure fredde, come in Canada, USA o Siberia, caratterizzati da vento forte, temperature rigide, improvvise e intensissime precipitazioni di neve ghiacciata che azzerano la visibilità. Il vento può raggiungere i 100 km orari sviluppando la stessa energia di una tempesta tropicale di piccola intensità. In Europa occidentale il fenomeno è raro ma può essere innescato dai venti gelidi di tipo ciclonico come il buran, originato nelle pianure russe da profonde aree depressionarie, che in certi casi può raggiungere il bacino del Mediterraneo.

I cambiamenti nell’orbita terrestre potrebbero essere legati al riscaldamento in Antartide.

La Terra entra periodicamente nelle ere glaciali, ogni 100.000 anni circa, e le ere glaciali durano molto più a lungo rispetto ai periodi caldi.

Nel secolo scorso, gli scienziati hanno determinato che le ere glaciali della Terra sono state determinate dall’oscillazione dell’asse del pianeta, che cambia il suo orientamento verso il sole e riduce la quantità di luce solare che raggiunge le latitudini più alte, soprattutto nelle regioni polari. L’ultima glaciazione dell’emisfero settentrionale è terminata circa 20.000 anni fa e l’era glaciale nell’emisfero australe si è conclusa circa 2.000 anni più tardi, il che suggerisce che a sud c’è stata una risposta successiva al riscaldamento rispetto al nord.
Ma la nuova ricerca dice che il riscaldamento dell’Antartide è iniziato almeno due, e forse quattro, millenni prima di quanto si pensasse in precedenza.
Molte prove del cambiamento climatico in Antartide sono arrivate da carote di ghiaccio recuperate nell’Antartide orientale, la parte più alta e fredda del continente. Tuttavia, un gruppo di ricerca studiando un nuovo nucleo di ghiaccio dell’Antartide occidentale ha scoperto che il riscaldamento c’è stato ben prima di  20.000 anni fa.
A volte pensiamo all’Antartide come ad un continente passivo, in attesa che gli eventi agiscano su di esso. Ma ora sta mostrando che qui i cambiamenti sono avvenuti prima che nell’emisfero nord“, ha detto TJ Fudge, della University of Washington, dottorando in scienze della terra e dello spazio e co-autore della “carta della natura” con altri 41 membri del progetto “West Antarctic Ice Sheet Divide”.
I risultati provengono da un esame dettagliato di una carota di ghiaccio presa dal West Antarctic Ice Sheet Divide, una zona in cui vi sono solo pochi movimenti orizzontali del ghiaccio, quindi questi dati sono importanti perchè provengono da una posizione che è rimasta costante per lunghi periodi.
La carota di ghiaccio arriva a più di 2 miglia di profondità e si estende su 68 mila anni, sebbene i dati finora analizzati risalgano solo a 30 mila anni fa. Vicino alla superficie, 1 metro di ghiaccio rappresenta un anno, ma a maggiori profondità gli strati annuali vengono compressi in centimetri.
Fudge ha  identificato gli strati annuali mettendo due elettrodi lungo la carota di ghiaccio per misurare la maggiore conducibilità elettrica associata ad ogni stagione estiva. Le prove di un maggiore riscaldamento si sono trovate ai livelli associati al periodo che va da 18.000 a 22.000 anni fa, l’inizio dell’ultima deglaciazione.
Questa è l’ultima deglaciazione che è il più grande cambiamento climatico che siamo in grado di ricostruire ed indagare“, ha detto il dott. Fudge. E ci insegna molto su come funziona il nostro sistema climatico.
L’Antartide occidentale è separata dall’Antartide orientale da una grande catena montuosa. L’Antartide orientale ha una elevazione sostanzialmente maggiore e tende ad essere molto più fredda, anche se non è stato dimostrato che si sta riscaldando in modo maggiore.
Il rapido riscaldamento in Antartide occidentale negli ultimi decenni è stato documentato in precedenti ricerche da Eric Steig, un professore di scienze della terra e dello spazio, che fa parte del comitato di dottorato di Fudge, e il cui laboratorio ha prodotto i dati sugli isotopi dell’ossigeno utilizzati per l’articolo comparso su Nature. I nuovi dati confermano che il clima in Antartide occidentale è più fortemente influenzato dalle condizioni locali dell’Oceano Antartico di quanto lo sia quello dell’Antartide orientale.
Non è sorprendente che l’Antartide occidentale stia mostrando dati diversi da quelli dall’Antartide orientale su scale temporali lunghe, ma non avevamo prove di questo prima“, ci dice Fudge.
Egli ha osservato che il riscaldamento in Antartide occidentale, 20.000 anni fa, non si spiega con una variazione di intensità dell’irradiazione solare. Al contrario, il modo in cui l’energia solare è stata distribuita nella regione è stato un fattore molto più importante. Non ha solo riscaldato lo strato di ghiaccio, ma ha anche riscaldato l’Oceano meridionale che circonda l’Antartide, in particolare durante i mesi estivi, quando c’è maggiore probabilità che lo lo scioglimento dei ghiacci possa avvenire.
I cambiamenti dell’orbita terrestre, oggi, non sono più il motivo preponderante per il rapido innalzamento delle temperature che è stato osservato di recente, ha aggiunto. L’orbita della Terra cambia sulla scala delle migliaia di anni, ma la quantità di anidride carbonica emessa oggi, sta’ cambiando sulla scala di decenni, così il cambiamento climatico avviene molto più velocemente.

Come viene dato il nome agli uragani?

Vi siete mai chiesti come vengano dati i nomi agli uragani? E, soprattutto, perchè viene dato loro un nome?
Tempo fa i meteorologi pensavano che dare un nome alle tempeste tropicali o agli uragani aiutasse la gente a ricordarli meglio. Era un modo per comunicare in modo più efficiente con le persone che in questo modo ricordavano meglio quando e quali tempeste avevano colpito una località. 
Gli esperti attribuiscono un nome alle tempeste tropicali attingendoli da una lista formale di nomi che viene approvata prima dell’inizio della stagione degli uragani.
Lo U.S. National Hurricane Center ha iniziato al sua attività negli anni ’50. Oggi la World Meteorological Organization genera e mantiene la lista degli uragani.
Come e perchè gli uragani ricevono i loro nomi?
Un tempo le persone davano un nome agli uragani e alle tempeste che provocavano i danni maggiori e il maggior numero di vittime, mentre i meteorologi li classificavano con coordinate geografiche: longitudine e latitudine, metodo molto più utile e pratico per i ricercatori.
Questo metodo adottato dai meteorologi era molto efficiente ed utile per loro ma quasi inutile per le persone che cercavano informazioni al riguardo e che restavano confuse da questi dati.
Nel 1950 il U.S. National Hurricane Center sviluppò una pratica formale per generare un elenco di nomi per le tempeste della costa dell’Oceano Atlantico. A quel tempo l’elenco di nomi seguiva l’ordine alfabetico (es. Abel, Baker, Charly,…) e i nomi rimanevano uguali per ogni stagione.
Nel 1953, per ovviare alla ripetizione dei nomi, furono introdotti quelli femminili, in questo modo il National Weather Service imitò l’abitudine che avevano i meteorologi della marina che davano agli uragani nomi di donna.
Nel 1979 il sistema fu ulteriormente rivisto e furono introdotti nomi sia maschili che femminili.
Quando l’uragano riceve il suo nome?
Le tempeste tropicali vengono “battezzate” quando si visualizza un modello di movimento nei venti circolare, e i venti stessi superano le 39 miglia orarie (62,76 km circa).
La tempesta tropicale diventa uragano quando i venti superano le 75 miglia orarie (120 km circa).
Cosa sono gli “elenchi dei nomi degli uragani”?
Le liste di nomi degli uragani sono state sviluppate per la maggior parte dei bacini oceanici del mondo. Ad oggi esistono 6 liste di nomi usate per gli uragani del bacino dell’Atlantico e questi elenchi ruotano per ogni anno, quindi l’elenco che si usa quest’anno verrà usato anche tra 6 anni. Ma c’è un’eccezione a questa prassi: i nomi degli uragani che hanno provocato danni particolarmente gravi vengono ritirati dagli elenchi per ragioni storiche e legali. Ad esempio, il nome Katrina è stato ritirato nel 2005 in seguito alle devastanti conseguenze dell’uragano per la città di New Orleans e di tutte le zone da esso colpite.

Fonte: EarthSky

Fallstreak hole


Fallstreak hole (conosciuto anche come Skypunch o Hole punch cloud, o Cloud hole) è un raro fenomeno meteorologico. E’ costituito da una soluzione di continuità che avviene in un cirrocumulo o altocumulo.

Questo succede quando l’acqua delle nubi è sotto lo zero ma non è ghiacciata (acqua super-fredda). Quando i cristalli cominciano a formarsi provocano un effetto domino che induce le goccioline di acqua intorno ai cristalli ad evaporare formando un foro circolare o ellittico nella nube.

La formazione dei cristalli può essere innescata dal passaggio di un aereo poichè sotto le sue ali o presso i motori si trovano aree di pressione più bassa.
Questo raffredda molto velocemente l’aria e forma la tipica scia di acqua ghiacciata che gli aerei si lasciano dietro.
Questi cristalli si ritrovano circondati dalle goccioline super-fredde e quindi crescono velocemente provocando l’evaporazione delle stesse e generando il foro e delle strisce di cristalli in caduta da esso.

Perché si formano le nubi?

La formazione delle nubi è un processo assai complesso causato dalla condensazione dell’umidità atmosferica in gocce d’acqua. Alla base vi è l’ascesa di una massa di aria umida che si forma per evaporazione grazie all’azione del sole su specchi d’acqua o sul suolo.
L’aria calda e umida, più leggera della circostante, sale e salendo, per la riduzione di pressione, si espande. In seguito, a causa della quota crescente, la massa d’aria si raffredda fino a raggiungere il punto di rugiada: nella massa d’aria, satura di vapore d’acqua, si condensano piccole gocce allo stato liquido e se la temperatura è particolarmente bassa, queste si trasformano in microscopici cristalli di ghiaccio. A questo punto la nube diviene visibile. L’acqua in una nuvola tipica può avere una massa fino a parecchi milioni di tonnellate. Comunque, il volume di una nuvola è anch’esso molto grande e la densità dell’aria relativamente calda che trattiene le goccioline d’acqua è più bassa di quella sottostante, per cui l’aria scorre al di sotto di essa ed è capace di tenerla in sospensione. Le condizioni all’interno di una nuvola non sono comunque stabili: le goccioline (che hanno un raggio dell’ordine di 10 µm) si formano ed evaporano in continuazione.

Perché avviene il fenomeno dell’acqua alta a Venezia?

Il termine “acqua alta” è un’espressione veneziana che indica il fenomeno di forti picchi da marea che si verificano nell’Adriatico settentrionale (anche per la sua particolare configurazione “a catino”) e, con intensità maggiore, nella laguna di Venezia. Queste maree causano allagamenti nelle aree urbane di Venezia e Chioggia. Il fenomeno è frequente in autunno e in primavera, quando la marea dovuta agli influssi della Luna si combina con i venti di Scirocco che, spirando dal canale d’Otranto verso nord-ovest, impediscono il regolare deflusso delle acque. Anche la Bora, vento di nord-est, può ostacolare il deflusso delle lagune e dei fiumi del litorale veneto.