Perché i gatti hanno delle piccole tasche sulle orecchie?

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Nel tempo, l’evoluzione ha modellato l’anatomia di diversi animali, scartando le caratteristiche non necessarie e perfezionandone altre che, in una specie particolare, aiutano a sopravvivere. I gatti hanno una curiosa caratteristica anatomica: una piccola tasca a forma di marsupio alla base delle orecchie che ha un nome elegante, ma qual è la sua funzione? Continua a leggere

Perché i virus dei pipistrelli sono così micidiali?

Non è un caso che alcuni dei peggiori focolai di malattie virali negli ultimi anni – SARS, MERS, Ebola, Marburg e probabilmente il virus COVID-19 appena arrivato – siano nati nei pipistrelli.

Una nuova ricerca dell’Università di California, Berkeley, rileva che la feroce risposta immunitaria dei pipistrelli ai virus potrebbe spingere i virus stessi a replicarsi più velocemente in modo che quando saltano verso altri mammiferi con un sistema immunitario medio, come gli umani, questi virus provocano un caos mortale. Continua a leggere

Perché i cavalieri medievali a volte sono ritratti mentre combattono con delle lumache?

È comune trovare, in testi inglesi del 13° e 14° secolo, schizzi e note di lettori medievali. E sparsi tra questi marginalia c’è una scena stranamente ricorrente: un coraggioso cavaliere in armatura splendente che offronta una lumaca.

È un grande mistero irrisolto dei manoscritti medievali. Come scrive Got Medieval, “Si trovano queste immagini sempre ai margini dei manoscritti gotici“.

E intendo sempre. Sono dappertutto! A volte il cavaliere è a cavallo, a volte no. A volte la lumaca è mostruosa, a volte minuscola. A volte la lumaca attraversa la pagina, a volte è proprio sotto il piede del cavaliere. Di solito, il cavaliere viene disegnato in modo tale da sembrare preoccupato, stordito o scioccato dal suo piccolo nemico.

Il combattimento epico lumaca-cavaliere si presentava spesso nei manoscritti medievali come Kilroy in tutta Europa. “Ma l’ubiquità di queste raffigurazioni non le rende meno strane”, dice la British Library, citando alcuni esempi delle viscide battaglie.

Nessuno sa cosa, esattamente, le scene significhino davvero. La British Library dice che la scena potrebbe rappresentare la Resurrezione, o potrebbe essere una rapprentazione dei Longobardi, “un gruppo diffamato nel Medioevo per i suoi comportamenti avidi, il peccato di usura, e il comportamento non-cavalleresco in generale.”

Le lumache valorose potrebbero essere un commento sull’oppressione sociale, o potrebbe essere solo l’umorismo medievale, dice Got Medieval: “Dovremmo ridere dell’idea che un cavaliere abbia paura di attaccare un avversario così pesantemente corazzato. Il cavaliere in armatatura, è solo una lumaca!”

La medievalista digitale, Lisa Spangenberg ha lanciato un’altra idea. Dice che “la lumaca corazzata che combatte il cavaliere è un richiamo all’inevitabilità della morte”, un sentimento catturato nel Salmo 58 della Bibbia: “Come una lumaca che si scioglie nella melma, saranno portati via; come un bambino morto, non vedranno il sole.”

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Perché alcune piante sono viola?

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La maggior parte delle piante che vediamo ogni giorno sono verdi, ma ogni tanto può succedere di vedere un albero o arbusto dalle foglie viola. Perché alcune piante hanno queste parti viola?

La risposta si trova con un’altra parola: pigmento. Le piante verdi contengono molto pigmento clorofilla. Poiché le molecole di clorofilla sono molto efficienti nell’assorbire la luce blu e rossa – ma non così bene ad assorbire la luce verde – le piante contenenti molta clorofilla appaiono verdi all’occhio umano.

Il pigmento sta anche dietro la vivida colorazione di una pianta viola. Le piante che appaiono viola, blu o rosse contengono una maggiore concentrazione di antocianine rispetto alla clorofilla. L’antocianina è un pigmento abile ad assorbire la luce verde, ma meno abile nell’assorbire la luce rossa, blu o viola.

Gli scienziati ritengono che le foglie viola di alcune piante – come lo strobilanthes o il cavolo ornamentale – possano agire come una “protezione solare” naturale, proteggendo le cellule della pianta dalla troppa luce. Le piante che ricevono troppa luce solare possono soffrire di fotoinibizione, una riduzione della capacità della pianta di effettuare la fotosintesi.

E poiché alti livelli di antociani appaiono spesso insieme ad alte concentrazioni di fenoli velenosi, è possibile che le foglie viola di alcune piante aiutino ad allontanare gli erbivori affamati.

Di quanto sale abbiamo bisogno per sopravvivere?

Sale: 40% sodio, 60% cloro e 100% delizioso.
La domanda costantemente dibattuta è la seguente: di quanto sale abbiamo effettivamente bisogno per resare sani? Il corpo ha bisogno dei nutrienti del sale per sopravvivere – in particolare il sodio.
Il sodio è l’elettrolita extracellulare più importante“, ha dichiarato a Live Science il dott. Paul Whelton, professore di salute pubblica globale all’Università di Tulane. “Ha un ruolo in molte diverse funzioni del corpo“.

Gli elettroliti sono sostanze che si dissolvono in acqua per creare ioni positivi e negativi che conducono elettricità. Un corretto equilibrio di queste cariche all’interno e all’esterno delle cellule è cruciale per la regolazione di molte funzioni corporee, tra cui l’idratazione, la pressione sanguigna e il corretto funzionamento dei nervi e dei muscoli.
Eppure, per quanto importante sia il sodio, la maggior parte delle persone ne consuma troppo. Secondo le linee guida dietetiche ufficiali del governo federale americano, l’adulto medio dovrebbe ingerire un massimo di 2.300 milligrammi di sodio ogni giorno – ben lontano dai circa 3.400 mg che la persona media effettivamente consuma. Diete ricche di sodio come queste sono state ampiamente associate all’ipertensione (pressione alta), che può aumentare il rischio di subire infarto o ictus.
Quindi, di quanto sale abbiamo effettivamente bisogno per sopravvivere?
Il minimo in un paese come gli Stati Uniti è probabilmente di circa 1500 mg al giorno“, ha detto Whelton. Secondo la Food and Drug Administration (FDA), si tratta della quantità che gli adulti con pressione alta dovrebbero mirare a consumare ogni giorno. È anche l’importo giornaliero raccomandato dal Center for Disease Control and Prevention (CDC) per i bambini al di sotto dei tre anni.
Altre organizzazioni suggeriscono che gli adulti completamente sviluppati riescono a cavarsela con molto meno. Secondo l’American Heart Association (AHA), il fabbisogno fisiologico minimo di sodio è inferiore a 500 mg al giorno – o inferiore alla quantità in un quarto di un cucchiaino di sale da cucina.
Per la maggior parte degli americani, mangiare questa piccola quantità di sodio è quasi impossibile. Dei circa 3.400 mg di sodio che l’americano medio consuma ogni giorno, circa il 71 percento (o circa 2.400 mg) proviene dal sale aggiunto negli alimenti trasformati e preparati, secondo le stime del CDC. Evitare un pizzico di sale da cucina nella cena difficilmente scalfirà una dieta a base di sodio che è in gran parte determinata dai produttori alimentari industriali, ha detto Whelton.
Alcuni gruppi di persone, tuttavia, affrontano un rischio maggiore di finire al di sotto del loro fabbisogno di sodio minimo e di sviluppare una condizione chiamata iponatremia, che si verifica quando il sodio viene diluito troppo nel corpo, facendo gonfiare le cellule di acqua. Le cellule infiammate possono causare una miriade di problemi di salute tra cui mal di testa, nausea e stanchezza – e possono anche essere pericolose per la vita.
Gli anziani con ridotta funzionalità renale, o chiunque assume farmaci che influenzano i livelli di sodio (come i diuretici che aiutano a eliminare l’acqua in eccesso e il sodio dall’organismo), devono affrontare un aumentato rischio di iponatriemia.
Questo succede anche  agli atleti che bevono quantità eccessive di acqua ma non riescono a integrare il sodio che sudano durante l’allenamento. (Questo è il motivo per cui molte bevande sportive contengono elettroliti aggiunti).
La maggior parte delle persone, tuttavia, non ha bisogno di preoccuparsi di ingerire abbastanza sale. Qualunque sia la quantità di sale che prendi dai tuoi pasti quotidiani è probabilmente più che sufficiente per mantenere le tue cellule bene in salute.
Non bisogna fissarsi troppo sui 1.500 mg“, disse Whelton, “perché la maggior parte di noi è parecchio lontana dal consumare anche quello.

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Perché i peli fossili sono così rari?

Quando la maggior parte delle persone sente la parola fossile, probabilmente pensa a ossa gigantesche o a denti affilati. Ma, date le giuste condizioni, dopo che un animale muore anche i componenti del corpo più delicati come la pelle, i peli e le piume possono essere preservati.

Una nuova ricerca condotta dall’Università del Texas ad Austin ha scoperto che quando si tratta di preservare queste parti del corpo, i peli fossilizzati sono rari – cinque volte più rari delle piume – pur essendo uno strumento importante per comprendere le specie antiche. Questa scoperta ha portato i ricercatori a cercare di determinare se la mancanza di peli nella documentazione fossile ha a che fare con tratti fisici che potrebbero rendere più difficile la fossilizzazione dei peli, o se è un problema che riguarda le tecniche di raccolta degli scienziati che potrebbero portarli a perdere reperti importanti.

Questo schema di dove e quando troviamo piume o peli fossilizzati potrà essere usato per informare dove cercare futuri fossili“, ha detto il primo autore della ricerca, Chad Eliason, ricercatore presso il Field Museum of Natural History che ha condotto la ricerca mentre faceva il postdottorato presso l’UT Jackson School of Geosciences.

Lo studio è stato pubblicato il 6 settembre 2017 negli atti della rivista Royal Society B. I coautori includono Julia Clarke, professore del Dipartimento di Scienze geologiche della Jackson School che ha diretto lo studio, e tre studenti universitari della Jackson School, Leah Hudson, Taylor Watts e Hector Garza.

I fossili dei rivestimenti del corpo contengono dati unici sull’ecologia e sullo stile di vita degli animali estinti, compreso il colore che avrebbero potuto avere. Potrebbero anche influenzare la nostra comprensione di quando i vari tipi di rivestimenti del corpo, come piume e peli, si siano evoluti. In questo studio, i ricercatori hanno utilizzato i dati sul tipo di fossile e l’età per determinare che i peli probabilmente si sono evoluti molto prima di quanto indicano gli attuali campioni fossili.

Gli strati fossili che conservano tessuti molli come peli e piume sono chiamati lagerstatte (“depositi fossili” in tedesco) e sono rari da soli. I ricercatori erano interessati a comprendere la frequenza con cui vengono trovati diversi tipi di rivestimenti per il corpo conservati in questi siti eccezionali, tra cui la Formazione Yixian in Cina e la Formazione Green River negli Stati Uniti occidentali.

Eliason e i suoi collaboratori hanno assemblato il più grande database conosciuto di coperture del corpo fossilizzate, o tegumenti, dai vertebrati terrestri, un gruppo noto come tetrapodi, raccolto dalle lagerstatte. Hanno scoperto che, a differenza delle piume, i peli sono reperti estremamente rari.

I peli dei mammiferi sono in circolazione da più di 160 milioni di anni eppure abbiamo ben pochi dati in merito“, ha detto Eliason.

La rarità potrebbe essere spiegata da piume e peli contenenti diversi tipi di cheratina, che potrebbe influire sulla probabilità di fossilizzazione. Tuttavia, lo studio rileva che la mancanza di campioni di peli potrebbe non avere nulla a che fare con la fossilizzazione e potrebbe essere spiegata dal comportamento di raccolta dei paleontologi, dato che una singola piuma di solito è molto più facile da identificare rispetto a un singolo pelo.

Il database ha anche permesso ai ricercatori di usare un tipo di metodo statistico chiamato gap analysis, che crea schemi della probabilità di trovare un fossile in un dato momento. Il team ha scoperto che le piume sembrano essersi evolute in un periodo molto vicino ai primi esempi scoperti nei reperti fossili, circa 165 milioni di anni fa. Tuttavia, i peli e i filamenti simili a peli trovati sugli pterosauri probabilmente si sono evoluti molto prima di quanto attualmente si sappia dalla documentazione fossile.

La caccia è iniziata” dice Clarke. “Questi dati suggeriscono che potremmo aspettarci di trovare reperti risalenti a 100 milioni di anni prima rispetto ad oggi potenzialmente“.

Il team ha anche applicato un approccio statistico chiamato analisi di serie temporali per studiare se i fattori climatici potrebbero spiegare le lacune nella documentazione fossile. Hanno scoperto che la conservazione dei tessuti molli era più comune quando i livelli dei mari antichi erano alti.

C’è ancora molto che non sappiamo sulla chimica di questi depositi e sul perché sono così disomogenei nel tempo“, ha detto Clarke. “Ma possiamo dire che la loro distribuzione diseguale in tutto il mondo – la maggior parte dei [siti] sono in Nord America o in Eurasia – è dovuto a dove i paleontologi hanno guardato finora. Abbiamo ancora molto lavoro da fare“.

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Perché gli insetti possono svilupparsi da cellule uovo non fertilizzate?

Uno scienziato della Facoltà di Biologia della Lomonosov Moscow State University, insieme al suo collega russo, ha spiegato il frequente verificarsi dello sviluppo per partenogenesi di insetti da cellule uovo non fecondate. Studiare questo fenomeno potrebbe contribuire a controllare le specie che causano danni all’agricoltura. I risultati sono stati pubblicati nel Journal of Zoological Systematics and Evolutionary Research.
Gli insetti alati del super ordine Holometabola passano quattro fasi di sviluppo: uovo, larva, pupa e insetto adulto. Alcuni membri sperimentano il fenomeno della partenogenesi. Il ricercatore del MSU ha descritto le modalità di sviluppo per partenogenesi trovate in vari gruppi di questi insetti.
La partenogenesi avviene con tre modalità: arrenotochia, telitochia e deuterotochia.
L’arrenotochia si ha quando solo maschi nascono da cellule uovo non fertili. Viene osservata in vespe, api e bombi (insetti sociali). Di solito, i maschi di queste specie si sviluppano da uova non fertilizzate e contengono un set di cromosomi singolo (haploidi), mentre le femmine appaiono diploidi (con doppio cromosoma) e nascono da uova fecondate.
D’altra parte, per esempio, nella teliotochia nascono solo femmine da uova non fertilizzate, mentre i maschi sono assenti. Questa modalità di partenogenesi è caratteristica di alcuni vermi e larve di tarme, che non sono insetti sociali.
Nella deuterotochia, sia organismi maschili che femminili si sviluppano da cellule uovo sterili. La deuterotochia si ha, ad esempio, in molte vespe della famiglia Cynipidae.
È stato dimostrato che la partenogenesi è favorevole per l’emergere e l’ulteriore sopravvivenza di gruppi quando la densità della popolazione è bassa, nonché quando emerge la necessità di riprodurre rapidamente un particolare genotipo in condizioni favorevoli. D’altra parte, a volte anche le popolazioni di insetti che si riproducono sessualmente in grandi numeri possono ricorrere allo sviluppo di linee partenogenetiche“, dice il biologo Vladimir Gokhman, ricercatore principale del MSU Botanical Garden.
La causa principale della partenogenesi è evidente: gli insetti hanno un problema nella ricerca di un partner sessuale quando la densità della popolazione è bassa, spesso nel caso di habitat estremi. D’altra parte, la partenogenesi nelle popolazioni ad alta densità può essere spiegata con la teoria secondo cui quando la densità della popolazione è elevata, vengono tolti molti divieti evolutivi che ostacolano lo sviluppo partenogenetico, specialmente negli insetti fitofagi che si nutrono principalmente sugli alberi.
Molti organismi nocivi all’agricoltura e alla silvicoltura, così come i loro nemici naturali tra gli insetti, sono partenogenetici e pertanto è necessario studiare i vari tipi di partenogenesi per controllare con successo queste specie di parassiti. Oggi la letteratura scientifica mondiale sta vivendo un rapido aumento di studi dedicati agli aspetti ecologici, genetici e in altri aspetti della partenogenesi negli insetti. Queste informazioni devono essere riepilogate e interpretate in modo adeguato e tempestivo, ma le ricerche su questo argomento, di norma, invecchiano rapidamente“, dice Gokhman.
Gli insetti fitofagi che si riproducono per tellitochia ad esempio sono dannosi per l’agricoltura e le foreste, perché poche femmine possono rapidamente dare origine ad una popolazione di parassiti completamente funzionale in assenza di maschi.

E se tutti gli insetti della Terra sparissero?

Aiutoooo… un insetto!” È la reazione che molte persone hanno quando sentono le sei zampette di un insetto che strisciano su di loro. Questa repulsione è deplorevole, perché non solo la grande maggioranza degli insetti è completamente innocua, ma per noi umani, e per la maggior parte delle altre forme di vita complessa, il pianeta diventerebbe un inferno terribile senza di loro.

Se tutti gli insetti dovessero scomparire, il mondo sarebbe spacciato, non ci sono altenative“, ha dichiarato Goggy Davidowitz, professore nel dipartimento di entomologia, ecologia e biologia evoluzionistica presso l’Università dell’Arizona.

È vero, se tutti gli insetti scomparissero questo significherebbe niente fastidiose zanzare o pulci su Fido. E più significativo, scomparirebbe il flagello delle malattie diffuse dagli insetti, come la malaria e la febbre dengue, che infettano milioni di persone e ne uccidono centinaia di migliaia all’anno.

Gli agricoltori non avrebbero più bisogno di utilizzare insetticidi. Più di 500 milioni di libbre (più di 220.000 tonnellate) di sostanze chimiche vengono infatti utilizzate annualmente solo negli Stati Uniti per proteggere le colture dagli insetti (dati del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti).

Tuttavia, questi vantaggi per l’umanità sarebbero praticamente inutili, visto che la maggior parte di noi morirebbe di fame.

Le conseguenze negative sarebbero più gravi degli aspetti positivi“, ha detto Davidowitz a Live Science.

Per cominciare, circa l’80 per cento di tutta la vita vegetale del mondo è costituita da Angiosperme, o piante da fiore. Per riprodursi  il polline di queste piante deve essere fisicamente trasferito da un’antera maschile allo stimma femminile all’interno di un nuovo fiore.

In rari casi, il vento, l’acqua o animali come uccelli e pipistrelli fanno da tramite. Ma la stragrande maggioranza del lavoro di impollinazione è fatta dagli insetti, tra cui le api, i coleotteri, le mosche e le farfalle. “Senza impollinatori“, ha detto Davidowitz, “la maggior parte delle piante del pianeta scomparirebbe“.

Il mondo non sarebbe solo un posto meno verde in questo scenario da apocalisse. Tra il 50 e il 90% della dieta umana, sia in volume che in calorie a seconda del paese, viene direttamente da piante da fiore.

Le Angiosperme includono cereali come riso e grano, nonché frutta e verdura. Inoltre, le piante da fiore ci forniscono cibo indirettamente in quanto diventano foraggio per gli animali che mangiamo, dalle mucche ai polli e addirittura alla maggior parte dei pesci d’acqua dolce.

La maggior parte del nostro cibo è insetto-dipendente“, ha detto Davidowitz. “Se gli insetti scomparissero, anche molti mammiferi e uccelli sparirebbero, perché se non ci fossero gli insetti impollinatori, anche quegli animali che non mangiano direttamente gli insetti non avrebbero comunque frutta e foglie da mangiare. E’ un effetto domino“.

Alzando ancora di più la posta, in stile fine del mondo, l’eradicazione degli insetti comporterebbe: in modo macabro, un mondo ricoperto di alberi morti e carcasse animali – e umane – che, oltre tutto, rimarrebbero a decomporsi più a lungo, perchè scomparirebbero molto più lentamente di quanto avrebbero fatto in un mondo pieno di insetti.
Questo perché gli insetti, insieme ai batteri e ai funghi, sono tra i decompositori principali del materiale organico, dalle foglie ai cadaveri. Senza insetti, il mondo si riempirebbe letteralmente di cose morte.

Aggiungendo un tocco poetico a tutto ciò, il miele e la seta, due delle sostanze più preziose della storia umana, celebrate in antichi versi e frutto di secoli di scambi, non esisterebbero più, in quanto entrambi prodotti da insetti.

Purtroppo la prospettiva di un mondo senza insetti non è del tutto impensabile. Per fare un esempio, l’esposizione ai pesticidi, alle malattie e la perdita dell’habitat hanno decimato le api mellifere selvatiche e domestiche negli ultimi anni.

Inoltre, il cambiamento climatico globale sta’ danneggiando la delicata sincronicità dei ritmi di vita degli insetti e delle fioriture dei fiori in primavera. Perdendo il sincronismo anche di settimane, i fiori che sbocciano troppo presto o troppo tardi restano sterili, in quanto non impollinati, mentre i loro impollinatori restano senza cibo. Per esempio, una ricerca pubblicata nel 2014 sulla rivista Current Biology ha rivelato che l’orchidea Caladenia e il suo impollinatore, l’Andreana Fulva, sono ormai fuori sincrono a causa dei cambiamenti climatici, e questo comporta che l’ape emerge troppo presto rispetto al ciclo di fioritura del fiore.

Nel complesso, i tempi sono duri per molti insetti là fuori, dandoci un assaggio di come la vita diventerebbe in loro assenza. “Questo non è un processo di pensiero astratto“, ha detto Davidowitz. “Sta succedendo adesso“.

Perché le foglie cambiano colore in autunno?

Per anni gli scienziati hanno studiato come le foglie si preparano per l’esplosione annuale dei colori dell’autunno. Le molecole che stanno dietro il giallo brillante e l’arancio sono ben conosciute, ma i rossi brillanti restano un po’ un mistero.
In risposta alle temperature fredde e alla diminuzione delle ore diurne, le foglie smettono di produrre la clorofilla colorata di verde, che consente loro di catturare la luce del sole e di produrre energia. Poiché la clorofilla è sensibile al freddo, determinate condizioni meteorologiche, come le prime gelate, ne spegneranno la produzione più rapidamente.
Nel frattempo, i pigmenti arancioni e gialli chiamati carotenoidi, che danno il loro colore alle carote, ai meloni e a frutta e verdura di colore giallo arancio, brillano attraverso le foglie liberate dal verde.
Il colore giallo è stato lì tutto l’estate, ma non lo abbiamo visto finché non è svanito il verde“, dice Paul Schaberg, fisiologo dello U.S. Forest Service . “In alberi quali il pioppo e i faggi questo è il colore dominante dell’autunno“.
Gli scienziati però sanno meno sull’origine delle tonalità rosse brillandi che colorano l’acero rosso e le foreste in autunno.
Un dannato mistero
Il colore rosso deriva dagli antociani, che a differenza dei carotenoidi, vengono prodotti solo in autunno. Danno il colore anche a fragole, mele rosse e prugne.
Sugli alberi, questi pigmenti rossi agiscono come protezione solare, bloccando le radiazioni nocive e riparando la foglia dalla luce eccessiva. Servono anche come antigelo, proteggendo le cellule dal congelamento. E sono anche utili come antiossidanti.
Gli alberi li producono in risposta alle sollecitazioni dell’ambiente come il congelamento dovuto al freddo, le radiazioni UV, la siccità e l’attacco dei funghi.
Ma le foglie rosse sono anche segnali di sofferenza. Se si vedono le foglie di un albero che diventano rosse in anticipo, a fine agosto ad esempio, è probabile che l’albero soffra di un infezione fungina.
Gestione dello stress
Ma perché un albero dovrebbe usare le sue energie per la creazione di nuove anthocyanine rosse proprio quando la foglia sta per cadere?
Si è ipotizzato che forse è qualcosa che aiuta la pianta ad affrontare lo stress“, ha detto Schaberg a LiveScience. “Se produrre antociani permette alle foglie di restare più a lungo sull’albero, questo potrebbe aiutare l’albero ad assorbire altri nutrienti prima che esse cadano. L’albero potrà poi utilizzare quelle risorse per la prossima stagione di crescita“.
Correlando le foglie rosse con le sollecitazioni ambientali, la caduta delle foglie potrebbe diventare più di un bello spettacolo.
Gli scienziati sperano che lo studio degli antociani potrà dare loro degli indizi sul grado di stress di alcuni alberi, e questo potrebbero fornire un quadro migliore dei problemi ambientali in anticipo.
Il colore delle foglie potrebbe un giorno dirci come si sentono gli alberi.

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Perchè si dice inseguire una chimera?

La chimera è un mostro mitologico orientale poi assorbito tra i miti greci ed era considerata parte della progenie di Tifone ed Echidna.
Viene descritto come la composizione di più parti di diversi animali: parte del corpo e testa di leone, testa di capra sulla schiena, drago nella parte posteriore, con la coda di serpente e in grado di vomitare fuoco.
Venne uccisa da Belerofonte con l’aiuto del cavallo alato Pegaso.
Molte sono le antiche raffigurazioni della chimera: famoso il bronzo etrusco di Arezzo, oggi custodito nel museo archeologico di Firenze.
Proprio per questo suo carattere fantastico e irreale, la chimera è diventata simbolo di qualcosa di vano e inverosimile, un’illusione che si insegue senza alcuna possibilità di successo.