Le antiche origini pagane della Pasqua

La domenica di Pasqua è una festa celebrata da milioni di persone in tutto il mondo che onorano la risurrezione di Gesù dai morti, descritta nel Nuovo Testamento come avvenuta tre giorni dopo la sua crocifissione sul Calvario. È anche il giorno in cui i bambini attendono con impazienza il coniglio pasquale che arriva a consegnare loro dolcetti e uova di cioccolato. Continua a leggere

L’Attis pagano e il Gesù cristiano: una connessione spuria?

Recentemente, è diventato popolare in alcuni circoli suggerire che il cristianesimo sia stato influenzato, o addirittura sia derivato dalle antiche religioni misteriche romane – religioni spesso note per avere rituali orgiastici e connessioni personali con una divinità.
Una figura pagana che è popolare tra i fautori di questa idea è Attis, un dio frigio associato alla vegetazione e consorte della dea Cibele. Si dice che Attis sia nato da una vergine, crocifisso su un albero e risuscitato dai morti in modo simile a Gesù. Questi elementi possono sembrare simili, tuttavia un esame più attento mostra che ci sono poche prove a sostegno di queste affermazioni e che il mito originale ha poca somiglianza con la narrativa del Vangelo.

Religioni misteriche e cristianesimo
Le religioni misteriche sorsero durante il periodo ellenistico e continuarono nel periodo romano fino al 5° secolo, quando la maggior parte delle tradizioni pagane nell’impero romano furono sostituite dal cristianesimo. Erano caratterizzate da elaborati rituali orgiastici, conoscenze segrete e un’enfasi su una relazione personale diretta con un dio particolare.
Le antiche divinità greche e romane erano lontane e indifferenti alle preoccupazioni umane. Gli dei delle religioni misteriche, tuttavia, si preoccupavano sinceramente dell’umanità e potevano essere raggiunte personalmente con relativa facilità. Iside, la dea egizia e oggetto di una religione misterica particolarmente popolare, nutrì il Nilo con le sue lacrime e, in passato, fu responsabile di nutrire il Faraone e di dargli il suo potere divino di governare in modo efficace l’Egitto.
Dal momento che il cristianesimo ha alcune somiglianze con queste religioni, alcuni studiosi le hanno paragonate al cristianesimo. Alcuni sostengono di aver trovato molti paralleli tra il cristianesimo e le religioni misteriche, in particolare nel culto del dio Attis. Attis era associato alla dea Cibele. Il culto di Attis era una religione che implicava riti orgiastici e rituali. I sacerdoti della religione, i Gallai, erano eunuchi. Questo requisito faceva parte di una rievocazione di uno dei miti principali riguardanti Attis e Cibele. Alcuni hanno affermato che Attis è morto su un albero e risorto dai morti. Si dice anche che sia nato il 25 dicembre e che sia nato dalla vergine, Nana.
Attis miti e verità
Quanta verità c’è in queste affermazioni? Non sono disponibili molti dettagli riguardo ad Attis, ma la maggior parte delle fonti non menziona nessuna di queste somiglianze e le uniche che le menzionano sono successive alla nascita di Gesù di diversi secoli e sono state scritte da autori cristiani – il che significa che qualsiasi somiglianza con il cristianesimo può essere imputato ad una religione interpretata attraverso una lente cristiana. Inoltre, se il vero mito viene esaminato, ha poca somiglianza con la narrativa del Vangelo.
Secondo una versione del mito, Attis fu nominato sommo sacerdote da Cibele e uno dei requisiti era la castità da parte di Attis. Quando lui ruppe questo voto di fedeltà a lei con una ninfa, lei lo fece impazzire e alla fine lui si castrò. Dopo aver riacquistato i sensi, si suicidò e Cibele lo trasformò in un albero che divenne sacro a lei.
In un’altra versione del mito, Attis, un sommo sacerdote celibe, stava scappando da un re che era sessualmente interessato a lui. Quando venne catturato Attis castrò il re, sugerendogli mentre era morente per la perdita di sangue di fare lo stesso con lui per vendetta. In questa versione Attis viene trovato morto da Cybele sotto un albero.
Sebbene ci siano molte versioni del mito, la maggior parte finisce con una sorta di castrazione e Attis muore sotto un albero o viene trasformato in un albero.
Differenze tra la storia di Attis e la narrativa del Vangelo
Ci sono versioni del mito più simili alla storia che si trova nei vangeli, ma che sono successive alla nascita del cristianesimo di diversi secoli e sono più probabilmente influenzati dal cristianesimo, piuttosto che viceversa.
Un’altra cosa da notare, è che nessuna offerta di salvezza viene fatta in queste storie. La morte di Attis è tragica, ma è tutto ciò che è, una fine tragica. La sua morte non assolve nessun peccato. In un mito, quando muore, i fiori crescono dove scorre il suo sangue, ma il suo sangue non sembra colpire nessuno che non sia interessato ai fiori.
Attis era anche un dio della vegetazione e si pensava che la connessione tra la sua morte e un albero simboleggiasse il ciclo attraverso il quale la vegetazione si riduce nei mesi estivi e autunnali e ritorna in primavera. Tali temi sono assenti dai Vangeli, dove Gesù muore solo una volta e viene resuscitato una sola volta.
In sintesi, sembra che la somiglianza tra Attis e Gesù sia esagerata. Non ci sono prove che suggeriscano che Attis sia stato ucciso in un modo simile a Gesù o abbia agito come una divinità che poteva portare la salvezza a tutta l’umanità fino a secoli dopo l’ascesa del cristianesimo, quando questi cambiamenti furono probabilmente fatti coincidere con la crescente religione: il Cristianesimo.

Chi sono i geni delle storie?

Di PHGCOM – self-made, photographed at Le Louvre, CC BY-SA 3.0

I geni (o jinn, come sono meglio conosciuti nel mondo arabo) sono esseri soprannaturali con radici nelle antiche leggende mesopotamiche. I Jinn, però, non sono i geni che abitano nelle lampade e che offrono servizi benevoli che gli occidentali conoscono dalla cultura popolare.

L’immagine che la maggior parte della gente occidentale ha dei geni proviene dalla sitcom “I Dream of Jeannie” (“Strega per amore” in Italia) del 1960 o dal grande omone blu spiritoso di “Aladdin” di Disney. Più di recente, nell’adattamento televisivo del romanzo del 2001 di Neil Gaiman “American Gods”, il pubblico ha conosciuto un jinn tassista che scambia l’identità con un venditore dell’Oman, Salim. (Salim aveva riconosciuto il jinn da una storia raccontata da sua nonna).

I magnifici geni di Gaiman, che cambiano forma, sono fittizi, ma la fede nei geni è diffusa. Nel libro “Legends of the Fire Spirits: Jinn and Genies from Arabia to Zanzibar” (Counterpoint Books, 2011), il ricercatore Robert Lebling ha osservato che “i Jinn sono presi sul serio e considerati veri e tangibili da un grosso segmento della popolazione mondiale. Essi appaiono spesso umanoidi o anche umani ma possiedono poteri straordinari che a noi mancano, possono cambiare forma, volare nell’aria e persino rendersi invisibili“. (Lebling è anche il creatore di una pagina di Facebook intitolata The Jinn Group, dove i membri condividono storie di jinn e tradizioni.)

Molti demoni mesopotamici antichi e spiriti del vento erano precursori dei jinn; Pazuzu è probabilmente la più famosa tra di loro, grazie alla sua apparizione nel romanzo di William Peter Blatty “The Exorcist” e nell’omonimo film.

Anche se la credenza nei jinn precede la nascita dell’Islam, queste creature vengono citate nel Corano, il libro sacro musulmano – non come metafore, ma come entità reali la cui esistenza è data per scontata. Il Corano afferma che Allah ha creato tre tipi di esseri di tre sostanze: esseri umani (fatti di terra); angeli (fatti di luce); e jinn (fatti di fuoco senza fumo). Si dice che ci siano cinque categorie di jinn; due dei più noti sono shaitan e ifrit, entrambi dichiarati malvagi.

Considerati spiriti di vento e di fuoco dai musulmani, i jinn sono invisibili agli esseri umani nella loro forma pura ma possono assumere qualunque forma vogliano per soddisfare le loro esigenze. I Jinn, proprio come le persone, possono essere buoni o cattivi; nascono, crescono, si sposano, lavorano, crescono famiglie, vivono nelle loro comunità e muoiono, proprio come noi.

Le marachelle dei Jinn
A differenza delle versioni occidentali dei jinn, nel mondo arabo non concedono alcun desidere come nel film “Aladdin”, anche se possono essere comandati dai maghi per eseguire compiti, ad esempio, o da chiunque indossi l’anello magico di Salomone.

I Jinn talvolta sono accusati delle malattie inspiegabili dei bambini, degli incidenti e delle disgrazie. Ad esempio, nel 2000, gli insegnanti di una scuola femminile della città saudita di Jeddah cominciarono ad avere misteriosi attacchi e convulsioni. Anche se i medici hanno attribuito l’incidente all’isteria di massa (una forma lieve e innocua di contagio sociale e suggestione psicologica), molti credevano che i jinn perseguitassero la scuola e fossero colpevoli dell’attacco.

Nel maggio del 2015, nove studenti elementari e medici di una scuola femminile nel sud di Madinah, in Arabia Saudita, affermavano che i jinn li avevano fatti sentire male, provocando episodi di svenimento e spasmi. Quasi 200 dei loro compagni di classe hanno rifiutato di frequentare la scuola per due giorni mentre le autorità mediche cercavano una spiegazione.

La fede negli spiriti del fuoco è anche comune tra i funzionari eletti in Medio Oriente. Nel 2011, quasi due dozzine di collaboratori del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad sono stati accusati di invocare i jinn per attaccare i nemici politici. Un uomo, Abbas Ghaffari, è stato accusato di aver evocato un genio che ha causato un attacco di cuore in uno dei rivali di Ghaffari.

Correnti interculturali
I Jinn condividono molti tratti con gli angeli, le fate, i fantasmi e altre creature soprannaturali. Molti musulmani credono nell’esistenza letterale dei jinn, così come molti cristiani credono nell’esistenza letterale degli angeli. Proprio come i teologi cristiani hanno discusso a lungo sulla natura degli angeli, i teologi musulmani hanno a lungo discusso della natura dei jinn: se hanno corpi fisici, dove vivono, come interagiscono con noi e così via.

Come gli spiriti e i demoni, i jinn si dice siano in grado di possedere gli esseri umani (con sintomi simili, tra cui episodi di convulsioni, violenza e parlare lingue sconosciute) e possono essere esorcizzati dal corpo umano attraverso dei rituali. Proprio come nei riti dell’esorcismo cattolico, dove i passaggi biblici vengono letti alla persona posseduta per guidare lo spirito fuori dal corpo umano, i riti islamici spesso comportano la recita di alcune sezioni del Corano all’afflitto per liberarlo dal jinn.

Si pensa che i Jinn, come i fantasmi, talvolta infestino edifici, case e altre località, incluse fogne e tubi di scarico. Si dice che i Jinn vengano respinti dal sale e dal ferro – una caratteristica che condividono con i vampiri.

Come con molte creature magiche in tutto il mondo, le storie di jinn vengono spesso raccontate sotto forma di una storie del terrore. I bambini sono avvisati di obbedire ai loro genitori e di non allontanarsi dal percorso solito.

Alcuni jinn vivono in luoghi lontani e selvaggi, e si dice che attirino i bambini e i viaggiatori incauti al loro destino – un tratto condiviso con le fate delle isole britanniche, la strega spagnola La Llorona e altri.

In alcuni luoghi i jinn sono così temuti che semplicemente a chiamarli con il loro nome si rischia di essere puniti, per cui si utilizzano eufemismi. Questo ha anche paralleli nel folklore fiabesco, in cui le creature capricciose sono spesso chiamate “folk fine” o “la piccola gente” per evitare di offenderli.

Se esistono o meno i  jinn è meno importante del fatto che molte persone ci credono. Le leggende di questi spiriti del fuoco, come quelle su angeli, fate e fantasmi, saranno sempre con noi.

Fonte

Questa tomba greca di 3500 anni fa sta rivoluzionando ciò che pensavamo di conoscere sulle radici della civiltà occidentale

La recente scoperta della tomba di un antico soldato sta sfidando le conoscenze accettate tra gli archeologi.

Avevano scavato per giorni, riparati dal sole greco da un quadrato di telone verde appeso tra gli alberi di ulivo. Gli archeologi hanno utilizzato i picconi per rompere l’argilla color crema, cotta finchè è diventata dura come roccia, fino a raggiungere quello che all’inizio sembrava un gruppo di pietre appena visibili nella sporcizia e che poi si è rivelato essere quattro mura disposte in un rettangolo ordinato, che affondava nella terra. Come un osso animale che occasionalmente spunta dal terreno. La mattina del 28 maggio 2015, il sole ha lasciato il posto ad una pioggerella inopportuna. La coppia che doveva scavare quel giorno, Flint Dibble e Alison Fields, aspettò che la pioggia terminasse, poi si sono calati nel loro buco profondo e si sono rimessi al lavoro. Dibble guardò campi. “Deve accadere presto”, ha detto.

La stagione non era iniziata bene. Gli archeologi erano parte di un gruppo di quasi tre dozzine di ricercatori che scavavano nei pressi dell’antico Palazzo di Nestore, su una collina nei pressi di Pylos, sulla costa sud-ovest della Grecia. Il palazzo era stato costruito nell’età del bronzo dai Micenei descritti negli epici racconti e poemi di Omero, ed è stato scavato nel 1930. I direttori degli scavi, Jack Davis e Sharon Stocker, marito e moglie, ma anche archeologi presso l’Università di Cincinnati, in Ohio, avevano sperato di scavare in un campo di ribes posto su un declivio appena sotto il palazzo, ma la burocrazia greca e uno sciopero degli avvocati impediva loro di ottenere i permessi necessari. Così si sono stabiliti, delusi, in un vicino uliveto. Hanno liberato la terra da erbacce e serpenti e selezionato alcuni punti da indagare, tra cui tre pietre che sembravano formare un angolo. Siccome il fosso intorno alle pietre affondava sempre, i ricercatori sono diventati ansiosi: Le dimensioni del pozzo di aerazione, due metri per un metro, suggeriva la presenza di una tomba, e le sepolture micenee sono famose per il loro contenuto incredibilmente ricco, in grado di rivelare molte cose sulla cultura che le ha prodotte. Tuttavia, non vi era alcuna prova che questa struttura fosse antica, hanno ricordato a se stessi gli archeologi, poteva essere semplicemente una piccola cantina o un vecchio capanno.

Dibble stava ripulendo una grande lastra di pietra dalla terra, quando il suo piccone ha colpito qualcosa di duro e la monotonia della creta fu rotta da un lampo vivido di verde: bronzo.

La coppia ha immediatamente messo giù i picconi, e dopo aver fatto una chiamata entusiasta a Davis e Stocker hanno cominciato a spazzare con cura il terreno e la polvere. Sapevano che stavano in piedi in cima a qualcosa di importante, ma anche allora non immaginavano quanto ricca si sarebbe rivelata la scoperta . “E’ stato incredibile”, dice la Stocker, una piccola donna sulla cinquantina con orecchini pendenti e gli occhi grigio-blu. “Le persone avevano camminato su questo campo per 3500 anni.”

Nel corso dei seguenti sei mesi, gli archeologi hanno scoperto contenitori di bronzo, armi e armature, ma anche un sacco di oggetti ancora più preziosi, tra cui coppe d’oro e d’argento; centinaia di sfere di cornalina, ametista, ambra e oro; più di 50 sigilli in pietra finemente intagliati con immagini di dee, leoni e tori; e quattro splendidi anelli d’oro. Questa era davvero un’antica tomba, tra le più spettacolari scoperte archeologiche fatte in Grecia in più di mezzo secolo, i ricercatori sono stati i primi ad aprirla dal giorno in cui è stata completata.

“E’ un’incredibile fortuna”, dice John Bennet, direttore della British School di Atene. “Il fatto che non sia stata scoperta prima d’ora è stupefacente.” Lo spettacolare ritrovamento di tesori inestimabili ha fatto notizia in tutto il mondo, ma ciò che intriga gli studiosi, dice Stocker, è il “quadro più ampio della situazione”. La prima società organizzata greca risale ai Micenei, i cui regni sono esplosi dal nulla sul continente greco intorno al 1600 aC anche se sono scomparsi altrettanto drammaticamente poche centinaia di anni dopo, lasciando il posto a diversi secoli conosciuti come il Medioevo greco. Prima del sorgere della Grecia “classica” , i Micenei hanno sparso i semi delle nostre tradizioni comuni, tra cui l’arte e l’architettura, la lingua, la filosofia e la letteratura, anche la democrazia e la religione. “Questo è stato un momento cruciale per lo sviluppo di quella che sarebbe diventata la civiltà occidentale”, spiega Stocker.

Eppure ben poco si sa delle origini della cultura micenea. La tomba di Pylos, con la sua ricchezza di oggetti funerari rimasti indisturbati e, sul fondo, uno scheletro in gran parte intatto, offre una finestra quasi senza precedentisu questo periodo, e ciò che rivela mette in discussione le nostre idee più elementari circa le radici della civiltà occidentale.
Nell’Iliade, Omero racconta di come Agamennone, re di Micene, condusse una flotta di mille navi per assediare la città di Troia. I classici greci (e Romani, che fanno risalire la loro origine all’eroe troiano Enea) hanno accettato le storie dell’Iliade e dell’Odissea come una parte delle loro storie nazionali, ma nei secoli successivi gli studiosi hanno insistito sul fatto che le epiche battaglie combattute tra i troiani e i regni micenei non erano altro che miti e fantasia romantica. Prima del VIII secolo aC, gli archeologi hanno sostenuto finora, le società sulla terraferma greca erano sparse e disorganizzate.

Alla fine del 19 ° secolo, un uomo d’affari di origine tedesca di nome Heinrich Schliemann era determinato a dimostrare il contrario. Ha usato gli indizi presenti nei poemi epici di Omero per individuare i resti di Troia, sepolti su una collina a Hissarlik in Turchia. Ha poi rivolto la sua attenzione alla Grecia continentale, nella speranza di trovare il palazzo di Agamennone. Vicino alle rovine delle grandi mura di Micene, nella penisola Argolid, Schliemann trovò un cerchio di tombe contenenti i resti di 19 uomini, donne e bambini, tutti grondanti oro e altre ricchezze. Non aveva trovato la tomba di Agamennone però, ma le sepolture erano vecchie di quasi 3.500 anni, datate a diversi secoli prima della battaglia di Troia, inoltre aveva portato alla luce una grande civiltà perduta, che ha definito micenea .

Omero descrive altri palazzi, anche, in particolare, quello di re Nestore, a Pylos. L’Iliade dice che Nestore aveva contribuito con 90 navi alla flotta di Agamennone, secondo solo al grande re in persona. Schliemann ha cercato invano il palazzo di Nestore; la Pylos moderna, era una città costiera sonnolenta situata nel sud-ovest del Peloponneso, non vi era alcuna traccia di architettura antica, a differenza di Micene. Ma nel 1920, un proprietario terriero ha notato dei vecchi blocchi di pietra vicino alla sommità di una collina nei pressi di Pylos, e Konstantinos Kourouniotis, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Atene, ha invitato il suo amico e collaboratore Carl Blegen, dell’Università di Cincinnati, per indagare.

Blegen ha iniziato gli scavi nel mese di aprile del 1939. Al suo primo giorno, ha scoperto un tesoro di tavolette d’argilla, piene dei caratteri di una lingua illeggibile conosciuta come Lineare B, che era stata trovata anche a Creta, la più grande delle isole del Mar Egeo. Aveva scavato direttamente nella stanza dell’archivio del palazzo di re Nestore. Dopo la seconda guerra mondiale, Blegen ha continuato a scoprire una rete di sale e cortili che rivaleggia con il palazzo di Micene in termini di dimensioni ed ora il palazzo di Nestore è considerato il palazzo meglio conservato dell’età del bronzo sul continente greco, per non parlare di una notevole attrazione turistica.

Perché si dice “patire il supplizio di Tantalo”?

L’espressione “patisco il supplizio di Tantalo” vuol dire desiderare molto qualcosa senza poterla raggiungere. L’origine del motto sta in un mito greco.
Tantalo, figlio di Zeus e di Pluto, era benvoluto dagli dei, che spesso lo onoravano sedendosi alla sua mensa, ma fu autore di diverse offese agli dei, consistenti sostanzialmente in violazioni delle regole della xenia (consiste nel concetto dell’ospitalità e dei rapporti tra ospite ed ospitante nel mondo greco antico, della cui civiltà costituiva un aspetto di grande rilievo.): tra esse il ratto di Ganimede, caro a Zeus stesso, il furto del nettare e dell’ambrosia per distribuirlo ai suoi sudditi. Inoltre vi fu l’episodio del furto del cane d’oro, custode di un tempio di Zeus situato a Creta. In tale mito, l’artefice del furto era in realtà Pandareo, che lo affidò al ragazzo con l’impegno che lo nascondesse agli occhi divini. Hermes giunse con il chiaro intento di riavere il sacro animale, ma Tantalo giurò il falso. Secondo un’altra versione dello stesso mito, in realtà il cane era Rea trasformata dal dio Efesto.
Tantalo, per aver compiuto tutti questi misfatti veniva umiliato dagli dei e deriso dai suoi stessi figli, perciò decise di vendicarsi. Prese dei ragazzi e li fece uccidere (alcune versioni dicono che si trattassero dei figli di Tantalo, altri che fossero invece dei servi), facendone poi cucinare le carni, ed invitò gli dei alla sua mensa convinto che i suoi ospiti non avrebbero mai subodorato un simile abominio e che avrebbero mangiato carne umana. Tuttavia, quando i piatti vennero scoperti, gli dèi capirono immediatamente cosa Tantalo aveva fatto: furioso per un simile oltraggio e per l’immensa crudeltà del suo anfitrione, Zeus lo fulminò all’istante uccidendolo e scagliandolo nell’Ade, facendo poi riportare in vita le vittime della sua follia.
Tantalo, sebbene fosse oramai un’ombra, avvertiva il bisogno di mangiare e bere, ma nonostante fosse circondato da cibo e acqua non poteva nutrirsi o dissetarsi. Era legato ad un albero da frutto carico di ogni qualità di frutti, ed immerso fino al collo in un lago d’acqua dolce; tuttavia appena Tantalo provava a bere il lago si ritirava, e non appena provava a prendere un frutto i rami si allontanavano, o un alito di vento improvviso li faceva volare via lontano dalle sue mani lasciandolo in un’eterna inedia.
Inoltre un grosso macigno incombeva su di lui minacciando di schiacciargli il cranio e facendolo così vivere in uno stato di terrore perenne.

Creature immaginarie – Giganti

I Giganti sono figure leggendarie della mitologia greca ma appartengono anche a molte altre culture.
Nella mitologia greca erano creature gigantesche, figli di Urano e Gea che era stata fecondata dal sangue di Urano evirato da Crono e non sono da confondere con i Titani dai quali differiscono pur essendo tutti figli di Urano e Gea. 
Quando Zeus imprigionò i Titani nel Tartaro, Gea convinse i Giganti a muovere guerra agli dei (Gigantomachia). Questi cominciarono a gettare verso l’Olimpo tizzoni ardenti e rocce mettendo in seria difficoltà le divinità. 
La dea Era profetizzò che gli dei non sarebbero stati in grado di sconfiggere i Giganti da soli ma che ci sarebbero riusciti con l’aiuto di un mortale vestito di una pelle di leone ed in possesso di un’erba magica, cercando in questo modo di coinvolgere Ercole. Zeus, aiutato da Atena, informò Ercole della situazione e poi chiese a Elio (il sole), a Selene (la luna) e a Eos (l’aurora) di non sorgere per alcuni giorni. Alla luce delle stelle ed aiutato da Atena Ercole trovò l’erba magica che rendeva invulnerabili e la portò agli dei che così furono in grado di affrontare i Giganti.
Gli dei sconfissero i Giganti e durante la guerra il Gigante Mimante fu sepolto da Efesto sotto una calotta di metallo incandescente posta sotto il Vesuvio mentre Atena scagliò un masso contro Encelado che colpito in pieno si appiattì e divenne la Sicilia. 
Il colpo di grazia ai Giganti feriti dalle divinità veniva comunque dato dall’eroe semi-divino Ercole.

Creature immaginarie – Echidna

L’origine di Echidna non è certa. Era un mostro dell’antica mitologia greca, figlia di Forcide e di Ceto, figli di Ponto e di Gaia; oppure nata dal misterioso Crisaore e da Calliroe, figlia di Oceano o da Tartaro e Gaia.
Il suo nome significa “vipera” e nella parte superiore del corpo aveva l’aspetto di una ninfa bellissima mentre l’altra metà del corpo, quella inferiore, era un gigantesco serpente dalle scaglie cangianti. 
Viveva in una grotta profonda e si cibava di uomini. Alcune tradizioni narrano che fu uccisa da Argo dai cento occhi.

Nella sua vita generò molti mostri: unitasi a Tifone generò Ortro, il cane a due teste, che unendosi alla madre generò la Sfinge e il leone Nemeo, Cerbero, il cane infernale a tre teste, l’aquila che ogni giorno divorava il fegato a Prometeo, la Chimera dal corpo di capra con testa di leone e coda di serpente che sputava fuoco, l’Idra, il serpente acquatico dalle molteplici teste, e il drago Ladone che sorvegliava i pomi d’oro delle Esperidi
In natura l’echidna è un animale dell’Australia e della Nuova Guinea, un mammifero molto antico e particolare che appartiene all’ordine dei Monotremi, depone le uova e allatta i piccoli.
Somiglia molto ad un riccio per via delle spine ma le somiglianze finiscono qui. Ha artigli lunghi e potenti con i quali può scavare, una bocca priva di denti e una lingua lunga con la quale cattura formiche e temiti ma anche vermi e piccoli insetti a seconda della specie.
Ha caratteristiche in comune con rettili ed uccelli quale la cloaca, che è un unica apertura che funge da ano, da dotto per urinare e da organo riproduttivo. Il maschio ha, inoltre, il pene più strano del mondo animale in quanto è dotato di 4 estremità.
La femmina, dopo una “gestazione” di 22 giorni depone un uovo che terminerà il suo ciclo in una piega cutanea della madre. Una volta nato, il piccolo berrà il latte che la madre secerne da delle ghiandole mammarie (questo animale non è dotato ne’ di un vero e proprio seno ne’ di capezzoli, esistono solo sulla sua pelle delle aree nelle quali sono presenti delle ghiandole mammarie che secernono il latte).

Creature immaginarie – Medusa

Medusa era una creatura mostruosa appartenente alla mitologia greca. Insieme a Steno (la forte) ed Euriale (colei che salta lontano) era una delle tre Gorgoni, figlie di Forcide e di sua sorella Ceto, due orrendi mostri marini. Era l’unica a non essere immortale.
Lei e le sorelle erano delle donne bellissime e Medusa era la più bella delle tre al punto che il dio Poseidone si innamorò di lei e la volle incontrare in un tempio dedicato alla dea Atena.
Quando la dea venne a sapere dell’affronto la trasformò in una creatura orribile con un groviglio di serpenti al posto dei bellissimi capelli, zanne al posto dei denti, artigli al posto di mani e piedi e corpo di cavallo con due piccole ali sul dorso. Inoltre la rese capace di trasformare le persone in pietre col suo sguardo.
Anche il sangue di Medusa aveva poteri magici: quello sgorgato dalla vena sinistra era un veleno mortale, mentre quello della vena destra resuscitava i morti ed il possesso di un suo ricciolo poteva assicurare la vittoria sugli avversari.
Nei miti Greci Medusa è una Gorgone, mentre nella mitologia della Sardegna appare come una regina bellissima e coraggiosa che combatte per la libertà del suo popolo e, dopo la sua morte, adorata come una dea.
Ad ucciderla fu l’eroe greco Perseo che trovò il luogo dove essa viveva grazie all’aiuto della vendicativa Atena.
Perseo donò poi la testa recisa di Medusa ad Atena (Minerva per i Romani) dea della ragione, del senno e della guerra, che la mise al centro del suo scudo e sulle proprie insegne, in modo che lo sguardo della Medusa, che non aveva perso il suo potere nella morte, pietrificasse i nemici.
Dal collo reciso di Medusa uscirono l’eroe Crisone e il cavallo alato Pegaso, i due figli di Poseidone che si trovavano ancora nel suo grembo e dalle gocce del suo sangue cadute a terra nacquero serpenti velenosi che popolarono il deserto, mentre da quelle che caddero in mare nacque il corallo rosso.

In natura le meduse sono invertebrati marini suddivisi in circa 7.000 specie. Hanno le forme più svariate e il loro ciclo biologico più variare ma fondamentalmente sono composte da un cappello superiore o ombrello, un velo, un anello e svariati tentacoli. La parte più pericolosa della medusa sono i suoi tentacoli che contengono veleni a volte letali. In talune specie il velo e l’anello non sono presenti.
I tentacoli possiedono delle cellule chiamate nematocisti che contengono delle strutture particolari che quando vengono sfiorate si proiettano nella pelle dello sfortunato, sia esso il pesciolino di cui si nutre la medusa, o uno sfortunato bagnante. Le medusa più velenosa è la Vespa di mare che ha provocato la morte di parecchie persone.
Le meduse possono essere piccole o grandi, trasparenti o colorate. Non possiedono un vero e proprio cervello pensante ma un rudimentale sistema nervoso che viene considerato come il più rudimentale del regno animale. Non hanno occhi e si orientano grazie alle stratocisti che fungono da bussola interna.
Talune nuotano attivamente mentre altre sono munite di vesciche galleggianti e si lasciano trasportare dalle correnti.

Creature immaginarie – Centauro

Il centauro è una creatura mitologica, metà uomo e metà cavallo.
I centauri vengono descritti come creature irascibili, violente, brutali, i cui piaceri erano il vino e violentare le donne.
Il loro progenitore fu Issione, il primo assassino. Issione chiese agli dèi il perdono delle sue azioni, e Zeus volle perdonarlo e nella sua magnanimità lo invitò alla mensa degli dèi.
Ma Issione, che era un essere malvagio, osò insidiare Era, la sposa di Zeus, per farle delle proposte oscene. Zeus volle metterlo alla prova per vedere fin dove arrivavano le sue brame, allora diede le forme di Era ad una nuvola (Nefele).
Issione sfogò le sue voglie su quella nuvola che partorì il primo Centauro (che era ancora totalmente umano), che si accoppiò con delle puledre che partorirono degli esseri metà uomo e metà cavallo.
I centauri erano comandati da Chirone che sebbene fosse un Centauro, era differente poiché anche la sua origine era diversa, infatti era figlio di Crono che in forma di cavallo si era unito alla ninfa Filira. Allievi di Chirone furono: Achille (del quale era bisnonno), Eracle, Castore e Polluce, Atteone, Asclepio, Giasone, Aristeo, Meleagro e altri.
Abitanti della Tessaglia, i Centauri rappresentavano i pregi e i difetti del genere umano portati ai massimi livelli. Infatti, la mitologia, da quella greca a quella medioevale, presenta queste creature a volte come estremamente sagge altre come esseri capaci di indicibili crudeltà
Durante il periodo medievale, all’immagine del Centauro era associata quella dell’eretico proprio per il fatto che la dissociazione delle sue parti anatomiche (metà uomo e metà cavallo) lo rendeva simile allo stato equivoco dell’eretico: per metà cristiano e per l’altra metà pagano.
Troviamo i Centauri citati nell’Inferno di Dante come giustizieri delle persone che hanno usato violenza verso il prossimo.
Oggi vengono definiti centauri i motociclisti, che a volte costituiscono un binomio con la loro moto.

Fonte

Creature immaginarie – Arpia

Nella mitologia greca l‘Arpia è una creatura mostruosa con il viso di donna e il corpo di un rapace. Le Arpie erano le figlie che Nettuno aveva avuto con Elettra, Tarmante e Anfitrite o con Gea a seconda delle tradizioni.
Il loro nome significa “coloro che afferrano” o “le rapitrici” ed erano la personificazione della tempesta. 
La mitologia classica narra che furono imprigionate sulle isole Strofadi, nel Mar Ionio da Giove che le usava contro coloro che voleva perseguitare. 
Sul loro aspetto ci sono opinioni discordanti. La tradizione classica le voleva con volto umano dall’aspetto di vecchio e corpo di rapace, sporche e crudeli che attiravano ed incantavano gli uomini con il loro canto e perseguitavano le proprie vittime e defecavano loro addosso.
La tradizione medievale le ritrae invece come ragazze giovani di bell’aspetto ma molto malvagie che tentano ed ingannano gli uomini con il loro canto melodioso portandoli alla morte, caratteristica che le avvicina ad un’altra figura mitica, quella delle sirene.
Le arpie compaiono in diverse opere letterarie, come la Divina Commedia di Dante Alighieri, l’Odissea di Omero e l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

In natura l’Arpia è il più grande rapace delle Americhe. E’ alta più di un metro, dotata di un’apertura alare di 2 metri e mezzo è in grado di volare a più di 90 chilometri orari nel fitto della foresta per catturare le sue prede.