Il conflitto tra maschi e femmine potrebbe sostituire l’evoluzione di nuove specie

Nuove ricerche mostrano che maschi e femmine della stessa specie possono evolversi per essere così diversi da impedire ad altre specie di evolversi o colonizzare un habitat, sfidando le teorie di vecchia data sul modo in cui la selezione naturale guida l’evoluzione della biodiversità.

Secondo la teoria della selezione naturale di Darwin, introdotta per la prima volta nel suo libro “Sull’origine delle specie” (1859), nuovi ambienti come montagne e isole con cibo e habitat in abbondanza offrono alle specie l’opportunità ecologica di colonizzare un’area utilizzando tali risorse.


Una nuova ricerca che viene dal Regno Unito ha dimostrato che esattamente lo stesso meccanismo di evoluzione che crea nuove specie opera anche all’interno della stessa specie quando maschi e femmine competono per le risorse ecologiche disponibili in diversi habitat, come aree cespugliose o zone pietrose con cibo abbondante. Il conflitto tra i sessi può portare al fenomeno di uno dei sessi che diventa più grande, più colorato o si adatta a mangiare cibo diverso, proprio come un processo tradizionale di evoluzione per selezione naturale può condurre un progenitore a dividersi in due specie diverse.

Questo processo di evoluzione tra i sessi espande la biodiversità dell’area – uno sviluppo che i biologi evoluzionisti pensavano in precedenza si verificasse solo quando aumentava il numero di specie diverse che utilizzavano risorse o “nicchie” differenti. Questa nuova ricerca sfida quell’ipotesi, dimostrando che diverse specie e diversi sessi della stessa specie possono occupare queste nicchie.

Questa nuova ricerca, che ha esplorato l’evoluzione delle lucertole nelle Ande cilene e nella Patagonia argentina, mostra che i sessi diversi della stessa specie possono occupare anche nicchie diverse, il che significa che le nuove specie sono attivamente impedite nell’evoluzione. Questo perché non c’è un nuovo ambiente da occupare – una condizione necessaria perché nuove specie si evolvano secondo la teoria di Darwin della selezione naturale.

Condotto da accademici delle Università di Lincoln, Exeter e Sheffield, lo studio ha dimostrato che la biodiversità può ora essere vista come la creazione di nuove specie diverse tra di loro o, come la creazione di sessi differenziati che diventano abbastanza distinti l’uno dall’altro da essere equivalenti a specie diverse considerato il modo in cui “saturano” le nicchie ecologiche.

Il dott. Daniel Pincheira-Donoso, professore incaricato di biologia evoluzionistica presso la Scuola di scienze della vita dell’Università di Lincoln e ricercatore capo dello studio, ha dichiarato: “La nostra ricerca ha raccolto prove di questo fenomeno intrigante che è quello secondo cui l’evoluzione dei sessi all’interno di una specie potrebbe sostituire l’evoluzione di nuove specie, e questo aggiunge un nuovo livello alla nostra comprensione dell’evoluzione della biodiversità.

È importante sottolineare che la diversità della vita sul nostro pianeta si applica non solo all’evoluzione di specie diverse, ma anche all’evoluzione indipendente di maschi e femmine all’interno della stessa specie, che potenzialmente ha implicazioni molto importanti“.

Nascite verginali: uno squalo zebra ha avuto dei piccoli senza accoppiamento.

Certo, usualmente aveva un compagno al Reef HQ Aquarium di Townsville, Australia. La coppia aveva anche avuto diverse cucciolate prima di venire separati nel 2012.
Ma Leonie ha vissuto senza maschi negli ultimi anni, così i suoi custodi sono rimasti sorpresi quando dalle sue uova sono nati tre piccoli di squalo nel mese di aprile 2016. Leonie potrebbe essere il primo squalo mai osservato ad aver effettuato il passaggio dalla riproduzione sessuata alla riproduzione asessuata.
Abbiamo pensato che potesse aver custodito dello sperma, ma quando abbiamo analizzato i piccoli e gli eventuali genitori utilizzando l’analisi del DNA, abbiamo scoperto che avevano solo il patrimonio genetico di Leonie“, ha detto la biologa Christine Dudgeon della University of Queensland, che ha descritto il caso sulla rivista scientifica Scientific Reports Monday (16 gennaio).
La partenogenesi avviene quando gli embrioni si sviluppano e maturano senza fecondazione da parte dallo sperma di un maschio. Piuttosto, una cellula progenitrice, uovo, che di solito viene assorbita dal corpo della femmina si comporta come uno spermatozoo surrogato e va a “fertilizzare” un uovo. Questa strategia di riproduzione è più comune nelle piante e negli organismi invertebrati. Tuttavia, gli scienziati stanno documentando un numero crescente di specie di vertebrati che possono avere nascite verginali anche quando la loro specie si riproduce normalmente per via sessuale. Ad esempio, i draghi di Komodo, le più grandi lucertole del mondo, si riproducono anche per partenogenesi. Così come le vipere, gli squali pinna nera, polli e tacchini.
Nella maggior parte di questi casi di partenogenesi appena citati, le femmine erano rimaste in cattività e non avevano mai avuto alcuna esposizione a dei compagni maschi durante il loro primo periodo riproduttivo, hanno scritto Dudgeon e i suoi colleghi. Questo rende Leonie uno dei rari individui noti per avere avuto dei piccoli tramite riproduzione sessuale per poi passare alla riproduzione asessuale. (Gli scienziati hanno segnalato casi simili in un boa constrictor e un pipistrello).
Leonie si è adattata alla sua situazione, e crediamo che abbia optato per questa soluzione perché aveva perso il suo compagno,” ha detto Dudgeon in una dichiarazione. “Quello che vogliamo sapere è questo, ‘Questo potrebbe verificarsi in natura?’ e, in caso affermativo, ‘Quanto spesso succede?’ Un motivo per cui non abbiamo visto prima questo fenomeno potrebbe essere perché non siamo mai andati alla ricerca di esso. Potrebbe accadere in natura, ma non è mai stato registrato in questa specie prima“.
Se la partenogenesi è un adattamento evolutivo che si manifesta in caso di mancanza di compagni adatti, potrebbe avere implicazioni per la sopravvivenza degli squali zebra. La specie, che si trova negli oceani Pacifico e Indiano occidentale, è elencata come specie in pericolo dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) nella Lista Rossa delle specie minacciate.
Dudgeon prevede di monitorare i cuccioli di Leonie per scoprire se questi squali nati in maniera asessuata possono avere cuccioli a loro volta con un partner maschile.
Si perde la diversità genetica con la generazione mediante riproduzione asessuata, quindi vedremo se questa prole può poi accoppiarsi sessualmente“, ha detto Dudgeon.

Se gli alieni esistessero, avrebbero il sesso?

Gli esseri umani amano riflettere sul fatto che ci sia vita aliena là fuori, e a cosa potrebbe essere simile. Quindi, ecco una domanda scottante: gli extraterrestri potrebbero fare sesso?
La questione non è del tutto pruriginosa. L’evoluzione del sesso è un argomento delicato. La riproduzione sessuale è costosa. E’ necessario trovare un compagno, convincerlo a mescolare il suo DNA con il tuo, e inoltre tu dovresti essere aperto al rischio di una malattia a trasmissione sessuale o della predazione mentre siete occupati nel corteggiamento.
Tutto ciò considerato, il tutto potrebbe risolversi anche nel generare progenie non vitale. Dopo tutto, la miscelazione e la congruenza di un genoma è un terno al lotto, ha detto Sally Otto, direttrice del Biodiversity Research Centre at the University in British Columbia.
I potenziali genitori “sanno come opera il loro genoma nel contesto attuale“, ha detto la Otto a Live Science. “Sanno che sono sopravvissuti fino a riprodursi. E qui sta l’azzardo, mischiare il proprio genoma insieme a quello di un altro individuo. … Non hai idea se questa combinazione sopravvivrà e sarà sana.
E tuttavia, la riproduzione sessuale è molto comune sulla Terra. E date le condizioni in cui il sesso si è evoluto, è molto probabile che gli alieni potrebbero fare altrettanto.

Scambio di geni
Non tutta la vita sulla Terra richiede il sesso per la riproduzione. Organismi piccoli come amebe, lieviti e l’Hydra di pochi millimetri riescono a creare una prole da soli, come fanno molti invertebrati. Ma lo fanno anche alcuni animali sorprendentemente complessi: nascite verginali sono state riportate nei draghi di Komodo, nelle vipere e negli squali.
Ci sono specie, come il piccolo crostaceo Daphnia middendorffiana, in grado di riprodursi solo in modo asessuato. Ci sono alcuni lignaggi molto vecchi che sono interamente asessuati, ha detto la Otto. 
Le amebe, per esempio, risalgono ad almeno un miliardo di anni fa, molto prima che la vita pluricellulare si evolvesse. Per lungo tempo, gli scienziati pensavano che le amebe fossero puramente asessuate. Nel 2011, tuttavia, i ricercatori della University of Massachusetts hanno annunciato di aver scoperto il sesso nell’ameba.
In realtà, lo scambio di geni è la norma per la vita sulla Terra. I batteri, per esempio, sono procarioti, nel senso che non hanno nuclei con membrana chiusa. (gli Eucarioti, incluse sia le amebe e che gli animali, hanno cellule con nuclei ed altri organelli chiusi nelle membrane.) I batteri non hanno sesso, ha detto la dott.ssa Otto, ma ne fanno le veci assumendo nuovo DNA inghiottendo altri batteri o come risultato di infezioni da virus o assorbendo molecole circolari di DNA chiamate plasmidi. I guadagni genetici involontari possono beneficare i batteri aumentando la loro diversità genetica, in tal modo aumentando le probabilità che una nuova sequenza genetica conferisca una sorta di vantaggio per la sopravvivenza.
Evoluzione sessuale
E’ possibile, ha detto Otto, che la riproduzione sessuale deliberata sia sorta con l’evoluzione delle cellule eucariotiche, perché tutte quelle membrane interne hanno impedito l’assimilazione accidentale e frequente di DNA estraneo.
Quindi, una questione che potrebbe determinare se gli alieni fanno sesso o meno, ha detto la Otto, riguarda la morfologia delle loro cellule.
Hanno evolvono nuclei o altri modi di proteggere il loro DNA all’interno di una serie di membrane?” ci dice. Se la vita extraterrestre è dotata di nuclei, potrebbe trarre beneficio dal sesso.
Un’altra cosa di cui il pianeta Xenon potrebbe aver bisogno per richiedere l’evoluzione del sesso è il cambiamento.
Il sesso è molto vantaggioso per gli organismi perché l’ambiente è raramente statico, ci ha spiegato la Otto. La progenie potrebbe avere a che fare con sfide che sono leggermente diverse da quelle della generazione dei loro genitori. Finché il cambiamento è una costante, la variazione genetica è utile.
Se un pianeta alieno ha, per qualche ragione, tempo costante, temperatura e altri fattori ambientali stabili, “il sesso avrebbe principalmente costi, ma non benefici“, ha detto la Otto.

Il meglio di entrambi i mondi
Supponendo che i pianeti alieni non siano del tutto statici, gli extraterrestri potrebbero cercare di ottenere il meglio dei due mondi. Alcuni afidi (piccoli insetti che succhiano il succo delle piante) si clonano in modo asessuato quando il cibo è abbondante. In realtà, ha detto la dott.ssa Otto, questi cloni di afidi potrebbero avere non solo i loro piccoli al proprio interno, ma anche i piccoli dei loro piccoli, “come una serie di Matroske nidificate“.
Questo accelera davvero la riproduzione quando le risorse sono abbondanti“, ha detto. Al termine della stagione di crescita, però, gli afidi passano alla riproduzione sessuale. Questo interruttore al sesso durante i periodi di stress è un modello comune. Alcune specie di pulce d’acqua in primavera si riproducono tramite il sesso quando l’approvvigionamento alimentare cade o quando l’ambiente diventa ostile, secondo uno studio del 1981 sulla rivista The American Naturalist. Il Lievito semplicemente si riproduce per gemmazione generando nuova progenie la maggior parte del tempo, ma il lievito Candida tropicalis può anche riprodursi sessualmente, i ricercatori lo hanno riferito sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences nel 2011.
Uno stress che potrebbe indurre l’evoluzione del sesso su un pianeta alieno potrebbero essere i parassiti alieni. I ricercatori hanno riportato in un numero del 2011 della rivista Science la scoperta che, quando possono scegliere, gli organismi scelgono il sesso più che l’asessualità quando sono minacciati dai parassiti, probabilmente perché la riproduzione sessuale dà loro le armi genetiche più utili da adoperare nella corsa agli armamenti evolutiva contro i loro nemici parassiti.
In questo studio, i ricercatori hanno geneticamente modificato dei nematodi chiamati Caenorhabditis elegans in modo che alcuni potrebbero riprodursi solo sessualmente e alcuni solo in modo asessuato. Un terzo gruppo è stato lasciato libero di passare dalla riproduzione asessuale a quella sessuale a volontà.
Poi, i ricercatori hanno esposto i vermi ai batteri parassiti. Essi hanno scoperto che i C. elegans asessuali esposti ai batteri in evoluzione si sono estinti in meno di 20 generazioni. I C. elegans sessuati ha fatto meglio, come hanno fatto i vermi che potevano passare da un metodo all’altro.
Altri studi hanno mostrato risultati simili in lieviti e altri organismi che possono passare dalla riproduzione asessuata a quella sessuata in condizioni difficili.

E’ roba che scotta?
Nelle amebe sessuate, le pareti cellulari rilasciano pacchetti di materiale genetico e poi lo condividono con un’altra ameba o con pacchetti provenienti da altre amebe. Le cellule di lievito che si riproducono sessualmente trovano un partner, crescono delle proiezioni, e le fondono con il compagno. Il verme ermafrodita C. elegans dimena il suo corpo contro un altro verme finché non trova la vulva e quindi inserisce strutture aghiformi chiamate spicole nell’apertura per consegnare lo sperma.
Anche per animali più familiari, il sesso può diventare decisamente strano. Il marsupiale Antechinus, che vive in Australia e Nuova Guinea, vive un delirio per circa due settimane. I maschi spesso fanno agguati alle femmine e copulano con loro per un massimo di 14 ore. Lo sforzo causato dalle loro molteplici maratone di sesso ha un tale pedaggio sui maschi che iniziano a sanguinare internamente e a perdere tutte le funzioni immunitarie. Raramente sopravvivono alla stagione riproduttiva. I maschi di Hyena devono montare le femmine con cura perché la clitoride femminile è così grande che assomiglia a un pene. E alcuni pipistrelli maschi devono anche stimolare i genitali delle femmine con le loro lingue.
In altre parole, gli alieni potrebbero avere rapporti sessuali, o potrebbero non averli. Ma una cosa è certa: sarebbe davvero difficile inventare qualcosa di diverso da quello che già esiste.

Ricercatore scopre una caratteristica anatomica unica in uno studio sui cirripedi

Quando si tratta di rapporti a lunga distanza, sembra che il cirripede abbia capito tutto. Questo perché se vuole una compagna che è lontana, il maschio può semplicemente rendere il suo pene più lungo per soddisfare l’esigenza.
Proprio così – a differenza degli umani, i cirripedi hanno la capacità di cambiare fisicamente le dimensioni e la lunghezza del loro pene.
Potreste chiedervi “come si fa a studiare una cosa del genere?”
Secondo il professore associato del NSU J. Matthew Hoch, Ph.D., i cirripedi hanno lungamente affascinato gli scienziati e il loro studio li ha aiutati nello sviluppo delle teorie scientifiche di evoluzione e selezione naturale per la sistematica e la tassonomia. Ciò che si impara dai cirripedi continua a contribuire ad una nuova comprensione di “biologia riproduttiva, storia della vita, plasticità fenotipica e teoria di assegnazione del sesso.
La ricerca sull’accoppiamento dei cirripedi risale a Charles Darwin – erano un grande interesse per lui prima della pubblicazione de ‘L’origine delle specie’“, ha detto il dottor Hoch, un ricercatore del NSU’s Halmos College of Natural Sciences and Oceanography.
Infatti, nel 1857, dopo aver sentito di un conoscente che aveva effettivamente osservato l’accoppiamento dei cirripedi, Darwin ha scritto:

Sono ansioso di sapere se questo ricevente era un partner disponibile o un adultero. O se si trattava di un caso di stupro. Se il ricevente era nel pieno vigore [sic], penso che sarebbe[sic] stato impossibile inserire nulla senza il suo consenso.
Cordiali saluti, C. Darwin

Il Dr. Hoch e i co-autori Daniel Schneck, che all’epoca dello studio era studente universitario al NSU (ha poi conseguito la laurea in biologia marina) e Christopher Neufeld, Ph.D. che era alla Quest University Canada, hanno recentemente pubblicato il loro lavoro di ricerca sulla rivista Integrative and Comparative Biology.
Il trio ha studiato qualcosa che è unico per i cirripedi: a seconda delle circostanze ambientali, possono cambiare la forma dell’organo sessuale maschile. Si scopre che i cirripedi, quegli animali marini che molti trovano fastidiosi in quanto tendono a crescere sulle carene delle imbarcazioni, sulle palificazioni dei dock e altri oggetti sommersi, possono realmente modificare il loro pene.
Il Dr. Hoch ha detto che in confronto alle loro dimensioni, i cirripedo hanno il pene più grande di tutti gli animali. E se non fosse già abbastanza per vantarsi, questa ricerca dimostra che questi animali possono modificarne anche la forma, le dimensioni, la lunghezza e la circonferenza, e tutto questo per soddisfare al meglio le esigenze dell’ambiente in cui si trovano.
Per molte specie [di cirripede], la condizione del pene cambia stagionalmente,” hanno detto nel loro articolo il Dr Hoch ed i suoi colleghi. “Nelle circostanze più estreme, degenera e si perde durante la prima muta post-accoppiamento e si rigenera per la successiva stagione degli amori.
Così la prossima volta che dovrete pulire lo scafo della vostra barca o i pali del vostro bacino dai cirripedi, potreste sentire la necessità di mostrare un po’ più di rispetto per queste creature. Dopo tutto, sembra che possano fare qualcosa che gli esseri umani avrebbero voluto fare quasi dalla notte dei tempi.

Il sesso è vecchio di 385 milioni di anni e somigliava a un ballo della mattonella.

Il primo sesso sulla Terra sembrava alla danza della mattonella, se i pesci sapessero ballare, naturalmente.
Questa è la conclusione di un nuovo studio svolto su fossili di 385 milioni di anni fa che rivelano che il più antico pesce dentato sulla Terra è stato anche il primo a riprodursi attraverso la copulazione. I primi pesci avrebbero poi ripristinato la deposizione delle uova – rilasciando uova e sperma in acqua – ma alcuni hanno dato nuovamente origine alla capacità di avere rapporti sessuali accoppiandosi.
Il più antico atto sessuale è avvenuto quando due piccoli pesci chiamati Microbrachius hannno agganciato i propri arti snodabili lateralmente e congiunto l’ossuta appendice prensile del maschio con l’ossuta placca genitale della femmina  per trasferire lo sperma dal maschio alla femmina. [Vedi immagini di questi antichi pesci]
“Con i fossili, spesso riusciamo appena ad  ottenere un assaggio di ciò che gli antichi animali sembravano, ma raramente otteniamo un’idea del loro comportamento“, ha detto il ricercatore John Long, paleontologo alla Flinders University in Australia. “Il primo atto di copulazione era un po bizzarro, ma comunque un bel atto.
L’origine del sesso
Anche se non sono molto sexy, i pesci sono gli inventori del sesso. Long e i suoi colleghi avevano precedentemente trovato prove di copula interna in Placodermi, un gruppo di pesci corazzati preistorici. Nel 2008, i ricercatori hanno segnalato la scoperta sorprendente del più antico embrione fossilizzato trovato all’interno di un  pesce Placoderma vecchio di 380 milioni di anni.
Questi organi sessuali maschili e femminili recentemente scoperti in Microbrachius risangono a 385 milioni di anni fa. Ma il sesso potrebbe essere molto più antico, dice il dott. Long. Microbrachius faceva parte di un gruppo di Placodermi chiamati antiarchi; questi erano la più antica linea dei Placodermi, e i primi pesci a sviluppare mascelle. Gli antiarchi si sono evoluti nel Periodo Siluriano antico, circa 430 milioni di anni fa.
Sapevamo che alcuni di questi gruppi di Placodermi più evoluti avevano già inventato la copula, per così dire, e avrebbero potuto dare alla luce piccoli vivi“, ha detto Long. Ora, è chiaro che il sesso risale al più primitivo dei vertebrati dotati di mascelle, ha aggiunto.
Fornicazione marina
In un primo momento, mentre Long stava facendo ricerche in Estonia, sospettava che Microbrachius avrebbe potuto essere uno scherzo. Lì, presso la Tallinn University of Technology, ha scoperto uno strano fossile: una piastra corazzata che appartiene ad un Placoderma degli antiarchi con uno “strano tubo osseo” collegato ad esso.
Sospettava che potesse essere un’appendice prensile genitale, un organo riproduttivo maschile che aiuta i pesci a rimanere attaccati mentre sono affaccendati. Ma un osso non è una prova sufficientemente convincente.
Abbiamo cercato in lungo e in largo“, ha detto Long, trovando alla fine degli esemplari completi di Microbrachius in alcune collezioni museali in Scozia. I fossili, provengono da antichi letti di laghi d’acqua dolce della regione. Ogni pesce era lungo circa 3 pollici (7,6 centimetri). Quasi sicuramente, i maschi sfoggiavano appendici genitali a forma di L. Le femmine avevano placche genitali dove le appendici maschili potevano introdursi.
Per la prima volta, abbiamo potuto identificare un dimorfismo sessuale in questo antico gruppo“, ha detto Long.
Un tempo si pensava che i Placodermi fossero vicoli ciechi evolutivi, dice il dott. Long, ma negli ultimi anni degli studi hanno fornito la prova che erano gli sviluppatori originari della struttura corporea dei vertebrati. Sono stati i primi animali a sviluppare mascelle, denti, arti posteriori abbinati e le orecchie, anche interne, con tre canali semicircolari – una struttura anatomica che somiglia proprio a quello che gli esseri umani hanno nella loro testa oggi. Queste scoperte suggeriscono che i Placodermi erano gli antenati dei moderni pesci ossei.
Solo alcuni pesci ossei si riproducono con la copulazione oggi; sembrano aver perso questa capacità come gruppo, solo per ritrovarla in alcune linee in seguito.
I genitali di Microbrachius erano troppo strani e grandi per l’accoppiamento del missionario, come succede per alcuni squali che copulano oggi. Long e i suoi colleghi sospettano che l’antico pesce facesse uso di un’altra stranezza anatomica: i suoi arti anteriori articolati, che erano più simili a braccia che a pinne. Agganciando queste pinne insieme, il pesci potrebbero aver nuotato uno accanto all’altro in modo da manovrare i genitali nel luogo di destinazione.
Ho detto che svolgevano l’atto di accoppiamento lateralmente, come nella danza della mattonella, con le loro piccole braccia agganciate,” ha detto Long.
I ricercatori hanno riferito i loro risultati sul numero del 19 ottobre 2014 della rivista Nature.

Fonte

Come si sono evoluti gli organi sessuali: è stata una "sveltina" evolutiva

Se capovolgete un topo o un serpente per cercare i loro organi sessuali, probabilmente potrete apprezzare la diversità degli organi genitali esistenti nel mondo animale.
Giù, vicino la coda, i topi maschi hanno peni costellati di piccoli spine, e i topi femmina hanno vagine. Ma i serpenti maschi hanno un paio di peni, chiamati emipeni, situati più vicino al centro del loro corpo. Durante il rapporto sessuale ne inseriscono uno nell’orifizio plurivalente della femmina.
Secondo un nuovo studio c’è una buona ragione per cui gli organi sessuali si trovano in punti diversi sul topo e sul serpente. Durante il primo sviluppo dell’embrione i genitali del serpente nascono dal tessuto vestigiale (tessuto che ha perso la sua funzione originaria durante l’evoluzione e che di conseguenza non ha praticamente più alcuna funzione, come accade nel caso dell’appendice umana, oppure che modifica le sue funzioni originarie, come in questo caso. N.d.t.) che avrebbe dato luogo alla formazione delle zampe posteriori. I serpenti hanno perso le loro zampe da molto tempo, nel corso dell’evoluzione.
Il tubercolo genitale dei mammiferi – la parte che finirà per diventare o un pene o un clitoride – invece, deriva dal tessuto caudale dell’embrione.
I risultati dello studio, che sono stati pubblicati nel numero di questa settimana di Nature, fanno luce su come i genitali esterni si siano originati da tessuti di partenza molto diversi nei rettili e nei mammiferi.
C’è sempre stata l’idea che le membra e gli organi genitali potessero avere avuto un’evoluzione simile,” ha affermato Patrick Tschopp, ricercatore post-dottorato presso la Harvard Medical School, che ha condotto lo studio. “Quando gli animali si sono messi in movimento verso ambienti più secchi, due cose dovevano cambiare.
In primo luogo, i primi animali a strisciare sulla terra centinaia di milioni di anni fa, hanno dovuto evolvere degli  arti dalle pinne in modo da poter andare in giro, ha detto Tschopp a LiveScience.
In secondo luogo, queste creature hanno dovuto trovare un modo per proteggere le loro uova dalla disidratazione. Stavano affrontando un ambiente molto più ostile, e non potevano più semplicemente rilasciare le uova e lo sperma nell’acqua. La soluzione era la fecondazione interna mediante consegna diretta dello sperma dal maschio alla femmina, che ha richiesto dei genitali esterni.
Tschopp e colleghi hanno deciso di tracciare il lignaggio dei genitali esterni in topi, polli, lucertole e serpenti. Lo hanno fatto iniettando un colorante fluorescente per marcare la cloaca embrionale, una struttura transitoria che si sviluppa poi nelle vie urinaria e intestinale.
Nei serpenti e nei rettili, la cloaca si trova vicino agli arti posteriori, così i genitali iniziarono a svilupparsi da lì. Nei topi e negli uccelli, la cloaca si trova vicino al  tessuto caudale, ed è lì che i genitali finiscono per svilupparsi.
I ricercatori hanno poi messo i loro risultati alla prova in un esperimento di laboratorio. Essi hanno spostato artificialmente la cloaca di un embrione di pollo in modo che fosse più vicina alla posizione che essa ha in un serpente o rettile. Di conseguenza, le cellule circostanti hanno iniziato a rispondere come se fossero destinate a diventare cellule genitali.
Si adatta ad un modello generale che si conosceva già, della molto rapida diversificazione dell’evoluzione dei genitali“, ha detto Menno Schilthuizen, biologo presso il Naturalis Biodiversity Center in Olanda, che però non è stato coinvolto nello studio.